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Alluvione 1987: «mi sono salvato salendo su un tiglio»

Questa e altre testimonianze sull'alluvione sono raccolte nello speciale di Centro Valle uscito in edicola sabato 15 luglio

Alluvione 1987: «mi sono salvato salendo su un tiglio»
Cronaca 18 Luglio 2017 ore 07:10
«Sono sopravvissuto salendo a fatica su un tiglio e lì sopra ho aspettato quasi due ore prima che venissero a salvarmi». E’ incredibile il racconto di Claudio Vanini, attuale sindaco di Fusine, che all’epoca dell’ alluvione aveva solo 24 anni.

Per incontrare la fidanzata

«In quel periodo abitavo a San Pietro Berbenno, ma la mia fidanzata, che poi è diventata mia moglie, abitava a Fusine - ricorda Vanini - Quel 17 luglio 1987 (era un sabato) avevo cenato e intorno alle 20 mi sono diretto a Fusine per incontrare la fidanzata e gli amici. Ero alla guida della mia Fiat Uno, che aveva solo un anno di vita. Pioveva incessantemente e il torrente Madrasco si era ingrossato molto. Giunto all’incrocio con la strada che dalla Provinciale porta al centro di Fusine ho visto l’acqua che usciva dal torrente e che invadeva la carreggiata. Deciso a proseguire, sono arrivato in piazza e lì non c’era nessuno. Unico presente era Ferruccio Scarinzi, ora scomparso, che era la guardia comunale. Mi disse di andare via al più presto perché il Madrasco stava esondando. Così sono tornato indietro e ho ripreso la strada Provinciale per tornare a San Pietro. Nel frattempo le autorità preposte si apprestavano a far sfollare Fusine. Ero in auto da solo e avevo paura».

Auto in colonna

Il sindaco racconta che giunto all’altezza della vecchia fabbrica Metallurgica Valtellinese Frigerio (dove ora si trova la Fusine Energia) vi erano alcune auto in colonna.
«Dal cancello della fabbrica usciva un torrente d’acqua - spiega Vanini - Ad un certo punto una parete dello stabilimento è crollata. L’automobilista davanti a me non si muoveva ed io, preso dal panico, l’ho sorpassato e ho attraversato il fiume d’acqua, che correva impetuosa. L’auto girava su se stessa e ho rischiato di cadere nel prato sottostante. Arrivato al viale che porta al cimitero l’auto si è fermata, ma non riuscivo ad aprire la portiera della macchina a causa dell’acqua».

La salvezza dall' alluvione

«Sono saltato fuori dal finestrino e mi sono diretto verso il filare di alberi - continua  -  C’era un tombino che si era aperto e ci sono finito dentro con una gamba ferendomi superficialmente. Quindi sono riuscito ad arrampicarmi su un tiglio. Nel frattempo vedevo la mia auto che spariva nei prati e si rovesciava. Il muro del cimitero era crollato e l’acqua ormai aveva invaso la chiesa. Sono rimasto abbarbicato sui rami un’ora e mezza. Chiedevo aiuto e muovevo i rami della pianta per attirare l’attenzione, perché da lontano ho intravisto mia cugina e il suo futuro marito che avevano raggiunto il campo sportivo e si erano portati sul muretto di recinzione per proteggersi. Poi mi hanno visto e hanno chiamato i vigili del fuoco che sono giunti a soccorrermi con un  mezzo. Fortunatamente l’acqua fuoriuscita dal Madrasco aveva preso altre strade e il livello sotto la pianta dove mi trovavo si era abbassato di molto. Sono riuscito a scendere dall’albero e a piedi sono tornato a San Pietro. La mia ragazza nel frattempo scappava verso il maggengo. Quello è un giorno che mai dimenticherò».

Speciale di Centro Valle in edicola

Questa e altre testimonianze sull' alluvione sono raccolte nello speciale di Centro Valle uscito in edicola sabato 15 luglio

 

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