La storia dell’impianto di Truzzo raccontata da Bruno Mezzera

La conferenza nella chiesa di San Bernardo

La storia dell’impianto di Truzzo raccontata da Bruno Mezzera
21 Agosto 2017 ore 07:50

Nella chiesa di San Bernardo in Val San Giacomo, gentilmente messa a disposizione dal parroco don Casimiro Digoncelli,  Bruno Mezzera ha ripercorso la storia dell’impianto idroelettrico Truzzo – San Bernardo. La serata è stata organizzata da Nicola Copes in collaborazione con il Centro di studi storici valchiavennaschi e, nonostante la pioggia, ha visto la partecipazione di un centinaio di persone.

La storia dell’impianto realizzato negli anni venti del Novecento

L’impianto fu realizzato negli anni Venti del Novecento. Per prima cosa, tra il 1924 e l’anno successivo, fu realizzato il piano inclinato di servizio con stazione di partenza dalla località Vignola, in sponda destra del torrente Liro, e arrivo a San Bernardo. Il piano inclinato, con uno sviluppo di mille metri, superava un dislivello di 460 metri e aveva una portata massima di 105 quintali. Una Decauville, che aveva una lunghezza poco superiore ai 500 metri, collegava la stazione di arrivo del piano inclinato alla centrale idroelettrica.

La composizione della centrale

La centrale vera e propria si compone di due edifici principali: la sala macchine, dove furono installati i gruppi e i quadri di controllo, e la sala trasformatori elevatori di tensione, alla quale faceva capo la linea a 130.000 Volt di collegamento con la centrale idroelettrica di Mese.

I materiali per la costruzione reperiti sul posto

Per la costruzione della diga gran parte dei materiali vennero reperiti sul posto: il pietrame da apposita cava aperta in sponda sinistra del lago di Truzzo, gli inerti per frantumazione della pietra e la sabbia da un conoide detritico sulla stessa sponda. Il cemento, il legname, il ferro, i bolognini di granito per il rivestimento della diga e tutti i restanti materiali furono trasportati con delle teleferiche. La malta e il calcestruzzo vennero confezionati sul posto a mezzo di una betoniera a tamburo che, con i compressori d’aria, era l’unico macchinario presente. Nonostante queste limitazioni si ebbe una produzione media giornaliera di ben 250-300 metri cubi di calcestruzzo, che veniva trasportato e gettato a mezzo dei vagoncini Decauville su un binario ad anello.

Il ricordo dei lavoratori

Nel corso della serata Bruno Mezzera, che nella seconda metà del Novecento è stato direttore dell’impianto, ha ricordato tutti coloro che lavorarono nella centrale di San Bernardo, entrata in funzione nel 1928.

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