tempo stringe

Riforma della Legge Regionale 23/2015, la CISL Sondrio: “Il territorio sia protagonista per adeguarne i contenuti alla propria specificità”

Giovedì 1 luglio si è svolto il Consiglio Generale della CISL Sondrio alla Forcola.

Riforma della Legge Regionale 23/2015, la CISL Sondrio: “Il territorio sia protagonista per adeguarne i contenuti alla propria specificità”
Attualità Sondrio, 02 Luglio 2021 ore 04:37

Il Consiglio Generale della UST CISL di Sondrio si è riunito giovedì 1 luglio per discutere in ordine alle linee di sviluppo della Legge Regionale 23/2015.

Falliemento della visione ospedalocentrica

Di seguito il comunicato diffuso dal sindacato:

La riforma come previsto arriva dopo 5 anni di sperimentazione seguiti dalla valutazione da parte del ministero della salute tramite AGE.NA.S in un contesto sanitario segnato dalla pandemia che mai avremmo immaginato e che, mettendo in forte crisi il SSN, ha costituito da cartina al tornasole del fallimento di una visione ancora “ospedalocentrica” e fatto emergere la distanza tra le buone intenzioni e la realtà dei fatti; in particolare la mancata attuazione di una efficace rete territoriale ( nonostante in buona parte già prevista nella LR 23/2015) ha costretto ad una medicalizzazione e centralizzazione degli interventi anche in situazioni a bassa intensità che non ha certo giovato al contenimento dell’epidemia.

Piano Nazionale Ripresa e Resilienza

Non è certo un caso che il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, strumento di rilancio conseguente alla straordinaria situazione creatasi, nella missione sei “Salute” preveda che i finanziamenti siano divisi tra la componente della digitalizzazione, innovazione e ricerca e quella appunto della prossimità di reti e strutture sociosanitarie tra di loro integrate.

Medicina territoriale

Il potenziamento della medicina territoriale si lega infatti anche al contesto demografico e sociale che vede nell’invecchiamento della popolazione ed il conseguente aumento delle cronicità , la necessità di un’assistenza domiciliare e di prossimità di qualità tale da prevenire l’insorgere o l’aggravarsi di condizioni di non autosufficienza e ritardare il passaggio della persona anziana o vulnerabile dal proprio domicilio alla RSA. Nelle linee guida queste esigenze dovrebbero essere garantite da team multidisciplinari nelle “Case della comunità” (l’evoluzione degli attuali PRESST) con punti di accesso fisici e virtuali ( i COT, Centrali Operative Territoriali) in grado di orientare e accompagnare il cittadino nel percorso di cura coordinando tra di loro i servizi, facendo da interfaccia con gli ospedali e la rete emergenza urgenza ; prendendo in carico i pazienti fragili, rilevando i loro bisogni di cura e assistenza e appunto garantire la continuità del percorso tra ospedale e territorio. Inoltre sono previsti luoghi di cure intermedie, gli “Ospedali di comunità” (oggi POT) di transizione da strutture ospedaliere per acuti al proprio domicilio, a gestione prevalentemente infermieristica.
Migliorare le dotazioni infrastrutturali e tecnologiche

Una larga parte delle risorse Europee è destinata al miglioramento delle dotazioni infrastrutturali e tecnologiche e per promuovere l’innovazione e lo sviluppo anche delle competenze tecnico-professionali, digitali e manageriali del personale per assicurare la necessaria multidisciplinarietà e multi-professionalità.

Carenza di personale

Purtroppo la strutturale carenza a livello nazionale delle professionalità nel settore assume tratti drammatici nella nostra provincia che sembra incapace di alcuna risposta per contrastare localmente una situazione che nel futuro potrebbe addirittura portare all’impossibilità di garantire l’erogazione di alcune prestazioni! Ipotesi di percorsi di studio in loco, incentivi legati a borse di studio per la retta e il convitto dei nostri studenti, la formazione a distanza, i percorsi di orientamento scolastico mirati alle professioni socio-sanitarie, incentivi economici e contributivi per chi sceglie di lavorare nella nostra provincia possono almeno alleviare un trend nazionale che però va adeguatamente contrastato con tutte le forze e senza più perdere tempo!
Il PNRR garantisce finanziamenti importanti a patto che gli obiettivi vengano raggiunti!

Territorio protagonista

Il compito che i rappresentanti locali delle istituzioni, delle associazioni e della politica, a partire dai sindaci, sono chiamati a svolgere è promuovere il protagonismo del territorio nel dibattito che in questi mesi precederà la legge affinché Regione Lombardia tenga debitamente in considerazione la specificità montana intesa come la possibilità di calibrare sulla realtà locale le linee guida tenendo in considerazione la necessaria prossimità dei servizi su un territorio ampio come il nostro, la qualità dell’intervento e tempistiche delle risposte del servizio pubblico adeguate; si rischia altrimenti di subire un’organizzazione pensata per realtà molto diverse dalla nostra con la certezza di un risultato non aderente alle filosofia della riforma e inefficace sul piano pratico!

Il tempo stringe

Il tempo stringe! Già da settembre Regione Lombardia deve obbligatoriamente individuare le sedi fisiche in ogni territorio per la realizzazione dei presidi di prossimità finanziati dal PNRR (Case di comunità, Centrali Operative Territoriali, Ospedali di Comunità); il sindacato unitariamente a partire dal livello regionale sta facendo la propria parte ed intraprenderà ogni utile iniziativa a sostegno di un più efficace assetto di governance del sistema sociosanitari.
Serve un dibattito costruttivo

A livello locale riteniamo utile aprire un dibattito di merito senza strumentalizzazioni campanilistiche per disegnare insieme il futuro della medicina territoriale declinando in provincia distretti e presidi erogativi, i nodi organizzativi e le prassi di servizio in grado di realizzare una reale integrazione sociosanitaria.

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