comodamente a casa

Film gratis dedicati alla montagna, programmazione dal 12 al 17 maggio

Continua la rassegna del CAI dedicato al cinema di montagna.

Film gratis dedicati alla montagna, programmazione dal 12 al 17 maggio
12 Maggio 2020 ore 15:29

Torna l’appuntamento con “La Montagna a Casa”, rassegna cinematografica del CAI che offre grauitutamente la visione in streaming di alcuni filmati d’autore
Gli appuntamenti proposti – siamo ormai giunti alla sesta (!) settimana di programmazione – vertono su una accurata e ragionata selezione che si traduce, di settimana in settimana, nella messa in onda – dal martedì alla domenica, direttamente sul canale YouTube del Cai (https://www.youtube.com/user/LoScarponeCAI) di imperdibili documentari, corti, pellicole storiche e… pure cartoni animati! Premieres che si possono gustare comodamente dal divano di casa, alle ore 21.00, e pure in replica il giorno successivo alle ore 17.30.

Grande interesse

“Guardiamoli questi film, ma non solo. – Spiega Mina Bartesaghi del CAI – A beneficio della loro visione infatti, ogni sera la platea “virtuale” sparsa lungo lo Stivale innesca sempre una simpatica e briosa chat, una sorta di cornice composta da tanti tasselli, le voci dei numerosi Soci che intervengono, in una serie di “botta e risposta” amicale e spesso divertente, e sempre in piena sintonia con il più genuino spirito “caistico”. On line ci si saluta con calore (alcuni “spettatori” sono divenuti dei veri e propri habituées), seppur a distanza. “Ciao” dal Cai di Mestre, di Trento, di Marostica, di Como, di Fermo, di Codogno, piuttosto che da quello Valtellinese, di Valmalenco, di Sansepolcro, di Gozzano, di Clusone, per citarne solo alcuni a titolo d’esempio. E’ la grande famiglia del Cai che, soprattutto nell’emergenza, sa unirsi e ‘fare squadra’”.

La Montagna a Casa, programmazione dal 12 al 17 maggio

Di seguito, la “scaletta” della settimana in corso, in cui sfilano titoli d’eccellenza, per “palati fini”. Buona visione e buona Montagna a tutti!

Martedì 12 maggio – ore 21.00, con “Guardiano di stelle”, (2018), documentario del regista lecchese Pino Brambilla, si ritorna in provincia di Sondrio, più precisamente nella selvaggia Valle dei Ratti (Val Chiavenna), ove avremo modo di conoscere la figura di Oreste Forno, originario di Berbenno di Valtellina. Il protagonista, che inizia a frequentare la montagna sui monti di casa, vanta esperienze sull’Himalaya e nel suo carniere ha pure numerose ascensioni in Europa, Asia e America, anche in qualità di capo-spedizione. Apprezzato fotografo, oltre che scrittore di rara sensibilità, in tale occasione si racconta, e si confessa, soffermandosi anche per esprimere sue profonde riflessioni: dagli inizi, come tecnico informatico, alla scelta – dettata dalla passione per la montagna – di cimentarsi come custode della diga di Molendana, di proprietà dell’Edison, in un suggestivo quanto evocativo contesto naturale.

Mercoledì 13 maggio – ore 21.00, ancora in Valle con “Masino primo amore” (1976) di Adalberto Frigerio, premio “Genziana d’oro” Trento Film Festival dello stesso anno. Vi si narra la storia di Angelo Pizzoccolo detto ”Bufera”, scomparso in Grigna nel gennaio 1979, alpinista con un “pedigree” di altissimo livello che fa ritorno nella Yosemite d’Italia, la splendida Val Masino, per rivivere l’atmosfera delle sue prime arrampicate compiute con spirito prevalentemente sportivo. Riscopre così una montagna “diversa” – con scalate lungo itinerari sicuramente più “accessibili” – ricca di valori e depositaria di conoscenze che l’alpinismo “esasperato” non gli aveva consentito di apprezzare in maniera compiuta.

Giovedì 14 maggio – ore 21.00, “Quattromila con lode”, (1967), di Adalberto Frigerio. Un filmato dedicato allo scialpinismo, che nasce con lo scopo di diffondere le tecniche, la didattica e insegnare in modo semplice (e anche divertente…) il corretto approccio per frequentare le montagne in sicurezza. Protagonisti, cinque istruttori della Scuola di scialpinismo “Mario Righini” del Cai Sezione di Milano, che si muovono nei gruppi del Cevedale, Monte Rosa e Monte Bianco. Ai tempi, il documentario riscosse un grande successo tant’è che venne tradotto in numerosissime lingue, giapponese incluso, divenendo un riferimento per le sezioni e le scuole del Cai.

Venerdì 15 maggio – ore 21.00, “Italia K2” (1955), celeberrimo lungometraggio di Marcello Baldi che documenta, in maniera minuziosa, la spedizione italiana organizzata nel 1954 dal Club Alpino Italiano e condotta dal professor Ardito Desio. Un’impresa che ebbe una risonanza mondiale a dir poco straordinaria – era il 31 luglio del 1954 – e che si concluse con la conquista del K2 (8611 mslm), la vetta più alta del mondo dopo l’Everest, a opera del forbasco Achille Compagnoni e del cortinese Lino Lacedelli. Il regista curò le riprese delle sequenze girate in Italia mentre quelle in Pakistan furono opera di Mario Fantin, cineasta rigoroso e attento documentatore dell’alpinismo, che accompagnò gli alpinisti fino a 7000 m di quota. Il film, oltremodo avvincente, è la fedele storia dalla preparazione alla conquista della cima e di quella che è sicuramente la maggiore “avventura italiana” del Dopoguerra. E che rappresentò pure il riscatto di della nostra Nazione.

Sabato 16 maggio – ore 21.00, “Chogori. La grande montagna”, (2004), di Roberto Condotta, prodotto in occasione dei 50 anni dalla storica ascensione al K2. Il film ripercorre – grazie anche alla tecnica del docu- fiction e a dettagli inediti – le varie fasi della spedizione. Significative al riguardo le interviste agli alpinisti superstiti, Erich Abram, Achille Compagnoni, Lino Lacedelli, Pino Gallotti, Ugo Angelino, unite a quella dello storico dell’alpinismo Roberto Mantovani. Una guida attraverso i loro ricordi, lungo tutte le fasi della spedizione.

Domenica 17 maggio – ore 21.00, “Drømmeland”, (2019), di Joost van der Wiel. E’la storia di Nils, sessantenne che fugge dalla società in compagnia del suo fidato cavallo per rifugiarsi in una piccola baita in legno circondata dalle vette norvegesi. Il novello Walden porta però con sé il proprio smartphone e, attraverso lo stesso avverte la necessità di confrontarsi continuamente con gli altri. Il documentario si concentra così su un paradosso che è tutto attuale, descrivendo e osservando con ironia il modo in cui il fuggitivo cerca di trovare un equilibrio tra la comunione con la natura, sé stesso e la propria famiglia. (Mina Bartesaghi)

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