Si è chiusa la seconda edizione di Teatro ad Alta Quota: quattro giorni nei paesi della Valmalenco tra teatro, musica, laboratori e partecipazione. E per il futuro prende forma l’idea di un Festival Off capace di uscire dai confini della valle e coinvolgere altri centri della Valtellina.
Quattro giorni, cinque Comuni e un’idea semplice che, alla fine, è diventata il filo conduttore di tutto: fare comunità attraverso la cultura. Il sipario è calato domenica 9 agosto 2026. La seconda edizione del Festival TAQ – Teatro ad Alta Quota ha attraversato Caspoggio, Torre di Santa Maria, Spriana, Lanzada e Chiesa in Valmalenco portando il teatro fuori dai luoghi tradizionalmente deputati allo spettacolo e facendolo entrare nelle piazze, nei parchi, nelle strade e nella quotidianità dei paesi. Non un cartellone costruito semplicemente mettendo in fila spettacoli e concerti, ma un percorso nel quale ogni giornata ha avuto una propria identità e ogni Comune ha aggiunto qualcosa al racconto complessivo del festival.
Il Festival TAQ è partito da Caspoggio
Il TAQ è partito giovedì 6 agosto da Caspoggio, scegliendo per l’apertura una delle radici più profonde del teatro italiano: la Commedia dell’Arte. A inaugurare il festival sono stati I Nuovi Scalzi, arrivati dalla Puglia con La Ridiculosa Commedia. Una partenza che ha riportato il teatro alla sua dimensione più antica e popolare, quella di un’arte capace di vivere davanti alle persone, senza bisogno di separazioni rigide tra palco e comunità.
Poi il linguaggio è cambiato completamente. Dopo il teatro e il momento conviviale della cena street food, lo spazio è passato al rock dei The Scramble & The Cats, band tornata in Valmalenco anche grazie alle richieste arrivate direttamente dal pubblico.
Ed è già qui che si riconosce una delle caratteristiche del TAQ: attraversare generi, pubblici e generazioni diverse senza costruire compartimenti stagni. Si può arrivare per uno spettacolo teatrale, fermarsi per mangiare e ritrovarsi poco dopo davanti a un concerto rock.
A Torre di Santa Maria il festival e la festa del paese
Venerdì il TAQ si è spostato a Torre di Santa Maria, dove il festival ha incontrato una realtà che appartiene profondamente alla storia del paese: la Festa di Torre. Qui il teatro è arrivato con Teatro Strappato e Arepa & Polenta, uno spettacolo che già nel titolo mette insieme mondi differenti: l’arepa della cultura latinoamericana e la polenta delle nostre montagne.
Due tradizioni lontane che finiscono nello stesso spazio, esattamente come persone e linguaggi differenti finiscono per incontrarsi dentro un festival.
Ma Torre ha raccontato soprattutto il significato della parola partecipazione. La festa viene portata avanti da un’associazione con un direttivo giovanissimo e da circa cento volontari. Ragazzi che aspettano di raggiungere l’età necessaria per poter entrare nell’organizzazione, generazioni più grandi che trasmettono esperienza, famiglie che sentono l’appuntamento come qualcosa di proprio.
Il TAQ si è inserito dentro questa energia senza sostituirla, ma facendone parte. Teatro, cena, musica e festa hanno così smesso di essere momenti separati per diventare pezzi della stessa serata.
A Spriana tra teatro e natura
Anche Spriana è stata parte di questo percorso attraverso le attività dedicate ai più piccoli.
Uno degli elementi che definiscono l’identità del Festival TAQ è infatti FantaTAQ, il progetto itinerante che mette insieme teatro, musica, flora e fauna e che coinvolge direttamente le associazioni dei diversi Comuni.
I bambini non vengono chiamati semplicemente ad assistere. Imparano, suonano, cantano, scoprono il territorio e poi diventano loro stessi parte del festival. Le parate musicali che precedono gli spettacoli nascono proprio da questo lavoro: cinquanta bambini che attraversano i paesi e annunciano l’inizio della serata, portando letteralmente il festival nelle strade.
È forse una delle immagini che raccontano meglio il progetto: il pubblico non deve soltanto raggiungere il teatro. È il teatro che va incontro al pubblico.
Lanzada e Chiesa per il gran finale
Sabato 8 agosto il viaggio è arrivato a Lanzada. In Piazza del Magnan il CTU – Centro Teatrale Universitario di Urbino ha portato in scena Lo chiamavano Brancaleone, all’interno di una collaborazione che mette in relazione il TAQ con Urbino Teatro Urbano e apre il festival valtellinese al dialogo con altre realtà culturali italiane e internazionali.
Ma anche la geografia della serata è diventata parte dello spettacolo. Terminato il teatro, il pubblico non è rimasto fermo nello stesso punto: si è spostato lungo la via da Piazza del Magnan fino al Bar 7 Nani, dove la giornata è proseguita con la cena street food e il concerto folk dei 5 uomini sulla cassa del morto, formazione proveniente dal Friuli-Venezia Giulia. Poche centinaia di metri, ma dentro quei metri c’è una precisa idea di festival. Usare il paese, attraversarlo, far muovere le persone, trasformare strade e piazze in parti dello stesso palcoscenico.
Per la chiusura di domenica 9 agosto, al Parco di Vassalini a Chiesa in Valmalenco, il TAQ ha scelto invece di cambiare prospettiva.
Prima dei professionisti sono arrivati i ragazzi. Sul palco è andato in scena il lavoro nato da EstaTAQ, il nuovo centro estivo teatrale che per cinque giorni ha accompagnato ragazze e ragazzi nella costruzione di uno spettacolo attraverso drammaturgia, recitazione, musica, scenografia, costumi e video making. Il senso non era preparare giovani attori professionisti in cinque giorni. Era far sperimentare cosa significhi costruire qualcosa insieme, assumersi una responsabilità all’interno di un gruppo, trovare il proprio posto dentro un racconto e poi avere il coraggio di portarlo davanti a un pubblico.
Dopo lo spettacolo dei ragazzi, la giornata ha continuato ad aprirsi a linguaggi differenti con la Ginnastica & FreeStyle, affidata a giovanissimi appassionati di acrobatica in collaborazione con Sondrio Nuova Sportiva.
Alle 21 il teatro professionale è tornato protagonista con Circo a Vapore, compagnia romana che ha portato a Vassalini Funambules, spettacolo costruito sul linguaggio dei clown e del teatro fisico.
Infine la musica, con il DJ set di Simonelly, ha chiuso il festival riportando ancora una volta persone ed età diverse nello stesso spazio.
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