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Vaccino anti covid: poche dosi da Roma, la Lombardia valuta di fare da sè

Come prevedibile, con l'attuale calendario di forniture la vaccinazione completa entro giugno è impossibile, così la Regione vorrebbe comprarsi dose aggiuntive sul mercato internazionale. Un'intenzione già manifestata da altre Regioni come il Veneto

Vaccino anti covid: poche dosi da Roma, la Lombardia valuta di fare da sè
Cronaca 14 Febbraio 2021 ore 08:06

Regione Lombardia ha annunciato che da giovedì 18 febbraio prenderanno il via le vaccinazioni anti-Covid per le persone dagli 80 anni in su.

Un piano che prevede, nel giro di poco più di un mese, la vaccinazione di circa 726mila persone e che si innesta nell’ambizione, più volte dichiarata dal Pirellone, di arrivare ad aver vaccinato il 70 per cento (circa 6,6 milioni di persone) almeno della popolazione lombarda entro giugno.

Troppe poche dosi in arrivo

C’è solo un problema: la disponibilità dei vaccini. Nel tardo pomeriggio di ieri (venerdì 12 febbraio), l’assessore al Welfare Letizia Moratti è stata molto chiara: «Se le cose dovessero rimanere come prospettato dal commissario Arcuri, la Lombardia non sarà in grado di vaccinare tutta la popolazione entro giugno».

Molte le incognite

Il motivo è che «le categorie tra i 55 e gli 80 anni dovrebbero essere coperte con i vaccini Pfizer e Moderna, che al momento sono insufficienti». Ovviamente, da qui alle prossime settimane le cose potrebbero cambiare: non solo potrebbero arrivare più dosi di questi vaccini con l’implementazione delle produzioni, ma potrebbero anche arrivare nuovi vaccini, attualmente in fase di valutazione.

L’ipotesi dell’acquisto autonomo di dosi

Allo stesso tempo, però, questa incertezza non aiuta di certo la programmazione. Per questo motivo, Moratti ha anche detto che «verificheremo se ci sono i requisiti per gli acquisti autonomi». A quanto pare, dunque, Regione Lombardia sembra voler provare a seguire la strada intrapresa da Zaia in Veneto, che da diversi giorni ha annunciato di essersi mosso sul mercato internazionale per valutare l’acquisto di dosi di vaccino in maniera autonoma.

Dal momento che gli Stati hanno affidato la contrattazione all’Unione Europea infatti per l’Italia non sarebbe possibile acquistare per conto proprio ulteriori dosi aggiuntive. Diverso però per le Regioni, che comunque non potrebbero contrattare direttamente con le aziende farmaceutiche ma dovrebbero affidarsi al mercato secondario (internazionale, appunto): semplificando, comprando le dosi da degli intermediari esteri (aziende o altri Stati), che al momento propongono prezzi anche sei-sette volte a quello proposto dal produttore.

Un costo accettabile, per chi vuole seguire questa strada, perchè permetterebbe di chiudere prima la campagna vaccinale raggiungendo anticipatamente l’immunità di gregge che si spera possa permettere un rapido ritorno a una sorta di normalità e soprattutto a un’uscita dalla crisi economica. Se ce la si dovesse fare, le dosi “nazionali” che arriverebbero nei mesi successivi sarebbero inviate alle Regioni ancora in corso di vaccinazione.

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