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Tirano

“SanPa ha salvato mio figlio”

La testimonianza nei giorni in cui impazza il docu-film su Muccioli.

“SanPa ha salvato mio figlio”
Cronaca Tiranese, 12 Gennaio 2021 ore 06:00

Milena Mozzi, 46 anni, operaia alla Baxter di Sondalo, tiranese, è la mamma di Mattia Sozzoni, uscito dal tunnel della droga solo grazie a San Patrignano. Ha altre due figlie, Nadia, 27 anni, e la piccola Camilla di 8. In questi giorni, a seguito dell’uscita del docufilm Netflix “SanPa: luci e tenebre di San Patrignano” l’argomento, molto dibattuto soprattutto all’inizio degli anni ‘90, è tornato di stretta attualità. Abbiamo quindi deciso di incontrare questa mamma, per farci raccontare la sua storia in relazione alla comunità di recupero più discussa ma anche più amata del mondo.

Le domande

Quanti anni ha suo figlio e quando ha cominciato con la droga?
“Mio figlio oggi ha 25 anni e vive a Piacenza. Il suo dramma è cominciato quando aveva solo 12 anni”.

Quando è entrato a San Patrignano?
“E’ entrato a 20 anni, nel 2015, il 22 dicembre”.

Ci racconti quindi la vostra esperienza.
“Io, come mamma, all’inizio non volevo vedere i suoi problemi. Poi dalla canna è passato alle droghe più pesanti e all’alcol. E un bel giorno è stato lui a chiedermi aiuto. Grazie a Dio c’era l’associazione Amici di San Patrignano Sondrio e io mi sono rivolta a loro. Ti spiegano tutto; prima c’è un percorso da fare a casa, alcuni genitori stanno con i ragazzi per prepararli a SanPa e altri genitori aiutano i genitori del tossico. Ti sostengono psicologicamente. Mio figlio in un mese è stato pronto all’ingresso. Lo abbiamo disintossicato a casa e poi è andato a fare il colloquio preliminare. Se ti vedono pronto ti fanno entrare, altrimenti ti fanno fare ancora un percorso a casa. Fatto il colloquio è stato ritenuto pronto e ci hanno dato la data dell’ingresso. Sono passati solo pochi giorni. Ci siamo ritrovati in questo salone dove aspetti il responsabile del settore dove il ragazzo andrà. Qui è arrivato anche ‘l’angelo custode’, colui che vive 24 ore al giorno con il tossico. Da quel momento, per un anno, non ho più potuto vedere mio figlio. Abbiamo riscoperto le lettere di carta. Poi, dopo un anno, i responsabili hanno ritenuto che fosse pronto a incontrare i genitori e ci è arrivato l’invito. Prima abbiamo incontrato il responsabile di settore che ci ha riferito come è andata, poi lui, ed era veramente un’altra persona. La mia figlia più piccola, di 8 anni, non si staccava più da lui”.

Quanto tempo è rimasto a San Patrignano?
“In totale tre anni e mezzo. Dopo il primo incontro lo abbiamo potuto vedere ogni 4 mesi. Il primo ritorno a casa è stato dopo tre anni, è rimasto una settimana a Tirano e poi è ritornato. In questa settimana aveva già trovato lavoro a Comacchio, quindi al rientro a SanPa ha comunicato il suo progetto, ha finito gli studi e dopo la festa finale, è uscito”.

Quale è stato il percorso di Mattia a SanPa?
“Ha cominciato nel settore regia, quindi nell’ambito degli spettacoli, poi, dopo un anno e mezzo, ha chiesto di tornare a studiare ed è diventato cuoco. E’ uscito col massimo dei voti ed è passato in cucina”.

Parliamo un po’ dei discussi metodi di San Patrignano; le botte, le catene ecc.
“Anzitutto va detto che è tutto gratuito, non ti chiedono un euro. Il percorso è duro, ma sono relativamente liberi perchè è una città in miniatura. La punizione massima è quella di toglierti quelle piccole responsabilità che tu ogni giorno ti conquisti. Null’altro, almeno per quel che riguarda l’esperienza di mio figlio”.

Ora dove vive e cosa fa Mattia?
“Vive a Piacenza e fa il cuoco, ha conosciuto un’infermiera di Piacenza e convivono da un anno”.

Ha visto il documentario «SanPa: luci e tenebre di San Patrignano? Cosa ne pensa e cosa pensa di Muccioli?
“Il film non porta rispetto alla persona per quello che ha fatto. Io Muccioli posso solo adorarlo, quello che ha fatto è grande. Ha ridato la dignità a 26mila ragazzi e questa è una cosa bellissima”.

I metodi certamente duri di Muccioli sono ancora attuati oggi a San Patrignano?
“A San Patrignano gli ex tossici sanno dare un amore che un genitore non sa dare. Io approvo tutto quello che ha fatto Muccioli in quegli anni. Le crisi d’astinenza non sono facili da gestire. Adesso il ragazzo entra già pulito a SanPa, un tempo entravano ancora tossici”.

Cosa si sente di consigliare a chi ha il problema della droga?
“Di farsi aiutare, di non avere vergogna. Mio figlio è nato due volte grazie a San Patrignano. Torna sempre a trovare i suoi amici su quella collina e quando fanno la messa in ricordo di Muccioli ci vado anche io. Mattia ci porta la fidanzata, per farle conoscere quelli che lui chiama gli amici veri”.

Quanto è cambiato Mattia?
“Da quando è uscito non mi ha più chiesto niente, si arrangia, è diventato un uomo. Con il mio compagno attuale prima non aveva nessun dialogo, adesso hanno un rapporto bellissimo. Ha riconquistato anche il rapporto con suo padre e con la sua compagna”.

Che speranze ha per il futuro di suo figlio?
“Spero solo che vada avanti così perchè quello che è diventato adesso è indescrivibile. Tutto grazie a San Patrignano. Ho parlato del film con gli amici dell’Associazione di Sondrio e tutti sono addolorati dal fango gettato su Muccioli dalla stessa gente che ha sputato nel piatto dove per anni ha mangiato. Lo hanno accusato persone che lui aveva salvato”.
Una testimonianza forte e chiara, che suona anche come un appello: chiunque ne avesse necessità, può chiamare l’Associazione Amici San Patrignano Sondrio, responsabile Letizia Cerri, telefono 347.6760086. Senza paura.

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