Politica
L'intervento

Il no a Draghi è un no all'Europa

La riflessione di Enrico Brivio (segretario della sezione 'Ezio Vedovelli' del Movimento federalista europeo) e Guido Monti (responsabile del Comitato provinciale per l'Europa di Sondrio).

Il no a Draghi è un no all'Europa
Politica Sondrio, 21 Luglio 2022 ore 10:19

La crisi di Governo con il no a Draghi è un no all'Europa. A sostenerlo sono Giuseppe Enrico Brivio (segretario della sezione 'Ezio Vedovelli' del Movimento federalista europeo) e Guido Monti (responsabile del Comitato provinciale per l'Europa di Sondrio).

Il no a Draghi è un no all'Europa

Ecco l'intervento di Brivio e Monti:

"Il cerchio del disegno populista, nazionalista e anti europeo si è chiuso e minaccia di mettere in ginocchio l'Italia e l'Europa. Il delitto politico imperfetto è stato realizzato e Mario Draghi ha tolto il disturbo per volontà di un'accolita di suoi detrattori, molti dei quali dell'ultima o penultima ora. Ai fratellini d'Italia da sempre avversi all'ex presidente della Bce e ai pentastellati 'scappati di casa' - come li ha sagacemente definiti un loro avversario -, che gli hanno voltato le spalle in un soprassalto di malcelata suscettibilità, si sono aggiunti in parlamento gli irritati leghisti di capitan Fracassa Salvini e quel che resta della fu Forza Italia, ridotta ai minimi termini e già proiettata sullo scenario del dopo voto, ormai all'orizzonte autunnale. Sofismi bizantini e sussulti di presunta dignità, meritevoli di miglior causa, hanno prevalso sulle necessità essenziali per gli italiani, che hanno assistito attoniti e impotenti a tanto scempio. Populisti e sovranisti, che si sono cacciati con le loro mani in un angolo buio dal quale difficilmente riusciranno a riemergere col consenso di un elettorato stanco dei giochi di palazzo, dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e rendersi conto del male arrecato al proprio Paese, e non solo. La stessa Ue, bisognosa di unità d'intenti in questo difficile frangente storico contraddistinto dall'aggressione russa all'Ucraina con le relative conseguenze diplomatiche ed economiche, ha manifestato palesemente la sua perplessità ed il profondo sconforto per la fine di un esecutivo sul quale contava molto. Da un canto la Commissione europea attendeva dall'Italia provvedimenti e riforme per dare il via libera ai fondi previsti per l'attuazione del Pnrr, dall'altro le istituzioni europee facevano affidamento sull'esecutivo guidato da Draghi, una figura di specchiata onestà e di indiscusso prestigio internazionale, per dare un impulso al processo d'integrazione europea. Adesso tutto viene rimesso in dubbio da una crisi di governo intempestiva quanto scellerata e a questo punto c'è solo da augurarsi che dalle prossime elezioni possa emergere una classe dirigente più avveduta e lungimirante, e attenta ai reali bisogni popolari piuttosto che ai propri beceri e meschini interessi di bottega. Gli elettori attenti sapranno distinguere fra le forze che guardano all'Europa e chi si è smascherato mettendo a nudo il proprio anacronistico nazionalismo inadatto a risolvere le gravi questioni sul tappeto".

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