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Alpeggi, allarme fieno per il caldo eccessivo

Nelle province di Como, Lecco, Sondrio, Brescia e Bergamo, sui pascoli calo del 20% di erba

Alpeggi, allarme fieno per il caldo eccessivo
Economia 22 Luglio 2017 ore 14:00

Monitoraggio di Coldiretti

Alpeggi, il caldo danneggia il fieno

Siccità, allarme fieno sugli alpeggi. Secondo un monitoraggio della Coldiretti Lombardia nelle province di Como, Lecco, Sondrio, Brescia e Bergamo, sui pascoli di montagna si registra in media un calo del 20% di erba a disposizione del bestiame. Michele Codega, allevatore 67enne di Colorina (Sondrio), spiega: “Ho gli animali in due alpeggi, uno in Val Cervia (1400 metri di quota) in cui ho 165 capi e l’altro a Caldenno (1600 metri di quota) con 110 capi, e in entrambi la situazione è disastrosa. Ho dovuto portare su gli animali in ritardo di circa 15 giorni, perché l’erba manca e quella che c’è è bruciata per colpa della combinazione di freddo e siccità: in 40 anni e passa ho visto poche altre volte dei pascoli ridotti così”.

Situazione di allerta

Una situazione di allerta che riguarda circa 600 alpeggi lombardi con oltre 800 malghe – spiega la Coldiretti Lombardia – la maggior parte delle quali concentrate in provincia di Sondrio (37%), Brescia (30%), Bergamo (24%), Como (8%), Lecco (8%), ma presenti anche nel Pavese. In tutta la Lombardia i prati a pascolo superano i 109mila ettari, di cui quasi la metà in provincia Sondrio, 27 mila ettari nel Bresciano, 21 mila ettari nella Bergamasca, quasi 10 mila in provincia di Como, oltre 2.600 nel Lecchese e 500 ettari in provincia di Pavia. Appezzamenti a pascolo sono presenti anche a Varese (257 ettari), Mantova (146 ettari), Cremona (103 ettari), Milano (42 ettari), Lodi (22 ettari) e Monza Brianza (12 ettari).

Le parole di Alberto Libera

“Sono 47 anni che vado in alpeggio e non ho mai visto una situazione del genere – racconta Alberto Libera, allevatore 51enne di Colorina – l’erba è davvero poca, per colpa del freddo in primavera e della siccità che non ci dà tregua. Quest’anno sarò costretto a riportare in stalla in anticipo i 160 capi che possiedo tra manze, vitelli e vacche da latte. Sono arrivato in alpeggio alla fine di giugno e al massimo tornerò indietro il 20 settembre, sempre che l’erba basti”.

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