clima pazzo

Coldiretti Sondrio, “agricoltura tocca con mano gli effetti del meteo pazzo, serve un cambio di rotta”

Studi sul prossimo futuro del clima prevedono aumenti esponenziali delle alluvioni in Europa. “Agricoltura settore che più subisce i cambiamenti climatici, ma è anche il più impegnato a contrastarli”

Coldiretti Sondrio, “agricoltura tocca con mano  gli effetti del meteo pazzo, serve un cambio di rotta”
Attualità 29 Luglio 2021 ore 04:34

 

 

 

 

Gli imprenditori agricoli di Valtellina e Valchiavenna stanno toccando con mano gli effetti di un’estate anomala e caratterizzata da una forte estremizzazione degli eventi climatici. Molti si interrogano sul futuro del settore primario, del loro lavoro e dell’economia. A turbare i giusti cicli produttivi dettati dalla natura ci sono i repentini cambiamenti meteo, con grandinate e bombe d’acqua, il proliferare animali nocivi.

Clima pazzo

Secondo i rilevamenti di Coldiretti su dati ESWD, in Italia, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, sono triplicate le grandinate con una media di 11 tempeste di ghiaccio al giorno dall’inizio dell’estate. Uno studio dell'Università di New Castle, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, denuncia che continuando così, nel 2100 il numero di alluvioni in Europa sarà 14 volte superiore a quello di oggi.

“Non possiamo permetterci il rischio di dover abbandonare, per colpa di un clima divenuto imprevedibile, quelle stesse terre che oggi custodiamo e coltiviamo” denuncia il presidente di Coldiretti Sondrio Silvia Marchesini. “Ciò è ancor più evidente in un territorio dove è impossibile cercare nuovi spazi agricoli in cui vivere e lavorare. Il problema del clima impone una riflessione complessa: purtroppo questi eventi estremi, aggiunti all’emergenza pandemica, stanno rivelando l’incapacità dell’uomo di dare le giuste priorità agli interventi da porre in essere”.

Intanto, i nubifragi e le precipitazioni - sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua - si abbattono anche su un territorio fragile e non preparato a fronteggiare la tropicalizzazione del clima, e così le nostre valli si trovano a dover fare i conti devastanti ondate di maltempo, con torrenti esondati, aziende e alpeggi colpiti dalla grandine e forti disagi alle attività produttive.

Il dissesto idrogeologico è un fattore di rischio fortemente legato all’evoluzione dei cambiamenti climatici. La relazione è particolarmente accentuata soprattutto nelle aree soggette all’aumento dei fenomeni meteorologici violenti (erosività, aggressività climatica dovuta alla azione battente e al ruscellamento, variazioni anomale della temperatura).

 

Agricoltura colpita direttamente

Come rimarcato dalla Coldiretti provinciale, “l’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli si tratta di una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla climatologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

Gli effetti negativi dei cambiamenti climatici impattano sulle attività agricole in modo diretto, attraverso variazioni qualitative e quantitative delle produzioni ed influenzando le colture con una alterazione degli stadi fenologici, del sistema fitopatologico e delle esigenze in termini irrigui e di lavorazioni. Altre conseguenze riguardano lo spostamento degli areali produttivi e la modifica di alcune vocazionalità d’area, con il rischio di vanificazione di ingenti investimenti da parte delle imprese agricole, che, specie nel nostro Paese, mirano ad una sempre maggiore identificazione delle produzioni agroalimentari con il loro territorio di origine, come nel caso della provincia di Sondrio.

 

Strategie climatiche

La vulnerabilità del settore agricolo rispetto al clima, insieme alle potenzialità positive in termini di mitigazione (produzione di fonti energetiche rinnovabili e sequestro del carbonio nel suolo e nelle piante), conferisce al comparto una ruolo centrale nell’ambito delle strategie climatiche. Da sempre, infatti, l’efficienza del modello di produzione agricola, pur dipendendo in misura consistente dalle capacità di gestione e di pianificazione dell'imprenditore agricolo, risulta fortemente legata agli elementi caratterizzanti il luogo di produzione, quali la fertilità del suolo ed il clima. Oggi, questa efficienza è sotto la minaccia degli effetti negativi dei cambiamenti climatici, che, rispetto al passato, si stanno diffondendo con una rapidità non compatibile con i ritmi naturali di adeguamento degli ecosistemi e degli stessi sistemi economici come, appunto, quello agricolo.

Elementi da tener conto per lo sviluppo del settore primario negli anni a venire. Va rimarcato che, con i piani strategici elaborati da Coldiretti insieme a Filiera Italia nell’ambito del Recovery plan, sono stati individuati progetti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi dieci anni.

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