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La collaborazione tra osteopata e dentista può risolvere dolori articolari, emicranie, cervicalgie

La collaborazione tra osteopata e dentista può risolvere dolori articolari, emicranie, cervicalgie
Valchiavenna, 04 Febbraio 2020 ore 14:29

Tutte le parti del corpo sono strettamente correlate e interdependenti: i problemi che affliggono la bocca e denti hanno un effetto diretto sul resto del corpo; proprio per questo gli specialisti di Clinica San Martino credono nel lavoro d’équipe per il raggiungimento della migliore soluzione per la cura del proprio paziente.

Presso il centro della Clinica San Martino, situato in via Piatti 3c a Mese, gli specialisti in chirurgia maxillofacciale, fisioterapia, odontoiatria e osteopatia, collaborano tra loro in un lavoro di team per proporre un piano di cura che tenga conto, non solo dell’aspetto strettamente dentale, ma anche di quello muscolare e articolare.

«Il sistema masticatorio – afferma il dottor Giorgio Pedretti, chirurgo maxillo facciale – è composto da numerosi muscoli: lo squilibrio di tali può creare disturbi sia all’articolazione temporo-mandibolare (ad esempio apertura della bocca limitata e dolorosa, difficoltà nella deglutizione, rumori all’apertura della bocca…) sia alla zona vertebrale adiacente (ad esempio dolore cervicale)». «In queste problematiche così complesse – continua il dottor Pedretti – l’approccio multidisciplinare è fondamentale per una corretta impostazione della terapia».

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«Si esegue una valutazione congiunta della mobilità e del tono muscolare del viso, del collo e delle spalle – interviene il dottor Serhiy D’Avino Hayas, fisioterapista e osteopata – al fine di avere possibili indicazioni su dove intervenire per migliorare la funzionalità e l’equilibrio muscolare del distretto oro-facciale e cervicale».

«La figura dell’osteopata e fisioterapista è fondamentale anche nella terapia ortodontica (il cosiddetto apparecchio) – aggiunge il dottor Federico Cantarelli, odontoiatra e ortodonzista – dove la terapia manuale è di grande aiuto nella correzione dei casi più complessi».
Un approccio valido in particolar modo per l’adulto dove «abitudini viziate quali il digrignamento o il serramento dei denti, possono implicare movimenti dentali non desiderati, che determinano una perdita dei risultati raggiunti da una terapia ortodontica effettuata con successo anni prima».

 

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