Verso il futuro

Il Libro Verde per la Valtellina è l’agenda dei prossimi anni

Il documento della Cisl nazionale si adatta perfettamente alle esigenze della nostra provincia

Il Libro Verde per la Valtellina è l’agenda dei prossimi anni

Con l’approvazione all’unanimità da parte del Comitato Esecutivo confederale del 21 settembre 2026, la Cisl nazionale guidata da Daniela Fumarola lancia il Libro Verde per il Patto sociale “Costruiamo insieme l’Italia di domani”: undici capitoli e oltre centoventi proposte per affrontare i nodi strutturali che frenano il Paese, dalla produttività stagnante ai salari fermi, dal declino demografico al peso del debito. Il Comitato Esecutivo ha impegnato l’intera organizzazione, ad ogni livello, a portare il confronto nei luoghi di lavoro e sui territori. La Cisl di Sondrio raccoglie l’invito e indica i temi su cui il Libro Verde parla direttamente alla nostra provincia.

«Molte delle proposte del Libro Verde rispondono a questioni che in questi anni abbiamo posto con forza sul nostro territorio. Ritrovarle in un progetto nazionale ci conferma che la strada era giusta, e ci chiede ora di trasformarle in scelte concrete», commenta Davide Fumagalli, segretario generale della Cisl di Sondrio.

Il Libro Verde per la Valtellina e l’inverno demografico

In vent’anni la provincia ha perso oltre 10.600 residenti sotto i 35 anni, mentre gli over 65 sono cresciuti di quasi 14.000 unità; l’indice di ricambio della popolazione in età attiva è al 163%, ben sopra la media lombarda (141%) e nazionale (147%).

«Il nostro è un inverno demografico più freddo che altrove – aggiunge –  Circa 3.000 giovani italiani under 35 lavorano nei Grigioni, attratti da retribuzioni che da noi non riusciamo a garantire. La fiscalità agevolata per i giovani lavoratori e il “paradigma dell’attrattività” che tiene insieme salari, welfare, casa e conciliazione proposti dal Libro Verde sono esattamente ciò che serve a un territorio di confine come il nostro».

La casa come infrastruttura di welfare.

Il Libro Verde afferma che la casa non è più l’esito dello sviluppo ma la sua precondizione.

«Da tempo denunciamo – ricorda Fumagalli – che in provincia non trovano un alloggio in affitto non solo le persone fragili, ma lavoratori e lavoratrici con un reddito, giovani che vogliono costruire un progetto di vita e chi arriva da fuori per lavorare nella sanità, nella scuola, nelle nostre aziende. Servono incentivi per spostare gli immobili dal mercato turistico agli affitti a lungo termine, garanzie per i proprietari, il recupero di spazi dismessi e un’agenzia provinciale per la casa».

Un welfare di comunità, non solo aziendale.

Il Libro Verde chiede di spostare le risorse dai bonus ai servizi e di costruire un “pacchetto di vita” che vada oltre la busta paga e i benefit aziendali: servizi, mobilità, abitare accessibile, cura.

«In un territorio fatto in larga parte di piccole e piccolissime imprese, il welfare non può fermarsi ai cancelli della singola azienda – spiega Fumagalli –. Serve un welfare territoriale che metta in rete imprese, bilateralità, Comuni, Ambiti e terzo settore, capace di offrire nidi, doposcuola, assistenza domiciliare agli anziani e sostegno ai caregiver anche a chi lavora in un’impresa con pochi dipendenti. Il welfare aziendale va orientato a bisogni reali e non ai buoni spesa. “Allo stesso modo, in montagna ospedali e ambulatori sono presidi di comunità: la carenza cronica di personale richiede incentivi, alloggi e un welfare territoriale attrattivo per medici e infermieri, e Case e Ospedali di Comunità che funzionino con personale e non solo con le strutture.” In una provincia che invecchia più in fretta del resto del Paese, la non autosufficienza e la conciliazione tra lavoro e cura non sono temi di nicchia: sono la condizione perché le famiglie restino e i giovani tornino».

Formazione e contrattazione territoriale.

Il diritto soggettivo alla formazione, con un conto personale per ogni lavoratore, e il superamento della frammentazione delle politiche attive devono trovare sempre più riscontro nelle applicazioni concrete.

«Il tavolo provinciale per l’orientamento e la formazione, nato su impulso della Cisl, è un metodo che il Libro Verde ora indica a livello nazionale – afferma Fumagalli –. Lo stesso metodo serve per la scuola: l’offerta scolastica va ripensata in coerenza con l’andamento demografico e con le esigenze di conciliazione delle famiglie».

Altrettanto rilevante, in un tessuto fatto di piccole imprese e di lavoro stagionale nel turismo e nell’agricoltura, è l’estensione della contrattazione decentrata ai territori e alle piccole imprese, per trasformare la produttività in salario anche dove oggi il secondo livello non arriva.

Una politica industriale per la montagna.

Le reti d’impresa e i patti di filiera proposti dal Libro Verde dialogano con il percorso avviato a luglio con il convegno “Manifattura di montagna”.

«Il nostro sistema manifatturiero, dalla media impresa alla bottega artigiana, non ha bisogno di crescere solo nei numeri ma nel valore che produce – sottolinea Fumagalli –. La manifattura, dove abbraccia il progresso tecnologico, è la più innovativa delle attività economiche, e dentro la manifattura di qualità ci sono i posti di lavoro più qualificati e stabili. Per arrivarci servono reti fondate sulla fiducia e luoghi dove formazione, ricerca e impresa lavorano insieme. È questo il lavoro che trattiene i giovani in valle».

Immigrazione governata, lavoro e dignità.

Il Libro Verde chiede ingressi legali commisurati ai fabbisogni e quote legate a percorsi formativi nei Paesi d’origine, respingendo la xenofobia della cosiddetta “remigrazione”.

«È quanto la Cisl di Sondrio, con ANOLF, le imprese e le istituzioni del territorio, sta già facendo con il Progetto Senegal “Competenze Oltre le Frontiere”: formazione in Senegal, ingresso regolare, inserimento lavorativo e integrazione. Volevamo lavoratori, sono arrivate persone e famiglie: per questo accanto al lavoro servono casa, scuola e servizi».

«Il Libro Verde non appartiene ai partiti ma alle lavoratrici e ai lavoratori – conclude Fumagalli –. Nelle prossime settimane lo porteremo nei luoghi di lavoro e ai tavoli con istituzioni e associazioni di categoria, perché il Patto sociale che proponiamo al Paese deve cominciare anche da qui, dalla nostra valle».