Cronaca
Fondazione Fojanini

Confusione sessuale nella vite, un vanto per la viticoltura valtellinese

Una pratica efficace ed ecosostenibile

Confusione sessuale nella vite, un vanto per la viticoltura valtellinese
Cronaca 02 Aprile 2020 ore 11:06

La stagione viticola è iniziata da poco, tra andamenti meteo altalenanti (inizio di stagione anticipato e poi ritorni di freddo e maltempo, come abbiamo visto la scorsa settimana e stiamo vedendo in questi giorni). La Fondazione Fojanini di Studi Superiori ha dato le prime indicazioni per la difesa dalle nottue (quest’anno è stata segnalata una presenza consistente in diverse zone) e si appresta ad effettuare i monitoraggi sulle principali avversità della stagione. Tra i lavori da svolgere in questo periodo c’è anche l’applicazione dei diffusori della confusione sessuale, che gli addetti ai lavori conoscono anche come “gancetti”.

Confusione sessuale

“Quella della confusione è una tecnica ormai applicata a livello delle principali zone viticole italiane ed europee, che sfrutta i feromoni, sostanze utilizzate dagli insetti per comunicare, al fine di realizzare un controllo completamente biologico della tignoletta dell’uva”, spiega Martino Salvetti, responsabile del settore Difesa fitosanitaria della Fondazione Fojanini. “I diffusori della confusione, appesi in un certo numero alle piante di vite, erogano un’elevata quantità di feromone sessuale che “copre” il segnale naturale degli insetti impedendone gli accoppiamenti. In questo modo non possono avvenire le ovideposizioni prima sui fiori, e poi soprattutto sugli acini, a cui seguono le perforazioni da parte delle giovani larve, con conseguenti danni soprattutto qualitativi alle uve”.

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Meno insetticidi

Si tratta di un metodo di controllo che consente una notevole riduzione di insetticidi immessi nell’ambiente con conseguente minore impatto ambientale, riduzione dell’esposizione degli operatori e dell’effetto sulla popolazione che vive in prossimità degli areali trattati, infine riduzione di residui di sostanze chimiche nelle uve, e conseguentemente nei vini, anche perché i feromoni erogati sono del tutto innocui per l’uomo e per l’ambiente.

Dal 2012

“È dal 2012 che la Fondazione Fojanini sta promuovendo questo tipo di difesa, con un graduale aumento delle superfici interessate, e con risultati sempre ottimi. Nella sottozona dell’Inferno l’anno scorso sono stati applicati i diffusori per la prima volta e i danni della tignoletta, che nelle annate precedenti erano moto elevati, sono stati del tutto azzerati. Quest’anno è stato registrato un modello di diffusore biocompostabile, che quindi non deve essere nemmeno asportato dai campi a fine stagione. Attualmente è stato reso disponibile per una parte di superficie, dall’anno prossimo potrà essere applicato da tutti”, precisa Salvetti.

Basso impatto ambientale

Sonia Mancini, Presidente della Fondazione Fojanini, aggiunge: “Promuoviamo queste tecniche di difesa perché sono a basso impatto ambientale e presentano innegabili vantaggi per tutti: operatori, consumatori e ambiente. È importantissimo però che nelle aree definite vengano applicate da tutti i viticoltori, perché il requisito indispensabile per l’efficacia del metodo è che venga realizzato su vasta scala, evitando la presenza di appezzamenti non confusionati. Nel nostro territorio la frammentazione della proprietà implica che pochi ettari siano gestiti da numerose aziende, questo comporta un problema di comunicazione e di coinvolgimento che in altri areali non si presenta. In tal senso ringraziamo la fattiva collaborazione del Consorzio Tutela vini di Valtellina, con cui stiamo collaborando per il secondo anno al fine di ottimizzare la capillare diffusione dell’informazione, e delle Cooperative viticole che stanno credendo fortemente nel progetto e distribuiscono fisicamente i diffusori”.

Adesione in crescita

Il convegno del 20 febbraio in Fondazione Fojanini, organizzato per i viticoltori in collaborazione con Consorzio Tutela vini e ERSAF-Servizio Fitosanitario Regionale, ha fatto il punto della situazione sulla diffusione della Confusione sessuale della vite in provincia di Sondrio, come pratica ecosostenibile. “Siamo orgogliosi promotori di questa iniziativa che rappresenta un vanto per il nostro territorio” afferma Aldo Rainoldi, Presidente del Consorzio Tutela Vini di Valtellina. “Allo stato il metodo abbraccia circa 170 ettari nelle aree Sassella, Grumello, Inferno e Valgella. Le aziende coinvolte sono 259 con l’ambizione di crescere ancora e coprire tutta la superficie a vite della provincia, in un futuro che speriamo possa essere il più prossimo possibile. Di concerto con la Fondazione Fojanini abbiamo lavorato affinché la partecipazione dei viticoltori (hobbisti, cantine, conferenti) fosse la più ampia possibile poiché siamo fermamente convinti che qualità e sostenibilità debbano progredire di pari passo. Intendiamo quindi implementare la divulgazione di questo virtuoso progetto che ci permette già ora di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale delle pratiche viticole in un’ottica di maggior rispetto per l’ambiente, l’operatore ed il consumatore finale”.

Con il coronavirus

“In questo momento di oggettive difficoltà a spostarsi a causa della problematica del Coronavirus”, continua Salvetti “raccomandiamo però ai viticoltori di confermare gli ordini dei diffusori presso le Cooperative viticole di riferimento, che sono la Cooperativa viticola di Montagna in Valtellina e quella di Albosaggia”. Questo affinché si possa poi poter procedere con le forniture dei diffusori e la loro applicazione in campo, che anche in questa annata problematica, dovrebbe avvenire possibilmente entro la metà del mese di aprile, prima dell’inizio dei voli della tignoletta, secondo le metodiche già spiegate nell’incontro tenutosi a in Fondazione Fojanini a febbraio. L’andamento meteo ancora freddo da questo punto di vista ci aiuta perché ha determinato un rallentamento di sviluppo vegetativo, ma meglio non aspettare troppo”. “Anche su questa tematica”, conclude Sonia Mancini “è indispensabile la collaborazione di tutti. Ci rendiamo conto che l’applicazione dei diffusori costituisce un onere in termini di tempo, ma i costi della tecnica, come hanno potuto verificare gli agricoltori, sono del tutto contenuti, se rapportati agli enormi vantaggi conseguiti sulla sanità e salubrità dell’uva. I tecnici della Fondazione Fojanini sono pronti a fornire assistenza e garantiranno i necessari controlli in campo durante la stagione al fine di un’ottima riuscita del progetto”.

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