Teglio

Basta con le Aziende faunistico venatorie

Il gruppo Viviamo e facciamo vivere le Orobie scrive a Provincia, prefetto, Parco, Comuni, Comitato caccia e associazioni.

Basta con le Aziende faunistico venatorie
Cronaca Tiranese, 31 Agosto 2021 ore 06:43

Una lettera da parte del gruppo Viviamo e facciamo vivere le Orobie firmata da Gianmaria Galli e Paolo Marchetti inviata al presidente della Provincia e sindaco di Teglio Elio Moretti e al settore faunistico provinciale, al prefetto, al direttore del Parco delle Orobie, ai sindaci di Aprica, Villa di Tirano, Corteno Golgi e Bianzone oltre a Cacciatori Valtellinesi, Comitato Caccia Tirano e Associazioni ambientaliste. Obiettivo, come ricordiamo già da mesi, la sospensione delle Aziende faunistico venatorie nei territori dei Comuni di Teglio e Aprica.

Non ci sono più le condizioni

I contenuti della missiva di martedì 24 agosto sono abbastanza chiari:

"Non avendo ricevuto alcuna risposta ai nostri appelli dalle istituzioni e dal Comitato caccia di Tirano, li riproponiamo. Riguardo il Comune di Teglio riteniamo che le Aziende faunistiche abbiano fatto il loro tempo, non esistono più da parecchi anni le condizioni per poter continuare.

Ci sono stati licenziamenti di personale non giustificati e in contrasto col contratto, poi assunzioni in fretta e furia per tamponare la falla. Tutto ciò sarebbe già sufficiente, da parte del Comune, per bloccare immediatamente l’esercizio venatorio prima che sia troppo tardi. Ricordiamo che le riserve di caccia sono state istituite oltre un secolo fa ma in democrazia certi privilegi non dovrebbero più essere ammessi.

E’ bene ricordare ancora una volta che il tutto avviene sul territorio comunale, cioè di tutti, come è possibile che il Comune possa concedere e senza controlli a dei privati, l’uso del proprio territorio senza una vera contropartita? Questo non è un abuso di potere e possibile danno erariale? Come cittadini, abbiamo il diritto di conoscere con quale e che tipo di società il Comune ha sottoscritto un contratto.

Quale ragione sociale, capitale sociale, coperture assicurative, come si finanziano. Anche se soppresse le Aziende, certamente non andrebbero ad incidere nell’economia dei proprietari, visto che sono, dovrebbero essere, puramente a scopo ludico o di passione, se invece fosse altrimenti, sarebbe molto preoccupante. Per quanto ne sappiamo, la fauna non è commerciabile, però sorge un dubbio: siccome le Aziende sono suddivise in quote, e le quote sono gestite internamente, non potrebbe succedere che in questo caso ci possa essere del lucro? Solo supposizioni?".

Caccia

Poi le domande si rivolgono ai gestori della caccia in Provincia. Le riassumiamo perchè sono davvero molte.

"Il patrimonio faunistico di chi è? Quando un cacciatore incappa in un’ammenda amministrativa, chi incassa?

Chi stabilisce il prezzo di un animale da rimpiazzare, o la multa per un atto di bracconaggio o altro?

Noi non sappiamo quanto sia legale concedere a dei privati tutti questi privilegi. Ancora, come mai l’esercizio venatorio va da giugno a dicembre?

Su questo ecco la figura del tecnico faunistico provinciale, su che base si effettuano i prelievi (manca il Piano faunistico provinciale) e i signori vanno tranquillamente a caccia?

Sanno tutti che per fare un piano di abbattimento servono dei censimenti seri, attendibili. Ci aspettiamo che il tecnico faunistico sottolinei questa grave anomalia. Anche sul personale assunto dalle Aziende, è quanto mai doveroso farsi delle domande, visto che la Provincia quando assume dei guardiacaccia, giustamente, esige requisiti precisi, titolo di studio e non solo".

Anomalie

Infine "altra anomalia che contraddistingue le Aziende, è il taglio in orizzontale del territorio, condannando i cacciatori locali a cacciare nel bosco e nelle coltivazioni, rischiando di infrangere il regolamento. Se un comune cittadino incappa in un guaio giudiziario, o insolvenza fiscale o altro, gli viene, giustamente, fino a chiarimenti, revocato il porto d’armi privandolo della gioia di cacciare.

Nelle Aziende faunistiche questo non succede perché una volta entrato nel territorio può muoversi e cacciare a suo piacimento. Come è possibile che i responsabili del Parco delle Orobie, i vari animalisti, ambientalisti, anticaccia e altro non abbiano mai detto una parola a riguardo?".

In conclusione "stiamo lavorando per i diritti di tutti, non solo per i cacciatori come qualcuno erroneamente può pensare, perché se analizziamo la situazione, può essere l’acqua bene primario, il patrimonio forestale, la stessa pastorizia. Siamo tutti cittadini con uguali doveri ma anche portatori di diritti indistintamente.

Un appello che rivolgiamo a tutti, ognuno porti il suo contributo per il bene e il futuro del territorio. Restiamo in attesa di un riscontro alle domande e alle considerazioni poste".

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