Nel grande mosaico della sicurezza sui luoghi di lavoro, una tessera fondamentale, spesso sottovalutata nella routine aziendale, è quella dei dirigenti per la sicurezza. Non si tratta soltanto di un’etichetta o di un titolo formale, ma di una funzione con un peso concreto nelle decisioni organizzative che riguardano la salute, l’incolumità e la prevenzione degli infortuni. Chi ricopre questo ruolo deve possedere non solo competenze tecniche, ma soprattutto una solida preparazione, in grado di tradurre norme e procedure in comportamenti quotidiani sicuri e consapevoli. Una responsabilità che, se ben compresa e supportata, può trasformare l’ambiente di lavoro da potenziale fonte di rischio a spazio di crescita e benessere.
Il ruolo del dirigente per la sicurezza nel contesto normativo
In Italia, il concetto di dirigenti per la sicurezza trova la sua cornice normativa nel Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro. Secondo la legge, il dirigente è definito come quella persona che, grazie alle sue competenze professionali e ai poteri gerarchici e funzionali a lui conferiti, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando sul corretto svolgimento delle operazioni. Questa definizione sottolinea che non si tratta di un semplice ruolo gerarchico, ma di un riferimento operativo per la sicurezza: chi esercita questa funzione ha il dovere di garantire che l’organizzazione risponda ai requisiti stabiliti dal Testo Unico e che ogni processo venga gestito con criteri di prevenzione efficaci.
La normativa insiste sull’importanza della formazione e dell’informazione per dirigenti, preposti e lavoratori: il datore di lavoro deve assicurare che ciascun soggetto coinvolto riceva un’adeguata preparazione in materia di salute e sicurezza, in relazione ai propri compiti specifici. In questo contesto i dirigenti non sono semplici destinatari passivi di regole, ma protagonisti attivi del sistema di prevenzione, con un ruolo di garante sia per i propri collaboratori sia per l’organizzazione nel suo complesso.
Oltre alla legge nazionale, le recenti regolamentazioni stabilite dalla Conferenza Stato-Regioni del 17 aprile 2025 hanno aggiornato i criteri generali per la formazione obbligatoria dei soggetti coinvolti nella sicurezza sul lavoro, compresi i dirigenti. Questo accordo ha ridefinito contenuti, metodi e durate dei corsi, con l’obiettivo di rendere più coerente e qualitativamente adeguata la preparazione dei professionisti della sicurezza.
Perché formazione e informazione sono così cruciali
Nella pratica quotidiana, la sicurezza sul lavoro vive di dettagli: procedure operative, valutazioni di rischio, monitoraggio delle criticità, partecipazione dei lavoratori alle scelte preventive. In questo scenario, la formazione dei dirigenti per la sicurezza non può essere considerata un semplice obbligo burocratico da assolvere “per legge”, ma deve essere intesa come un investimento strategico per l’azienda. Una formazione di qualità migliora la capacità di interpretare correttamente i rischi, di attuare misure preventive efficaci e di coinvolgere lavoratori e preposti in un dialogo virtuoso sulla protezione dei diritti fondamentali alla salute.
Un dirigente ben formato è in grado di leggere la normativa non come un labirinto di articoli, ma come una mappa di strumenti pragmatica per prevenire incidenti e per costruire comportamenti sostenibili. È un ponte tra le regole astratte e le situazioni reali che si incontrano ogni giorno in un luogo di lavoro. Senza una corretta informazione continua, anche i professionisti più attenti rischiano di perdere di vista le novità legislative, le tecniche evolute di prevenzione o gli aggiornamenti metodologici più efficaci per la gestione dei processi di sicurezza.
La formazione, inoltre, aiuta a consolidare una cultura aziendale in cui la sicurezza diventa valore condiviso, non un elemento isolato. In questo senso, l’informazione non è solo trasferimento di contenuti tecnici, ma anche socializzazione di pratiche e linguaggi, confronto su errori e successi, costruzione di una mentalità orientata alla prevenzione e al miglioramento continuo.
La formazione dei dirigenti: contenuti e modalità
Secondo l’Accordo Stato-Regioni, la formazione dei dirigenti per la sicurezza abbraccia molteplici aspetti, dal quadro giuridico alla gestione delle situazioni operative. Il corso dirigenti sicurezza comprende moduli sul sistema legislativo in materia di salute e sicurezza, sull’organizzazione e gestione dei processi di prevenzione, sull’individuazione e valutazione dei rischi e sulle tecniche di comunicazione con i lavoratori e gli altri soggetti coinvolti.
Tradizionalmente, la durata minima di tali corsi era di 16 ore con periodici aggiornamenti ogni cinque anni. Tuttavia, con il nuovo Accordo del 17 aprile 2025, si è definito un percorso di formazione di 12 ore, riconosciuto nei più recenti schemi formativi, che può essere erogato in aula, in videoconferenza o tramite piattaforma e-learning, rendendo più flessibile l’accesso alla formazione per chi lavora e per chi ha vincoli di tempo.
L’aggiornamento periodico è una componente centrale del processo formativo: la sicurezza sul lavoro non è una meta statica, ma un percorso in continua evoluzione. Ogni novità normativa, ogni cambiamento organizzativo o tecnologico può introdurre nuovi rischi, impattando così sulle responsabilità e sulle competenze attese dai dirigenti.
Informazione e cultura della prevenzione: oltre la normativa
È importante sottolineare che la formazione non può esaurirsi nella frequenza di un corso teorico. La formazione continua, che include comunicazioni interne, condivisione di procedure aggiornate, momenti di riflessione sulle esperienze operative, è ciò che mantiene viva la cultura della sicurezza. In molte aziende, iniziative come workshop periodici, analisi di casi reali, simulazioni di rischio o sessioni di feedback con i lavoratori diventano parte integrante del sistema di prevenzione, rafforzando l’efficacia delle competenze acquisite in aula o online.
Non basta conoscere le regole, occorre tradurle in comportamenti coerenti e coerentemente richiamare gli altri a fare lo stesso. La cultura della sicurezza, infatti, si radica nei dettagli quotidiani: dalla segnalazione di un rischio potenziale alla gestione di un’informazione sulla corretta protezione personale, dalla capacità di ascoltare un lavoratore preoccupato a quella di valutare criticamente una procedura obsoleta.
La sicurezza come cultura condivisa
Nel dibattito contemporaneo sulla prevenzione e la tutela nei luoghi di lavoro, emerge con forza un elemento chiave: la sicurezza è tanto buona quanto la preparazione di chi la governa. I dirigenti per la sicurezza non sono figure marginali, ma pilastri attraverso cui si declinano nella pratica quotidiana i principi normativi e le migliori prassi di prevenzione. Una formazione adeguata, aggiornata e orientata all’informazione continua è il terreno su cui cresce una cultura della sicurezza che coinvolge ogni persona, ogni ruolo, ogni processo.
Investire nella formazione e nell’informazione significa investire sul futuro dell’azienda e sul benessere di chi ogni giorno contribuisce alla sua attività. Per questo motivo, la riflessione sulla sicurezza non può mai considerarsi conclusa: è un viaggio, non una destinazione.