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Primi due positivi

La variante indiana è in Italia: contagiosità e vaccino, cosa sappiamo finora

Uno studio isreaeliano evidenzia come il vaccino Pfizer potrebbe dare buoni risultati (anche se ridotti) su questa mutazione.

La variante indiana è in Italia: contagiosità e vaccino, cosa sappiamo finora
Glocal news 27 Aprile 2021 ore 14:12

La variante indiana è arrivata in Italia. Il primo caso di questa mutazione era stato segnalato a Firenze il 10 marzo 2021, il 25 aprile 2021, due residenti in Veneto sono risultati positivi. La paura, in questi casi, è che ci si trovi a fare conti con dei ceppi che possano eludere il vaccino, al momento unica arma efficace contro il Covid 19. Cosa sappiamo al momento su questa nuova variante e, soprattutto, cosa dice la scienza in merito?

Variante indiana in Italia: due positivi in Veneto

Il governatore Luca Zaia, racconta Prima Treviso, ha confermato due casi di variante indiana in Veneto. Si tratta di due membri della stessa famiglia, rientrati dall’India pochi giorni fa.

“Abbiamo individuato i primi due pazienti a Bassano con la variante indiana, sono padre e figlia. Si tratta di due indiani che sono rientrati dall’India e che fanno parte dell’Ulss Pedemontana distretto 2. Ora si trovano in isolamento fiduciario a casa. La variante indiana è stata confermata dall’istituto zooprofilattico”.

I pazienti resteranno in isolamento finché il tampone negativo non sancirà la fine della loro contagiosità.

“Va riconosciuto ai pazienti di avere seguito in modo molto scrupoloso le regole – sottolinea il Direttore Generale della Ulss7 Pedemontana Carlo Bramezza – e questo sicuramente ha consentito di ridurre la possibilità di un’ulteriore diffusione del virus in questa variante, ancora piuttosto rara in Italia.”

Cosa ci può dire la comunità scientifica al momento su questa ennesima versione mutata del virus? C’è il rischio che renda il vaccino inefficace? Aggiornamenti sul sequenziamento della variante indiana trovata a Bassano del Grappa li ha forniti anche la dottoressa Antonia Ricci, direttrice dell’ISVE:

“Gli anticorpi naturali o vaccinali, come per la variante brasiliana, potrebbero essere meno efficaci, stiamo approfondendo”.

Due ulteriori casi di variante indiana “di importazione” sono in fase di valutazione in provincia di Venezia. Si assicura che sono già state prese tutte le dovute precauzioni.


Emergenza varianti

Come ormai abbiamo imparato più un virus circola più aumenta il rischio che si modifichi, dando vita a diverse varianti rispetto all’originale. L’esigenza di vaccinare in tempi rapidi la popolazione, oltre alla necessità di metterla al sicuro dalle conseguenze del contagio, risiede anche nell’importanza di limitare il più possibile il fenomeno delle varianti.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità è la variante inglese (B.1.1.7) la più diffusa in Italia che, un mese fa, risultava responsabile dell’86,7 per cento dei casi. La caratteristica che la rende temibile è il suo grado più alto di trasmissibilità; mentre su una maggiore letalità non vi sono ancora conferme. L’aspetto positivo è che i vaccini attualmente in uso sembrano efficaci contro la B.1.1.7.

Discorso leggermente differente per la variante la sudafricana (B.1.351) che contiene una mutazione chiamata E484K, in grado di eludere parzialmente le difese sviluppate non soltanto dai vaccini ma anche da anticorpi monoclonali e precedenti infezioni. Anche qui, però, abbiamo una nota positiva: questa resistenza non sembra tale da intaccare l’efficacia dei vaccini Pfizer e Moderna se non lievemente, mentre AstraZeneca, in Sudafrica, è stato abbandonato perché ritenuto meno efficace. La variante sudafricana non risulta al momento né più trasmissibile né più letale e in Italia non è particolarmente diffusa.

Il calo di efficacia dei vaccini nei confronti della variante brasiliana, invece, risulta più lieve. Mentre pare più forte la resistenza agli anticorpi monoclonali e verso il plasma dei guariti.

Tutto quello che sappiamo sulla variante indiana

Al momento la scienza ci dice che la variante indiana contiene in sé due mutazioni già note: E484Q e L452R, che per la prima volta compaiono insieme. Si ipotizza, ma siamo ancora nell’ambito delle valutazioni, che la prima mutazione potrebbe aumentarne la trasmissibilità e la seconda potrebbe consentire una parziale evasione immunitaria dell’effetto vaccinale.

Ma anche qui, sempre in ambito teorico, si accende una luce di speranza: secondo i primi dati giunti da Israele (Paese di riferimento per via dell’altissima percentuale di inoculazioni effettuate e quindi ottimo test di prova sull’argomento) il siero di Pfizer mostra una buona risposta – anche se ridotta – contro la variante indiana che, fuori dall’India, mostra una diffusione limitata.

L’Italia ferma i voli

In questo scenario delicato il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza che vieta l’ingresso nel nostro Paese a chi proviene dall’India. L’Italia si aggiunge, quindi, alla lista di Paesi che impongono una stretta sui collegamenti aerei con uno dei Paesi, attualmente, maggiormente piegato dalla pandemia.

“Ho firmato una nuova ordinanza che vieta l’ingresso in Italia a chi negli ultimi 14 giorni è stato in India. I residenti in Italia potranno rientrare con tampone in partenza e all’arrivo e con obbligo di quarantena”.

E dagli esperti il coro che si leva è unanime: sbrigarsi a vaccinare.

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