Livigno, il caso Spöl sotto la lente della Commissione europea

Il caso diventa europeo

Livigno, il caso Spöl sotto la lente della Commissione europea
04 Ottobre 2017 ore 17:26

Intervento della eurodeputata M5S Eleonora Evi

Livigno, il caso Spöl sotto la lente della Commissione europea

Il caso del fiume Spöl di Livigno finisce sotto inchiesta in Europa. Da tempo oggetto dell’impegno dei portavoce del MoVimento 5 Stelle a più livelli istituzionali, dell’amministrazione di Livigno e del comitato ambientale “L’acqua è tua”, sul caso si è pronunciata anche la Commissione europea in risposta a un’interrogazione dell’eurodeputata M5S Eleonora Evi. Nell’interrogazione, Evi ha messo in evidenza il mancato rilascio del deflusso minimo vitale lungo 10 km di asta fluviale dello Spöl, che è stato trasformato in una vera e propria distesa di ghiaia a causa dell’eccessivo sfruttamento a scopi idroelettrici.

La Commissione

Nella sua risposta, la Commissione ha comunicato che è in corso una procedura di indagine sullo stato dei fiumi italiani. E che tale indagine, a seguito delle denunce presentate, ora comprende anche le criticità sollevate dal M5S e dalle associazioni ambientaliste in merito allo Spöl. La Commissione ha anche chiarito che deciderà quali altri provvedimenti pre-contenziosi adottare per garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla direttiva quadro sulle acque, sia per lo Spöl sia per gli altri corpi idrici italiani coperti dall’indagine.

Prossimi passi

Il prossimo step – ha spiegato la Commissione – sarà subordinato alla valutazione attualmente ancora in corso del decreto del febbraio 2017, con il quale il Ministero dell’ambiente avrebbe cercato di superare le criticità del “Deflusso Minimo Vitale” che dovrebbe essere sostituito da un nuovo parametro, il cosiddetto “Deflusso Minimo Ecologico”, meglio in grado di captare le variazioni dello stato dei fiumi. Nell’interrogazione l’eurodeputata M5S ha anche chiesto alla Commissione di esprimersi in merito al ritardo nell’adozione del “secondo ciclo” di piani di gestione dei bacini idrografici in Italia, sempre previsto dalla direttiva quadro sulle acque.

Azioni

A questo riguardo, la Commissione ha informato di aver archiviato la procedura di infrazione avviata per mancata adozione dei piani in seguito alla loro comunicazione ufficiale da parte del Governo. Anche in questo caso, tuttavia, la Commissione annuncia che si avvarrà della facoltà di adottare nuove misure nei confronti dell’Italia qualora i piani di gestione, che sono in fase di valutazione in sede europea, dovessero risultare inadeguati a garantire la tutela effettiva dei corpi idrici in Italia.

Il commento

“Sono soddisfatta poiché le ragioni ambientali sono state ascoltate e prese in considerazione in un’indagine volta a porre un freno all’eccessivo sfruttamento dei corpi idrici, non solo in Lombardia ma in tutta Italia. Eserciteremo ogni pressione affinché il corso d’acqua della vallata di Livigno torni a vivere e manterremo alta l’attenzione sulla problematica oggetto dell’indagine. Una problematica di carattere sistemico e dagli impatti devastanti per lo stato dei nostri fiumi”, dichiara l’eurodeputata M5S.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia