Sanita'

Caso Morelli, i sindaci interrompono le trattative con la Regione

La lettera aperta indirizzata a Fontana e agli assessori Gallera e Sertori.

Caso Morelli, i sindaci interrompono le trattative con la Regione
Alta Valle, 03 Novembre 2020 ore 15:43

I sindaci dell’Alta Valle hanno deciso di interrompere ogni trattativa con la Regione sul futuro dell’ospedale Morelli. L’annuncio è arrivato oggi con una lettera aperta sottoscritta dai primi cittadini di Bormio, Livigno, Sondalo, Valfurva, Valdisotto e Valdidentro e indirizzata al governatore Attilio Fontana e agli assessori regionali Giulio Gallera e Massimo Sertori. Al fianco dei sindaci anche la Comunità montana.

Caso Morelli, la posizione dei sindaci e della Cm Alta Valle

“Nonostante le diverse comunicazioni che raramente hanno avuto riscontro ufficiale, e comunque mai seguite da atti formali, i Sindaci dell’Alta Valle continuano ad essere allarmati per le sorti dell’Ospedale Morelli – si legge nella lettera – La nuova emergenza sanitaria dovuta alla seconda ondata della pandemia e la nuova riconversione del Morelli a ospedale Covid di riferimento provinciale e regionale che ha, di fatto, comportato nuovamente l’arresto di tutte le altre funzioni ospedaliere comprese quelle del dipartimento di emergenza urgenza complica, come era facilmente prevedibile, ulteriormente la situazione sanitaria provinciale. Tale scelta si è resa indispensabile vista l’insostituibilità del Morelli quale risorsa regionale nella rete sanitaria ma, al contempo, dimostra la grave e totale incapacità di Regione Lombardia di offrire ai cittadini della montagna servizi adeguati sfruttando, al meglio, tutte le risorse disponibili soprattutto in una situazione di eccezionale emergenza come quella attuale che, tra l’altro, era facilmente prevedibile e le cui soluzioni erano sotto gli occhi di tutti, come l’utilizzo di alcuni padiglioni vuoti del Morelli facilmente ri-attrezzabili”.

Le accuse dei sindaci alla Regione

“La Regione – prosegue la lettera – ha deciso, ostinatamente, di rifiutare le proposte suggerite dai Sindaci e mutuate dal Comitato Tecnico Scientifico che avrebbero consentito di incrementare, considerevolmente, i posti letto destinati alla cure intensive, utilizzando le poderose risorse messe a disposizione, per tale scopo, dal Governo, con la specifica peculiarità di compartimentare ed arginare i reparti infettivi e consentire, al tempo stesso, di non sopprimere le normali ed eccellenti attività ospedaliere presenti dentro il Morelli. Spiace quindi constatare come Regione Lombardia si ricordi della valenza del Morelli unicamente in situazioni di difficile gestione, come quella attuale”.

La cronistoria della vicenda

I sindaci nella loro lettera ripercorrono alcune delle tappe salienti della vicenda e ribadiscono come, già durante la prima fase dell’emergenza Covid, avessero proposto di utilizzare per la cura dei pazienti affetti da coronavirus i padiglioni attualmente dismessi, garantendo nel contempo le prestazioni per i pazienti non Covid. E ricordano come, dopo la riunione dello scorso 21 settembre, sia arrivata grazie all’assessore Sertori una sorta di “moratoria” di sei mesi sulla riorganizzazione dell’offerta sanitaria in provincia per ricominciare la discussione con il territorio proprio sul Morelli. Poi, sempre secondo i sindaci, non ci sarebbero stato atti formali ad eccezione di una nota che definiscono “timida e confusa” da parte dell’assessore Gallera. Fino ad arrivare all’intervento di alcuni consiglieri regionali che hanno presentato un’interrogazione con la quale si chiedono chiarimenti definitivi, trasparenti e dettagliati sul destino dell’ospedale Morelli.

La conclusione

“Per tutti questi motivi i Sindaci, come autorità sanitarie sul territorio, hanno deciso di interrompere le interlocuzioni con Regione Lombardia fintanto che non verranno chiarite definitivamente le posizioni della stessa circa l’annosa vicenda relativa al Morelli e alla riorganizzazione sanitaria provinciale che merita, visti i deleteri risultati ottenuti, un approccio completamente diverso”, si legge ancora nella lettera aperta.

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