Sciopero medici

Due giorni di sciopero per i medici di base

Adesione in massa a Chiavenna, tra le preoccupazioni il futuro della professione

Due giorni di sciopero per i medici di base

I medici di medicina generale della Casa di Comunità di Chiavenna faranno due giorni di sciopero, nelle giornate di martedì 15 e mercoledì 16 settembre, aderendo in massa allo sciopero nazionale indetto dalla Smi (Sindacato dei Medici Italiani). I medici che sciopereranno sono Canella, Chirico, Fanetti, Ferrari, Geronimi, Goncalves, Malusardi, Pelaez Perez, Scaramellini e Zuccarelli, che hanno motivato la loro decisione con una lettera aperta

Le ragioni dello sciopero

“Care cittadine, cari cittadini – si legge nella nota dei dottori – noi medici di medicina generale della Valchiavenna abbiamo deciso, a larga maggioranza, di aderire allo sciopero del 15 e 16 settembre. È una scelta che non prendiamo alla leggera, perché sappiamo che uno sciopero in sanità crea disagio proprio alle persone che assistiamo ogni giorno. Negli ultimi anni, pur operando in regime di convenzione, abbiamo sempre collaborato attivamente con le istituzioni. Il progetto che ci ha permesso di lavorare insieme in ospedale è stato sviluppato prima ancora che il modello delle Case della Comunità venisse formalmente introdotto. La nostra forma associativa ha contribuito, nel tempo, a rendere più attrattivo il lavoro sul territorio, favorendo l’arrivo di nuovi colleghi e aiutando a trattenere professionisti che, in altre condizioni, avrebbero potuto scegliere di andarsene. Sono stati anni difficili, ma abbiamo costruito un servizio che oggi rappresenta una realtà solida: certamente migliorabile, ma in grado di garantire a tutti i residenti della Valchiavenna un medico di riferimento e una continuità di assistenza. Una condizione tutt’altro che scontata, anche in aree metropolitane e città universitarie. Oggi, però, alcune nuove regole ci preoccupano. Ci viene richiesto di svolgere obbligatoriamente ore aggiuntive nella Casa di Comunità, per assistere soprattutto turisti e persone provenienti da altre regioni, da altri Paesi o da altri territori della Lombardia. È un servizio che può avere una sua utilità, ma che nella nostra realtà è spesso poco richiesto e sottrae tempo alle attività che potremmo dedicare ai nostri assistiti. Non siamo contrari alla Casa di Comunità, né alla collaborazione con gli altri servizi sanitari. Riteniamo però che queste attività debbano essere organizzate in modo razionale e, quando aggiuntive, incentivate e non semplicemente imposte. Ci preoccupa inoltre l’incertezza sul futuro della medicina generale. Le riforme si susseguono, gli obblighi cambiano e non sempre è chiaro quale sarà, tra pochi anni, il ruolo del medico di famiglia.
Siamo contrari a un’organizzazione dei servizi a doppio binario, pensata per offrire prestazioni attraverso una guardia medica diurna che non conosce il paziente che ha davanti. La sanità territoriale deve certamente evolvere, ma siamo convinti che riformare non significhi smontare ciò che funziona. Vogliamo continuare a garantire una medicina generale vicina alle persone, fondata sulla continuità delle cure, sulla conoscenza del paziente e sul rapporto di fiducia tra medico e cittadino. Per chi ha ancora molti anni di professione davanti a sé, e per i giovani medici che potrebbero scegliere questa professione, l’instabilità generata dalle frequentissime riorganizzazioni dei servizi rende difficile immaginare e costruire il proprio futuro professionale. Inoltre, rischia di indebolire un modello che ha storicamente dimostrato di essere efficace. Scioperiamo anche per difendere questo modello e per chiedere un futuro più chiaro, stabile e sostenibile per la medicina generale. Ci scusiamo per il disagio e ringraziamo i nostri pazienti per la comprensione”.