La Casa Comunale di San Romerio è stata dedicata a Padre Camillo De Piaz, protagonista della vita culturale, civile e spirituale del nostro territorio, domenica scorsa. Questo il discorso del sindaco Stefania Stoppani, ospite dell’Associazione San Romerio. “Oggi la comunità di Tirano vive e condivide un momento particolarmente significativo. Con l’inaugurazione della Casa Comunale di San Romerio dedicata a Padre Camillo De Piaz, non celebriamo soltanto l’apertura di uno spazio di per sé già “iconico” per storia e per i valori comunitari che incarna, ma restituiamo alla nostra comunità un luogo della memoria, del dialogo e della cultura, affidandolo idealmente a una delle figure più alte che Tirano abbia espresso nel Novecento. Padre Camillo nacque il 24 febbraio 1918 a Madonna di Tirano, figlio di una famiglia operaia. Fin da ragazzo intraprese il cammino religioso nell’Ordine dei Servi di Maria, incontrando a Monte Berico colui che sarebbe stato l’amico di una vita, Padre David Maria Turoldo. Furono anni di studio, di ricerca e di formazione intellettuale intensa, vissuti tra Vicenza, Venezia e Roma. Già da giovane mostrò una straordinaria libertà di pensiero e una profonda passione per la conoscenza. Ordinato sacerdote nel 1941, durante gli anni più drammatici della guerra maturò la convinzione che la fede dovesse tradursi in responsabilità verso gli altri. Dopo l’8 settembre 1943 partecipò alla Resistenza, contribuendo all’organizzazione dell’antifascismo milanese, assistendo le famiglie dei perseguitati politici e collaborando alla diffusione di stampa clandestina. Nel dopoguerra fu protagonista di una stagione culturale e spirituale di grande valore. Attraverso l’esperienza della Corsia dei Servi fece della chiesa un luogo di confronto aperto, di ricerca e di dialogo con il mondo della cultura, della società e del lavoro. Fu amico di intellettuali, scrittori, filosofi e uomini di fede che hanno segnato la storia italiana del Novecento”.
Quando nel 1957 fu costretto a lasciare Milano, scelse di tornare tra i suoi monti.
Storia
“Da allora Tirano e la Valtellina divennero il centro della sua azione culturale e civile. Partecipò alla fondazione del Centro di Iniziativa Giovanile, collaborò alla nascita del Museo Etnografico Tiranese, sostenne numerose iniziative sociali e culturali, e continuò a essere una voce libera e autorevole sui temi della pace, della giustizia, della dignità della persona e della libertà di coscienza. Tra i luoghi ai quali Padre Camillo fu più profondamente legato vi fu certamente San Romerio. Grazie al suo impegno e a quello di tanti amici, negli anni Settanta la chiesa e la canonica dell’antico xenodochio furono recuperate dall’abbandono e restituite alla loro funzione di luogo di accoglienza, incontro e spiritualità. Qui Padre Camillo vedeva realizzarsi un ideale che lo accompagnò per tutta la vita: creare uno spazio in cui persone diverse per provenienza, cultura e convinzioni potessero incontrarsi e dialogare. Per questo il Comune di Tirano ha scelto di dedicargli questa casa. Non si tratta soltanto di un omaggio alla memoria. Il nostro desiderio è che il messaggio di Padre Camillo continui a vivere proprio qui, nel luogo che amava e che contribuì a salvare. Vogliamo che San Romerio diventi sempre più un laboratorio di idee, un punto di incontro tra popoli e culture, un luogo aperto alla riflessione, alla ricerca e al confronto. La posizione stessa di San Romerio, sospesa tra la Valtellina e la Val Poschiavo, tra Italia e Svizzera, ne fa naturalmente uno spazio di dialogo internazionale. È nostra intenzione valorizzarlo come sede di incontri culturali, seminari, convegni, momenti di approfondimento e iniziative capaci di richiamare studiosi, giovani, associazioni e cittadini da diverse realtà europee. Padre Camillo ci ha insegnato che la cultura non è un privilegio per pochi, ma uno strumento di crescita collettiva; che la fede autentica non teme il confronto; che la memoria serve a costruire il futuro; che la libertà e la dignità umana devono essere difese ogni giorno. A sedici anni dalla sua scomparsa, il modo migliore per ricordarlo non è soltanto custodirne il ricordo, ma proseguirne il cammino. Fare in modo che San Romerio continui a essere una casa aperta, un luogo di accoglienza e di dialogo, una finestra sulle Alpi e sull’Europa. Con questo spirito inauguriamo oggi questa Casa Comunale”.