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Il forte grido di allarme di Albergatori e Pubblici esercenti: «Con questa burocrazia è solo una falsa ripartenza»

Un appello a politica e istituzioni

Il forte grido di allarme di Albergatori e Pubblici esercenti:  «Con questa burocrazia è solo una falsa ripartenza»
14 Maggio 2020 ore 14:31

Regole poche, ma che siano certe e chiare e soprattutto applicabili, in modo da consentire agli imprenditori di poter lavorare. Diversamente sarà solo una ‘falsa’, se non impossibile, ripartenza. Gli operatori della ricettività alberghiera, dei pubblici esercizi e della ristorazione lanciano un grido di allarme che diventa un urlo di protesta: per la riapertura delle attività non ci sono le condizioni. Infatti, le prime linee-guida appaiono per lo più assurde, quindi di ardua se non impossibile applicazione, improntate a una detestabile ratio puramente burocratica, che pretende di celarsi dietro il pretesto della tutela della salute pubblica. Insomma, disposizioni calate dall’alto da parte di burocrati che nulla sanno di cosa significhi svolgere queste attività, mentre, col passare delle settimane e alla luce dei più recenti sviluppi, crescono la delusione e l’esasperazione degli imprenditori.

Preoccupazione e incertezza

Il clima, a causa della forte preoccupazione e dell’incertezza su quando e come potranno riaprire le attività, sta diventando davvero rovente. «Ci sentiamo presi in giro – affermano lapidari e all’unisono Roberto Galli e Piero Ghisla, presidenti rispettivamente di Federalberghi Sondrio e dell’Associazione Pubblici Esercizi, categorie entrambe attive all’interno dell’Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi della provincia di Sondrio – perché i segnali che attendevamo non sono arrivati e così rischiamo di andare tutti gambe all’aria. Di giorno in giorno, infatti, si aggiungono nuove ordinanze, come per esempio quella di ieri sera di Regione Lombardia che impone l’obbligo di rilevare la temperatura corporea non solo ai lavoratori ma anche a tutti i clienti, che non fanno altro che creare confusione o introdurre regole assurde e penalizzanti. Un richiamo dunque perché prevalga il buon senso, che, unito alla consapevolezza che si è diffusa generalmente nei comportamenti delle persone, potrà fare la differenza e dimostrarsi un’arma vincente nei confronti dei tanti virus burocratici che stanno uccidendo le nostre imprese». L’Unione del Commercio e del Turismo rivolge, pertanto, un forte e definitivo richiamo alle istituzioni e alla politica perché si decidano una volta per tutte ad affrontare i problemi in modo serio e responsabile, cosa che finora non sembrerebbero aver fatto fino in fondo.

Troppe costrizioni

«La salute dei nostri familiari e collaboratori, e dei nostri clienti è per noi pubblici esercenti al primo posto – aggiunge il presidente Ghisla -, ma troppe costrizioni ci faranno morire. Per quanto riguarda la Lombardia, stiamo attendendo i provvedimenti ufficiali ma, se dovessero essere rigidi e insopportabili come si prospettano, imponendo distanziamenti esagerati e regole di sanificazione esasperate, le nostre attività – almeno la maggior parte – difficilmente potranno riaprire, in quanto, a queste condizioni e con i clienti probabilmente ridotti dei due terzi, sarà per noi impossibile coprire tutti i costi».

Mancano le condizioni per ripartire

«Sulla carta noi albergatori abbiamo potuto riaprire dal 4 maggio, ma poi nei fatti – evidenzia il presidente Galli – regna l’incertezza su come possiamo cominciare a operare, in pratica non ci hanno messi nelle condizioni di farlo. Inoltre, non c’è ancora chiarezza sullo scenario che si prospetta per la mobilità: quella internazionale sarà ferma fino a settembre, su quella nazionale vi sono ancora incognite, mentre quella regionale da sola non sarà sufficiente a far stare in piedi le nostre imprese. Nel frattempo, l’incertezza è l’aspetto peggiore di tutti, perché rende impossibile programmare l’attività e, se le nostre strutture non potranno riprendere, avremo intere famiglie – di gestori e lavoratori – a casa».

«Siamo purtroppo nelle mani di chi decide sulle nostre teste senza sapere minimamente che cosa significa gestire un’attività», conclude con amarezza il presidente del Gruppo Ristoratori Gianluca Bassola. «I ristoratori non sono degli educatori, ma fanno il loro mestiere. A tale riguardo, però, tutta la popolazione in questi ultimi due mesi ha imparato a convivere col Covid, quindi sono le persone in qualche maniera la garanzia della non diffusione del contagio».

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