La montagna con le sue diversità, le connessioni con la pianura, l’identità culturale quale leva per il progresso, le politiche tagliate su misura ma anche l’impegno a lavorare insieme per trovare soluzioni ai problemi, con uno sguardo all’Europa.
Le politiche di sviluppo della montagna all’assemblea regionale
L’assemblea regionale di Uncem Lombardia, che si è svolta ieri, venerdì 23 ottobre 2026, a Lecco, nell’auditorium Plinio Agostoni, oltre i numeri e le analisi, ha posto molti motivi di riflessione, partendo dall’intelligenza territoriale del titolo che, alla logica dell’algoritmo contrappone quella dei luoghi e delle relazioni. Un’intelligenza d’insieme che è la vera forza propulsiva della montagna.
Al centro del dibattito, al quale hanno portato il loro contributo amministratori pubblici, ricercatori e tecnici, il tema del fare impresa in montagna, partendo dal progetto “Leader.In – Leader per l’integrazione dello sviluppo nelle aree rurali e interne”, commissionato ai ricercatori della Fondazione Romagnosi, da tre Gal, Valle Brembana, Valtellina, Parchi e Valli del Lecchese, con uno scopo preciso: avere una visione compiuta della montagna, evidenziando le peculiarità di ciascuna zona, per individuare modelli di intervento tagliati su misura, abiti che calzano a pennello.
Nel suo saluto all’assemblea, il presidente di Uncem Lombardia Tiziano Maffezzini è partito dai punti di forza della montagna: la capacità di adattarsi alle situazioni, di trovare le soluzioni ai problemi, il senso di comunità. Tratti essenziali che hanno caratterizzato il passato ma anche leve per lo sviluppo futuro.
Dopo di lui, il vicepresidente Massimo Ottelli, nell’introduzione, si è soffermato sul concetto di ripopolamento: per favorirlo servono impegno e investimenti, ma soprattutto misure ad hoc, come una fiscalità che riconosca la specificità della montagna e strumenti per compensare lo svantaggio oggettivo. Uncem farà la propria parte, impegnandosi su tre direttrici: sostenere imprese ed enti locali; preservare e mettere in sicurezza il territorio; valorizzare le risorse paesaggistiche e culturali. Per i saluti istituzionali sono intervenuti il sindaco di Lecco Filippo Boscagli, l’assessore regionale alla Montagna, Enti locali e Risorse idriche Massimo Sertori, che ha esortato a partire dalla montagna e dalle sue caratteristiche positive lasciando che siano i territori a decidere come utilizzare le loro risorse, e Giacomo Zamperini, presidente della Commissione speciale Valorizzazione e tutela dei territori montani e di confine del Consiglio regionale della Lombardia, che ha evidenziato l’importante ruolo di presidio svolto dalle Comunità Montane, 23 in Lombardia, che la Regione sostiene.
Il vicepresidente di Uncem Lombardia Alberto Mazzoleni ha incentrato la sua relazione sulla fiscalità di vantaggio e sugli strumenti regionali per chi fa impresa in montagna, sviluppando tre concetti: riconoscere lo svantaggio, misurarlo e compensarlo. Dal Right to stay approvato dalla Commissione Europea, che sarà fondamentale monitorare nel suo sviluppo per trarne benefici per la montagna, agli strumenti regionali esistenti, Irap agevolata, nuova impresa, Distretti del Commercio, Aree Interne, fino alle ZCT, le Zone di Compensazione Territoriale, che hanno l’obiettivo di compensare gli svantaggi strutturali di fare impresa e vivere in territori fragili.
Si è quindi entrati nel merito del progetto Leader.In, ed è stato Alberto Ceriani, dirigente e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Pavia, a presentare il lavoro di ricerca, che ha focalizzato l’attenzione sui territori critici, ad alto svantaggio, elaborando i dati, per indicare nuove vie per le politiche.
La tenuta dei negozi di vicinato, le cosiddette botteghe di paese, è un tema di tutta la comunità, in quanto le chiusure sono eventi sentinella che trascinano tutto il resto: non è una questione commerciale bensì un problema territoriale che richiede un’azione preventiva, poiché le misure generaliste non sono più sufficienti. I numeri sono eclatanti: la montagna lombarda ha perso 3400 esercizi in vent’anni. Emanuele Comi dell’Università di Bergamo ha evidenziato come misure assimilabili al credito d’imposta non siano la soluzione, perché a chi opera in montagna serve soprattutto un supporto, sia economico che logistico, per i pochi adempimenti esistenti. La soluzione è rappresentata da un soggetto attuatore con capacità amministrativa, in grado sia di garantire supporto agli operatori sia di valutare ex post gli interventi, che potrebbe essere individuato nei Gal.
Edoardo Slerca, vicepresidente della Fondazione Romagnosi, ha sintetizzato lo studio sulle tre province, Bergamo, Sondrio e Lecco, affini ma con storie diverse e valori di criticità che si differenziano, con quote più o meno alte di Comuni a rischio spopolamento. Tante concause determinano la chiusura delle attività commerciali, ha illustrato Nicolò Gatti, curatore del Rapporto, ma quelle che si sviluppano sono dinamiche di carattere sia temporale che spaziale, poiché a patirne le conseguenze potrebbe essere l’intero bacino, oltre i confini delle aree montane. Il dibattito che ne è seguito ha approfondito questi temi con i presidenti dei Gal Valle Brembana 2020, Lucia Morali, e Parchi e Valli del Lecchese, Giacomo Camozzini, che si sono soffermati su concetti quali fragilità e precarietà, per evidenziare l’importanza di concentrarsi sui servizi, indispensabili per i residenti e leva di attrattività per chi viene da fuori.
Dato atto che le politiche generaliste e le misure calate dall’alto non sono la soluzione, il presidente della Comunità Montana della Valchiavenna Davide Trussoni ha illustrato i contenuti del bando a fondo perduto, definito sui bisogni del territorio, partendo dal Piano socioeconomico, promosso dall’adesione degli operatori. Una risposta efficace ai bisogni specifici di chi fa impresa in un’area montana.
Le conclusioni sono state tratte dai due presidenti, di Uncem, Marco Bussone, e di Uncem Lombardia, Tiziano Maffezzini, che hanno incasellato i pezzi offerti dai relatori in un mosaico, individuando l’intelligenza territoriale quale sintesi del concetto di specificità, a riassumere la ricchezza della montagna, che si ritrova in quello che sono e in ciò che fanno i suoi abitanti. La capacità di essere unici e di mantenere l’autenticità che contraddistingue i territori montani è fondamentale, ma volgendo lo sguardo al futuro, consapevoli che il passato non tornerà e che non si potrà salvare tutto perché il contesto è profondamente cambiato e fenomeni come la denatalità, comune a tutte le realtà, montane e urbane, incidono in maniera significativa.