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Baruffini, dieci stemmi per dieci contrade

Nel 2019 Borgo Baruffini ha contattato Antonella Natta e Ivan Bormolini per un progetto speciale.

Baruffini, dieci stemmi per dieci contrade
Attualità Tiranese, 12 Settembre 2022 ore 06:00

Dieci stemmi per dieci contrade: non è un titolo di un film ma è il risultato di un lavoro certosino portato avanti con paziente caparbietà da due personaggi che hanno trasformato la curiosità per la storia locale in una vera e propria passione. Siamo nel 2019 e l’associazione Borgo Baruffini, con sede nell’omonima frazione, contatta Antonella Natta e Ivan Bormolini: la prima è una appassionata ricercatrice che sta ripulendo e ordinando tutti i manoscritti, gli atti e i registri dell’archivio storico di Baruffini, il secondo svolge da anni ricerche ad ampio raggio nella storia locale. Obiettivo: scoprire l’origine dei toponimi delle varie contrade e fissarne l’essenza in un dipinto su legno da collocare in ogni contrada. Il compito si presenta sin da subito arduo perché occorre tornare indietro nel tempo, tanto tempo. Gli abitanti delle contrade vengono chiamati a dare il loro contribuito e nelle assemblee che seguono emergono ricordi e testimonianze che saranno poi la base dei soggetti rappresentati nei dieci stemmi. Dove non ci si può riferire ad un cognome, ad una famiglia o all’orografia del posto si innalza a simbolo della contrada la memoria di un personaggio, di un mestiere o di una attività. Senza dimenticare il contesto urbano e architettonico che quella contrada rappresenta. Così se nella contrada Buglio vengono raffigurate le lavandaie chine sul lavatoio, nella contrada Selva saranno l’antico forno e la macina del mulino a proseguire la narrazione di questo viaggio nel passato. E così per ogni contrada, con lampi di memoria sulla "Varia" l’infermiera che con la stessa siringa curava animali e umani, al "Cesare" che girava in tutte le contrade a confezionare salami e salsicce.

Schiano

"Questo è un progetto che si inserisce in quel disegno generale di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio culturale e ambientale che abbiamo iniziato vent’anni fa - ha esordito domenica 4 settembre durante la cerimonia inaugurale, il presidente dell’associazione di volontari Borgo Baruffini Fulvio Schiano - ed è anche un ulteriore elemento decorativo che si aggiunge a quelli che stiamo collocando da diversi anni per rendere più bello e attrattivo il nostro borgo". Il presidente si è poi sentito in dovere di ringraziare le autorità presenti: l’assessore alla Cultura e vicesindaco Sonia Bombardieri, l’assessore alle Politiche sociali e Partecipazione del cittadino Doriana Natta, la concittadina Francesca Della Vedova per il fattivo contributo che ha consentito di realizzare il progetto e la ditta boschiva di Guido Giacometti per aver fornito le tavole di quercia da cui Giovanni Rinaldi, falegname per hobby, ha estratto e modellato i bellissimi scudi. Antonella Natta e Ivan Bormolini si sono poi alternati nella spiegazione degli stemmi e delle motivazioni che hanno portato a scegliere i soggetti, interessando i presenti che hanno anche interagito con osservazioni e commenti. L’artista Monica Zen, che ha realizzato i bozzetti e i dipinti, ha poi spiegato le varie difficoltà di realizzazione dei lavori e le modalità di esecuzione.

Bombardieri

"Stiamo perdendo la consapevolezza di quanto sia importante la memoria - ha sottolineato l’assessore alla Cultura e vicesindaco Sonia Bombardieri - la memoria dei nomi, la memoria delle attività, di che cosa succedeva, di come interagivano le persone. Ma ricordarsi chi siamo, da dove veniamo, si porta appresso anche la domanda di dove andiamo, ed è tanto più importante in quanto il nostro mondo diventa sempre più grande. Se noi perdiamo la consapevolezza di che cosa ci portiamo dentro e di cosa sono stati i nostri antenati, intesi come comunità, facciamo anche più fatica a trovare un equilibrio in un mondo di relazioni sempre in espansione. Questi percorsi sono importanti in una comunità e questo è anche un modo per fissare e far conoscere il valore della nostra storia". La cerimonia si è conclusa con la benedizione e l’intervento di don Stefano Arcara: "La nostra vita agli occhi del Signore è sempre preziosa - ha commentato il prevosto - ed è sempre bello ricordare quelli che ci hanno preceduto e tutte le opere che noi uomini abbiamo compiuto". I lavori, corredati con targhette esplicative, verranno affissi a breve nelle dieci contrade che potranno così diventare un vero e proprio percorso didattico.

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