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Autumn school 2020: welfare ha bisogno di nuove parole

I progetti di Welfare in Azione raccontano come durante l'emergenza Covid19 abbiano affrontato e ripensato il tema della vulnerabilità.

Autumn school 2020: welfare ha bisogno di nuove parole
Glocal news 05 Gennaio 2021 ore 11:15

Due giorni di condivisione, riflessioni e apprendimenti, svolti in via del tutto sperimentale in remoto. Con momenti in plenaria e altri di confronto più ristretti, su temi che la pandemia ha reso ancora più rilevanti e urgenti. Quali il lavoro coi soggetti vulnerabili, la governance e le reti partecipative, le relazioni digitali, il rapporto con il mondo socio-sanitario, il volontariato e l’attivismo. Questa è stata la autumn school 2020 di Welfare in Azione

Autumn school 2020 di Welfare in Azione

La scuola si è aperta con il webinar di restituzione delle analisi e delle ricerche a cura di Massimo Conte, presidente di Codici e Cecilia Guidetti, ricercatrice di Lombardia Sociale sui cambiamenti che hanno interessato le organizzazioni sostenute dal bando Welfare in azione e sull’eredità lasciata sui territori. E’ proseguita con il seminario tematico “Il lavoro coi soggetti vulnerabili, tra misure emergenziali e approcci generativi”. Durante il quale si è lasciato spazio alle storie di quattro progetti impegnati sul tema della vulnerabilità: Più segni positivi, #Vai, Distanze Ravvicinate, Fare #BeneComune.

I progetti di Welfare in Azione

Più Segni Positivi

E’ un progetto che ha saputo lavorare su vulnerabilità e povertà tirando fuori le risorse positive della comunità. Diventato fonte di ispirazione per altre realtà dentro e fuori il territorio valtellinese. Massimo Bevilacqua, presidente Consorzio Sol.co., ha raccontato come nel corso degli anni il progetto abbia ripensato il tema delle vulnerabilità.

La sfida del progetto, nella fase iniziale, era rispondere ai bisogni di quella “fascia grigia” di popolazione che si colloca tra il ceto medio e la povertà conclamata. Una tipologia di soggetti che difficilmente avanza la richiesta di aiuti, alimentari e non solo. In fase di attuazione, il progetto ha scelto di cambiare camaleonticamente sulla base di quello che aveva imparato. La scelta è stata quella di passare a una versione “diffusa” dell’Emporio, che ha consentito di intercettare molte più famiglie, tramite strumenti come i voucher per i prodotti scolastici e farmaceutici.

Pensato non tanto come un progetto, ma come un programma territoriale di welfare di comunità, ha prestato fin dal principio grande attenzione al tema del linguaggio. Quando è esplosa l’emergenza Covid, ha avuto la possibilità di raccogliere, con rapidità, 100 tablet da donare alle scuole. Grazie all’attivazione dei legami ma anche alla reputazione del brand costruita nel corso degli anni.

Il progetto #Vai

Una sperimentazione di welfare comunitario nell’ambito territoriale del garbagnatese che ha puntato sull’economia sostenibile, la rigenerazione dei legami e sulla prevenzione e il supporto alle vulnerabilità crescenti.

Oliviero Motta, presidente della cooperativa sociale Intrecci, racconta di come l’Emporio solidale di Garbagnate Milanese, un vero e proprio minimarket pensato per essere un luogo non stigmatizzante, sia stato durante l’emergenza un punto di forza, ma anche una trappola. La spinta a rispondere a un bisogno molto concreto, legato ai bisogni alimentari, ha fatto sì che l’Emporio subisse una pressione molto forte. L’Emporio si è trovato a erogare beni di prima necessità senza riuscire a offrire altri strumenti di accompagnamento.

Questa situazione ha però favorito la maturazione del ruolo degli operatori. I quali in maniera inaspettata si sono trovati a svolgere un ruolo di vera e propria intermediazione con le famiglie affinché potessero accedere a delle opportunità. Si trattava di famiglie impreparate a investire su una loro progettualità. Gli operatori hanno quindi dovuto lavorare anche in direzione di una riattivazione della fiducia nel futuro.

Distanze ravvicinate

Accorciare le distanze relazionali è l’obiettivo di questo progetto, che fra le contrade della Valle Imagna e i quartieri dell’Oltre Brembo prova a costruire un nuovo modello di welfare familiare e comunitario.

A Bergamo la pandemia ha avuto un effetto travolgente. Ha prodotto diecimila morti, ha colpito in maniera forte le energie del territorio. Oggi, a nove mesi dall’inizio dell’emergenza, il progetto che si occupa delle fragilità delle persone con disabilità, degli anziani, dei soggetti economicamente fragili, è riuscito a ripartire. Ma quello che è successo ha reso necessaria una nuova visione.

Nel corso dell’estate, le diverse comunità del territorio hanno dato vita a una trentina di iniziative rivolte ai minori che sono state pensate e gestite dai cittadini, dalle parrocchie, dalle cooperative e associazioni locali. L’emergenza ha anche spinto a creare maggiori connessioni con le famiglie. Il progetto ha realizzato un questionario, a cui hanno risposto mille persone. Un grosso riscontro che ha mostrato delle potenzialità di intervento che in fase pre-pandemia non erano state individuate. Ora è in fase di costruzione un’anagrafe delle fragilità rivolto ad anziani e a persone in condizioni di vulnerabilità socioeconomica ed isolamento sociale. Esito di un processo di relazioni costruite sul territorio che ha permesso di unire le informazioni e i dati di numerosi soggetti del pubblico e del privato sociale. Grazie al quale il progetto è arrivato a una migliore conoscenza e profilazione dei soggetti intercettati.

Fare #BeneComune

Progetto nato con l’obiettivo di rendere Pavia una città sempre più “family friendly” connettendo energie e risorse, rinsaldando legami e generando reti di mutualità tra famiglie.

Durante l’emergenza Covid, il progetto ha saputo rispondere alle difficoltà delle famiglie alle prese con la didattica a distanza dei loro figli. La modalità a distanza ha consentito, paradossalmente, di entrare molto di più nelle famiglie, rispetto a quanto non avveniva precedentemente. Per esempio, nella frequentazione del doposcuola degli stessi ragazzi. Così si è potuta costruire, in alcuni casi, la presa in carico complessiva del nucleo familiare.

Il momento di confronto

Le testimonianze dei quattro progetti hanno dato avvio al lavoro dei sottogruppi, momenti di confronto, sempre sul tema della vulnerabilità. Hanno partecipato più di 70 referenti, operatori e addetti ai lavori dei progetti di Welfare in azione. Tanti gli interventi e le esperienze a confronto che hanno consentito lo scambio di difficoltà affrontate e di sperimentazione di soluzioni virtuose. Ragionando sull’individuazione e aggancio dei soggetti vulnerabili, sugli strumenti migliori per intercettarli, sulle nuove risorse che i progetti hanno scoperto e valorizzato durante l’emergenza Covid.

Esempi di welfare

Il 19 novembre è stata un’altra importante giornata di testimonianze dedicata a 4 temi: il volontariato e l’attivismo, le relazioni digitali, il rapporto con il mondo socio-sanitario, la governance e le reti partecipative.

Governance e reti partecipative

Sul fronte della Governance l’emergenza ha dimostrato l’importanza di mettere insieme persone e istituzioni intorno a uno scopo. Per Legami Leali  (progetto che nel territorio della costa gardesana bresciana costruisce esperienze condivise di cura della comunità, promuovendo il concetto di legalità) i patti di collaborazione fra amministrazioni, associazioni e liberi cittadini, erano uno strumento prezioso già nell’era pre-Covid, in grado di stimolare la partecipazione della comunità. Ma è nell’era Covid, che si sono rivelati capaci di attrarre idee e persone nuove e di valorizzare le energie di quei cittadini che vogliono essere parte della soluzione.

In futuro servirà dare sempre più spazio alla gestione dei conflitti, dare centralità alle vittime e restituire loro la parola e la fiducia nel futuro. Come prova a fare ConTatto, che negli ambiti di Como e di Lomazzo-Fino Mornasco cerca di rimettere al centro la comunità e i legami. Dall’ascolto delle persone coinvolte nel progetto, durante l’emergenza sono emersi i vissuti e i conflitti “Ai tempi del Covid 19”, sia all’interno dei confini domestici che all’esterno.

Serviranno più spazi di pensiero aperti e plurali dove fare emergere bisogni e desideri della comunità e mettersi a disposizione degli altri. Come le Case per fare insieme di Texére. Il progetto che nel Distretto 6, Pieve Emanuele e nel Distretto 7, Rozzano, della Città Metropolitana di Milano ha l’obiettivo di favorire la ritessitura di legami familiari e sociali.

Le relazioni digitali

Durante il primo lockdown, le uniche relazioni permesse sono state quelle virtuali. Da una parte si sono creati nuovi profili di esclusione, avere o non avere lo smartphone o il pc, saperlo usare o no, hanno fatto la differenza. Dall’altra l’uso delle tecnologie ha permesso ai progetti di non interrompere i progetti e le relazioni. Facendo nascere nuove iniziative e di intercettare persone anche al di fuori del proprio territorio di riferimento.

Mano a Mano, nella provincia Lodigiana prova a innovare il sistema di accoglienza creando occasioni di incontro fra italiani e migranti. Grazie all’utilizzo di una piattaforma, ha trasformato i Laboratori Sociali in Laboratori Digitali permettendo di continuare online il lavoro intrapreso in presenza. Ma non solo, perché questo strumento ha fatto nascere nuove iniziative promosse dal basso e dedicate all’integrazione. Ha intercettato nuovi volontari e nuovi utenti, riuscendo ad andare oltre il territorio lodigiano.

AMicittà a Milano lavora affinché le persone con disagio psichico possano realizzare il proprio progetto di vita nella comunità locale in cui abitano. Dopo un primo momento di smarrimento, ha cercato gli strumenti per mantenere le relazioni. Un esempio è il tentativo di trasformare il pranzo in comune in un momento a distanza che veniva costruito durante tutta la settimana con le videochiamate per decidere il menù, preparare e mangiare insieme in videochiamata.

Il progetto Tiki Taka – Equiliberi di essere nel distretto di Desio-Monza contribuisce a promuovere una visione inclusiva della disabilità. Ha deciso di affrontare l’emergenza con energia e fantasia aprendo uno spazio virtuale dove le persone con disabilità e le loro famiglie hanno condiviso l’autenticità e la bellezza della loro vita quotidiana. Uscendo dall’isolamento e aiutando gli altri a farlo.

Mondo socio-sanitario

Il fatto di avere dei progetti avviati sul territorio, rivolti agli anziani, alle persone con disabilità e a quelle con disagio psichico, nel corso della pandemia, ha consentito di continuare a costruire risposte. La pandemia ha messo l’accento sulla dimensione della salute, mettendo in secondo piano le dimensioni della prossimità, della cura, della relazione. Dimensioni su cui invece hanno continuato ad agire i progetti L-inc, Recovery.net e Invecchiando s’impara, anche assumendosi dei rischi.

Il progetto L-inc, nel territorio di Cinisello Balsamo, Bresso, Cormano e Cusano Milanino aiuta le persone con disabilità ad autodeterminarsi. Durante l’emergenza sanitaria hanno visto emergere ancora più chiaramente la differenza tra bisogno e desiderio. La soluzione comunitaria infatti mira alla soddisfazione dei bisogni di cura, ma spesso non sa tenere in conto dei desideri.

Anche Recovery.net, il progetto che nelle province di Brescia e Mantova aiuta le persone con disagio psichico a trovare la propria strada fuori dall’istituzione psichiatrica, crede che il cambiamento si produca sempre assumendosi dei rischi. Un “rischio positivo” che si sono assunti gli operatori che lavorano in psichiatria. Nonostante in alcuni casi ciò significhi accollarsi nuove responsabilità nei confronti delle persone che vengono seguite.

Invecchiando s’impara, negli ambiti di Seriate e di Grumello del Monte ha l’obiettivo di creare un territorio sempre più “anziano friendly” facendo leva sulla forza della comunità. Durante l’emergenza è rimasto vicino agli anziani che sono stati colpiti due volte, sia a livello sanitario che sociale. Il progetto ha visto operatori smettere di essere “lavoratori” e diventare amici, parenti, affetti.

Volontariato e attivismo

L’emergenza ha dimostrato che nella gestione delle urgenze servono anche fantasia e creatività. Ha insegnato inoltre come il tempismo sia un elemento decisivo, ma va coltivato. Investendo costantemente sulle relazioni, anticipando scenari possibili, per non rimanere spiazzati e per diventare la risorsa inaspettata nell’imprevisto. Ha fatto emergere un sommerso di volontariato giovanile alla ricerca di opportunità, come è accaduto per i progetti Milano2035, Segni di futuro e Tam Tam Tempi di comunità.

Durante il lockdown qualcosa è cambiato, ha osservato Milano 2035 il progetto che promuove un abitare di tipo collaborativo che si fonda anche sulle relazioni di vicinato. All’inizio dell’emergenza il progetto si è chiesto come potesse essere di supporto all’intera città e ha provato a ingaggiare la popolazione giovanile oltre il tema della casa predisponendo degli strumenti. Fra questi il kit del volontariato contenente semplici regole per promuovere la solidarietà tra vicini di casa.

L’emergenza ha anche rotto gli schemi di potere, le routine di ruolo e ha consentito inedite alleanze intergenerazionali. Ilario Sabbadini, presidente dell’Azienda Territoriale per i Servizi alla Persona, capofila di Segni di futuro, il progetto per i ragazzi della Valle Camonica, ha raccontato di un’esperienza che è riuscita a parlare a tre generazioni. Un doposcuola per bambini, tutto online, che ha coinvolto come volontari giovani, fra i 17 e i 25 anni, che si sono resi disponibili pur senza avere una specifica formazione in campo educativo.

Francesca Canazza, Project leader e Community Manager di Tam Tam Tempi di Comunità, il progetto che si occupa delle famiglie vulnerabili nei comuni del territorio di Morbegno, ha parlato di esperienze spontanee di volontariato nate per rispondere a diversi problemi in ambito familiare. Dalla conciliazione alla difficoltà dei bambini in età scolare, che ha coinvolto le famiglie stesse.

Le sfide per il volontariato di domani

La pandemia ha insegnato che il volontariato giovanile è volatile ma può raggiungere picchi impensabili. Sotto il lockdown ha mandato in crash il sistema che non riusciva ad offrire abbastanza opportunità di intervento. La sfida domani è quella di costruire un sistema che sappia cogliere questa disponibilità senza incorrere nell’iper-regolamentazione. La quale rischierebbe di disincentivare forme di attivismo spontanee.

Ma le sfide di domani sono tante. Per questo serviranno più alleanze. Servirà essere in costante ascolto attivo. Servirà parlare in modo differente per riuscire a raggiungere sempre più persone. Per scrivere la storia di un nuovo welfare comunitario, serviranno anche parole nuove.

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