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Emergenza coronavirus: le aziende non chiudono, i sindacati scrivono al Prefetto

Polemica sul nuovo D.C.P.M..

Emergenza coronavirus: le aziende non chiudono, i sindacati scrivono al Prefetto
24 Marzo 2020 ore 17:51

Diverse sigle sindacali hanno manifestato il proprio dissenso al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in merito alle disposizioni del DPCM del 22 marzo 2020, ritenendo che sono state individuate attività produttive di “ogni genere” e che nulla hanno a che fare con i servizi di pubblica utilità o di interesse strategico del Paese, con il rischio di attenuare le misure di contenimento del contagio da Coronavirus.

Monitoraggio

Altro aspetto contestato è il fatto che, nonostante la sospensione delle attività produttive industriali e commerciali viene data la possibilità alle aziende di chiedere la continuità del ciclo di produzione qualora lo stesso è ritenuto funzionale ai servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali, previa comunicazione alla Prefettura, alla quale spetta la decisione in base alle condizioni previste dal Decreto.

Per tanto le Sigle sindacali CGIL, CISL e UIL hanno scritto al Prefetto Salvatore Pasquariello chiedendo di essere informate riguardo le aziende del territorio Provinciale che formuleranno la richiesta per continuare l’attività produttiva al fine di contribuire a verificarne la congruità nell’ottica della tutela delle maestranze coinvolte.

Nuovo Pignone s.r.l.

A titolo esemplificativo nella lettera firmata da FIM FIOM Sondrio viene segnalata che la Nuovo Pignone s.r.l. (a cui sono legate altre numerose imprese dell’indotto del nostro territorio e non solo) ha già comunicato ai lavoratori e alla Rappresentanza Sindacale la ripresa dell’attività.

Si legge nella lettera diertta al Prefetto Pasquariello: “Le facciamo presente che nella sede di Nuovo Pignone s.r.l. presente sul territorio, l’attività è proseguita con continuità , mentre venivano effettuate le riunioni per discutere le condizioni di sicurezza da garantire ai lavoratori, nello spirito del Protocollo. Oggi, la dirigenza, nel decreto, vede la possibilità di poter riaprire, passando tramite la Sua autorizzazione. Autorizzazione che evidentemente, l’Azienda, ritiene scontata visto che la riapertura prevista è immediatamente. Tale riapertura, riteniamo non sia motivata da ragioni produttive essenziali, non essendoci in produzione nulla che si possa ritenere indispensabile ad affrontare l’attuale emergenza sanitaria, oltre a esporre i lavoratori e le loro famiglie a rischio di contagio, potrebbe aprire uno stato di agitazione che, vista la delicatezza e drammaticità dello stato emergenziale sarebbe assolutamente da evitare. Insomma, pur comprendendo che il settore sia strategico e importante per il nostro Paese, riteniamo non sussistano le condizioni di indispensabilità ed essenzialità.

Le due lettere integrali

CGIL CISL UIL Lettera prefetto Sondrio

LETTERA di FIM FIOM

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