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Non abituiamoci alla guerra: l'appello della CGIL Sondrio

Il XII Congresso della Fp CGIL di Sondrio, riunito a Sondrio il 14 dicembre 2022.

Non abituiamoci alla guerra: l'appello della CGIL Sondrio
Attualità Sondrio, 14 Dicembre 2022 ore 17:37

Si è riunito a Sondrio mercoledì 14 dicembre 2022 il XII Congresso della Fp CGIL.

Non abituiamoci alla guerra

Riportiamo di seguito il comunicato diffuso dalla sigla sindacale:

 

Il XII Congresso della Fp CGIL di Sondrio, riunito a Sondrio il 14 dicembre 2022, approva e fa propri la relazione introduttiva della Segretaria Generale uscente, Michela Turcatti, gli interventi delle delegate e dei delegati intervenuti, e i contributi del Segretario della Cdl Guglielmo Zamboni.

Nel rispetto della dialettica congressuale, il congresso ribadisce il valore e la necessità di un’azione unitaria della Fp e della CGIL a tutti i livelli che consenta di promuoverne i valori e le proposte dentro il paese.
Valori e proposte fatte proprie dal congresso Fp di Sondrio che li approva unitariamente.

Ciò è oggi tanto tanto più necessario in presenza di un contesto reso straordinariamente complesso da tre avvenimenti - la pandemia, l’emergenza ambientale, la guerra - che incidono sul presente e condizioneranno il futuro e la vita delle persone in Italia, in Europa e a livello mondiale.

La guerra, iniziata per l’inaccettabile aggressione della Russia all’Ucraina, ha già provocato morte e distruzione tra militari e civili, mentre oggi viene evocato addirittura il rischio nucleare e a rischio c’è anche la possibilità di alimentarsi per milioni di esseri umani che dipendono dal grano prodotto dai due stati.

Non possiamo abituarci alla guerra: occorrono forti e concrete iniziative diplomatiche da parte dell’Europa e dell’Italia con l’obiettivo di un cessate il fuoco immediato e l’avvio di negoziati tra le parti.

Lavoro

Importante non abbassare la guardia su temi importanti, come il lavoro:

Le condizioni di chi vive di lavoro e di pensioni oggi in Italia sono peggiorate, si è perso reddito e si è allargato il divario con gli altri paesi Europei.
La situazione economica si riflette inoltre sul livello etico, sociale e culturale alimentando interpretazioni della realtà nazionale ed europea caratterizzate da ripiegamenti nazionalisti, identitari, isolazionisti.

E’ anche aumentata la precarietà del lavoro e la povertà riguarda sempre più famiglie.
La frattura tra cittadini, politica e istituzioni si è allargata e il tessuto sociale vede sempre più incrinature.
Occorrono interventi sul reddito da lavoro, devono aumentare i salari (i rinnovi contrattuali devono superare l’inflazione) e occorrono misure di politica fiscale (aumento della decontribuzione, indicizzazione delle detrazioni all’inflazione).

 

Occorre combattere la precarietà, cancellare le forme di lavoro introdotte dal jobs act, prima, e dalle azioni di governo, oggi, che offendono la dignità della persona.

L’occasione offerta dai fondi stanziati dal Pnrr va colta per rilanciare lo sviluppo cambiando radicalmente il modello con attenzione alla compatibilità ambientale.

Occorre investire sull’istruzione, sulla sanità pubblica, sul welfare, sul territorio, sulla salvaguardia dell’ambiente.

Il tema di genere - con l’emergenza intollerabile e infinita del femminicidio - richiede di fare un salto di qualità; non è più sufficiente puntare alla parità dentro i modelli organizzativi esistenti ma serve ripensarli, ricostruirli in un forte lavoro di cambiamento culturale.

Per affrontare la sfida dello sviluppo serve un nuovo protagonismo dello Stato, capace di politiche industriali, di investire e di indirizzare gli investimenti privati nei settori strategici, salvaguardando il patrimonio di intelligenze e tecnologico, garantendo la fruizione dei servizi essenziali, delle infrastrutture fisiche e digitali a tutti i cittadini, salvaguardandone la sicurezza.

Vogliamo e pretendiamo un nuovo modello di sviluppo, che metta al centro il lavoro, pubblico, il ruolo dello Stato.

La stagione dei tagli lineari ha prodotto nel tempo un grave arretramento nella capacità del servizio pubblico di fornire i supporti necessari all’attività delle imprese e a assicurare ai cittadini l’esercizio dei diritti fondamentali: dalle sue carenze si sono prodotti gravi danni alla coesione sociale nel nostro paese.
A partire dalla sanità pubblica, quotidianamente impoverita a favore del privato, fino ad arrivare a tutti gli ambiti della pubblica amministrazione, in cui non è più rinviabile un piano straordinario di assunzioni, unitamente a ingenti investimenti per i futuri rinnovi contrattuali.

La sanità

Dal sindacato un monito anche per il sistema sanitario:

La sanità pubblica, che anche nel territorio della provincia di Sondrio viene continuamente impoverita, a scapito dei professionisti che vi operano e delle cittadine e cittadini che sono spesso costretti a ripiegare verso il privato per visite ed esami. Bisogna investire sul territorio, dalla presa in carico dei pazienti cronici, all’integrazione fra servizi sanitari e sociosanitari e assistenziali. Per fare tutto ciò, va immediatamente posto rimedio alla carenza del personale, investendo in maniera urgente sulla formazione del personale sanitario e socio sanitario sul territorio, che deve essere accompagnata da incentivi adeguati, dallo sblocco del numero chiuso a livello universitario e da un’opera di informazione capillare che coinvolga il mondo della scuola.

Serve ritornare a investire in un rinnovato sistema pubblico di protezione sociale. Occorrono stanziamenti di risorse e assunzioni non precarie, per realizzare un nuovo stato sociale universale che assicuri:
∙ la centralità del servizio sanitario pubblico e universale;
∙ il diritto universale alla formazione e alla conoscenza;
∙una legge nazionale per la non autosufficienza, politiche per l’invecchiamento attivo, politiche inclusive per le persone con disabilità.

Il Congresso impegna il futuro gruppo dirigente a rappresentare e consolidare ancora di più la categoria nel territorio, per continuare a diffondere il valore del ruolo dello Stato, della prossimità con i cittadini, consapevoli che attraverso i diritti si gioca il futuro del Paese.

 

Il Congresso, inoltre, sottolinea la necessità in particolare di rafforzare e consolidare la presenza delle donne in tutti i luoghi di lavoro dove si contratta.

Il Congresso, infine, decide:

di tenere alta l’attenzione contro qualsiasi forma di violenza sulla persona e sulle donne in particolare;
di determinare una reale cittadinanza paritaria tra uomini e donne;
di rafforzare all’interno della contrattazione sociale i temi relativi alla formazione e all’istruzione.
Ribadisce la totale opposizione ad ogni forma di razzismo, sia latente o esplicito.

Il nostro ruolo di operatori, creatori ed erogatori dei servizi pubblici, garanti dei diritti universali, può essere solo e senza condizioni dalla parte della PACE E DEI DIRITTI DI TUTTI SENZA DISCRIMINAZIONE DI GENERE, RAZZA O RELIGIONE.

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