Importanti per le attività agricole d’alpeggio come per la fauna selvatica, le pozze d’abbeverata e i piccoli stagni rappresentano una risposta efficace alla crisi idrica che in queste settimane sta rendendo difficile la vita anche in quota.
A fronte di una situazione difficile, il Parco delle Orobie Valtellinesi intende intervenire per razionalizzare la gestione dell’acqua sui pascoli: due terzi dei contributi regionali annui per le manutenzioni straordinarie, pari a circa 200 mila euro, verranno utilizzati per raccogliere e conservare l’acqua piovana.
Crisi idrica, un progetto per recuperare le pozze d’abbeverata in quota
Finora, sul versante orobico valtellinese, la risorsa idrica non ha mai rappresentato un problema ma oggi, sempre più spesso, durante l’estate, le precipitazioni sono irregolari, con lunghi periodi asciutti a cui seguono improvvisi e violenti temporali.
«Chiederemo a Regione Lombardia di destinare questi fondi al recupero delle pozze d’abbeverata e, più in generale, alla gestione dell’acqua in quota – spiega il presidente Marco Ioli -. Siamo di fronte a una condizione che dobbiamo considerare ordinaria e, come tale, dobbiamo gestirla, intervenendo con decisione in aiuto agli alpeggiatori, che sono in difficoltà, e a tutela della biodiversità. L’obiettivo è quello di recuperare alcune pozze d’abbeverata, oggi interrate, già l’estate prossima, per evitare che i problemi di oggi si ripresentino, costringendo gli allevatori a riportare il bestiame nel fondovalle anzitempo».
Queste pozze, così come i piccoli stagni che costellano i pascoli orobici, non sono soltanto un elemento paesaggistico ma svolgono un ruolo fondamentale per il mantenimento della vita in quota, per tali motivi la loro oculata gestione, successiva al ripristino, garantirebbe una risposta efficace alle necessità delle terre alte.
Il Parco ha già contattato i Comuni, proprietari di molti degli alpeggi orobici attivi durante l’estate, e coinvolto caricatori e produttori per valutare le necessità di intervento, mentre gli uffici stanno definendo le priorità dal punto di vista faunistico e il valore della biodiversità che ruota attorno alle pozze e agli stagni.
«E’ evidente a tutti l’importanza che rivestono per gli animali domestici, poiché è comune vedere le vacche abbeverarsi – aggiunge il Ioli – Ma non meno rilevante è la funzione di queste pozze per gli animali selvatici. Ad esempio, i faunisti segnalano come la carenza d’acqua in quota incida sul tasso di mortalità dei giovani stambecchi, in quanto le madri la patiscono e non riescono più ad allattarli. Le conseguenze negative derivanti da questa stagione siccitosa si ripercuotono sull’intero ecosistema ed è quindi fondamentale intervenire puntando a una gestione razionale della risorsa idrica anche in quota».