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Val Belviso, già due licenziati dall’Azienda

Scoppia il caso della gestione della Riserva. Il contratto stipulato col Comune prevedeva due guardiacaccia assunti a tempo indeterminato.

Val Belviso, già due licenziati dall’Azienda
Cronaca Tiranese, 09 Marzo 2021 ore 06:47

In tempo di rinnovo del Piano faunistico venatorio, la lista Comune di Tutti, minoranza di Teglio, ha fatto sua la atavica problematica della Azienda faunistico venatoria Val Belviso Barbellino, sita sul territorio del Comune. Il contratto concessione uso terreni di proprietà comunale come da ultima delibera consigliare del 26 novembre 2015 stipulato fra il Comune e l’Azienda prevedeva due guardiacaccia del Comune di Teglio assunti a tempo indeterminato. A febbraio uno dei due era stato licenziato senza successiva sostituzione, ed a ottobre la stessa sorte è capitata al secondo. I due licenziati hanno scritto al primo cittadino Elio Moretti ma nulla è cambiato. Al momento 5000 ettari di terreno nel territorio di Teglio sono ancora in mano a terzi anzichè a cittadini tellini. Anche un nutrito gruppo di cacciatori del paese ha scritto una nota. Vediamola.

L’analisi

“Analizzando le dichiarazioni fatte da parte dei gestori della Azienda faunistica venatoria è tutto molto bello, chiaro e trasparente. Ma dalle informazioni che abbiamo risulta che hanno licenziato persone che erano al loro servizio da anni, giustificandosi, per esempio, con scarso rendimento, mancanza di professionalità, poca disponibilità ecc. Sono argomenti con i piedi di argilla. Molto difficile entrare nel problema, visto il mercato del lavoro in Italia e il rischio che si finisca a tarallucci e vino. Anche se non sappiamo quanto sia sindacalmente legittimo assicurare i guardiacaccia con contributi agricoli. Non abbiamo nulla di personale con i gestori delle Aziende faunistiche – venatorie anche dal punto di vista legale, la situazione è sicuramente verbalizzata e controfirmata dagli organi competenti, visto che si tratta di persone facoltose da un lato ed enti pubblici dall’altro. Però ci sorgono dei dubbi sulla legittimità dell’operazione. Avevamo chiesto al Comitato e anche ai responsabili della regione di dare un occhio alla situazione: un contratto fra ente pubblico, in tal caso il Comune, con privati, non può e non dovrebbe essere lettera morta perché coinvolge interessi pubblici e quindi soggetti a modifiche, varianti, addirittura annullamenti in base al periodo storico e politico, si cambiano governi e tendenze politiche, e è possibile che si possano ancora elargire privilegi? Occorre sfatare il mito che con i soldi si compra tutto”.

La storia

Non solo. “Forse agli inizi del secolo scorso, quando sono stati stipulati certi accordi, la situazione era un po’ diversa; c’era una realtà politica totalitaria, che non accordava al popolo nessuna decisione. Attualmente le condizioni sono fortunatamente cambiate, pertanto anche i diritti e i doveri del cittadino, come quelli delle istituzioni. Con la democrazia, le opportunità, non possono essere diverse, in base al potere economico o alla fede politica, altrimenti si va ai privilegi”. E ancora: “Come cittadini, e dopo come cacciatori, ci sentiamo privati dalla gestione del territorio comunale per uso venatorio, se pensiamo che questo beneficio va a persone che non risiedono nemmeno nel nostro Comune, mentre noi siamo vincolati su un fazzoletto di terra e non possiamo spostarci in mandamenti come Sondrio, Castello dell’Acqua, Chiuro ecc., un po’ di rabbia ci pervade”.

Finale

Il finale: “Sicuramente si solleverà il problema economico, ma non crediamo che un Comune come il nostro abbia bisogno di questi introiti, sicuramente i soldi fanno comodo, ma si possono prendere anche da altre parti, come lo sfruttamento dell’idroelettrico e magari creando strutture didattiche e turistiche per osservare la fauna”. Il finale: “Come si vede i tempi sono maturi per intervenire, argomenti ce ne sono parecchi, vorremmo chiarire a chi ci accompagna in questa avventura che non vogliamo in nessun modo danneggiare economicamente le persone chiamate in causa, credo che l’argomento non danneggi economicamente nessuno; cerchiamo solo di sottrarre il giocattolo a chi lo usa da tempo per continuare il gioco con le regole chiare e uguali per tutti i partecipanti”. La chiosa è di Lucia Codurelli: “La Provincia è stata salvata per salvaguardare il territorio, ma è possibile che un Piano non tenga conto dell’ambiente, degli agricoltori che tanto vengono osannati ma poi sono soli rispetto alle razzie di cinghiali e altro?”.

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