Lo studio e l'incontro

Frontalieri, cambiano i bisogni: oltre il salario, tempo e benessere

La ricerca CISL-OCST su 1.542 lavoratori: quasi uno su due dichiara una perdita di potere d’acquisto. Pesano disparità di genere, costi del pendolarismo e difficoltà di conciliazione. Il 24 ottobre a Varese la presentazione del volume

Frontalieri, cambiano i bisogni: oltre il salario, tempo e benessere
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Un incontro dedicato ai frontalieri e ai loro bisogni. Uno studio che fotografa situazione e aspettative e un convegno che si terrà sabato 24 ottobre 2026 al centro congressi di Varese “Ville Ponti”. A promuovere il momento di approfondimento sono i sindacati Cisl e Ocst che ne discuteranno con addetti ai lavori.

Frontalieri, cambiano i bisogni: oltre il salario, tempo e benessere

Il 73% è soddisfatto del proprio salario, ma il 48,4% dichiara che il potere d’acquisto è diminuito. Oltre metà ritiene di subire una discriminazione retributiva rispetto ai lavoratori residenti in Svizzera e il 42,7% segnala altre forme di discriminazione legate alla propria condizione di frontaliere. Intanto, quasi sei su dieci sono insoddisfatti del welfare aziendale e il 44,2% fatica a trovare un equilibrio soddisfacente tra vita e lavoro.

È la fotografia restituita dalla ricerca promossa da OCST, CISL dei Laghi, CISL Sondrio e CISL Piemonte Orientale, con il contributo scientifico di BiblioLavoro, il centro studi della CISL Lombardia. Un’indagine che, attraverso 1.542 questionari completi raccolti nel maggio 2026, porta al centro del dibattito le condizioni concrete delle persone che vivono in Italia e lavorano in Svizzera.

I risultati, come detto, saranno presentati il 24 ottobre 2026 al Centro Congressi Ville Ponti di Varese e sono raccolti nel volume “Lavorare oltre confine. Condizioni, bisogni e prospettive dei lavoratori frontalieri”, che affianca all’analisi una sezione dedicata alle proposte sindacali.

Alla tavola rotonda dedicata al rapporto tra istituzioni e lavoro transfrontaliero interverranno, tra gli altri, l’assessore regionale agli Enti locali, Montagna e Risorse energetiche Massimo Sertori e il sindaco di Chiavenna Luca Della Bitta.

Retribuzioni: le differenze di genere e il potere d’acquisto che arretra

La distribuzione delle retribuzioni evidenzia una netta differenza di genere: le donne sono maggiormente presenti nelle fasce salariali più basse, mentre gli uomini si concentrano maggiormente in quelle più elevate. Il 25,4% delle lavoratrici dichiara meno di 3.000 franchi lordi mensili, contro l’8,2% degli uomini; all’opposto, percepisce almeno 5.000 franchi il 41,1% degli uomini, rispetto al 22,2% delle donne. Differenze da leggere anche alla luce della diversa diffusione del tempo pieno, che riguarda l’85,3% degli uomini e il 51,1% delle donne.

Il salario resta un punto di forza dell’occupazione oltre confine: il 73% degli intervistati si dichiara abbastanza o molto soddisfatto. Tuttavia, gli aumenti non sembrano mettere al riparo dalla pressione sui bilanci familiari: a fronte di un 44,7% che segnala una crescita della retribuzione negli ultimi anni, il 48,4% dichiara una diminuzione del potere d’acquisto.

Discriminazioni: una percezione che attraversa il lavoro oltre confine

Il 55,6% ritiene di percepire un salario inferiore a quello di un residente in Svizzera impiegato in mansioni analoghe. La quota sale al 63,4% tra chi dichiara di non essere coperto da un Contratto collettivo di lavoro. La questione non si limita alla busta paga: il 42,7% segnala altre forme di discriminazione connesse alla condizione di frontaliere.

Sono percezioni ed esperienze dichiarate dai partecipanti che evidenziano una domanda diffusa di equità e riconoscimento professionale.

Welfare aziendale: mancano anche gli strumenti per i bisogni quotidiani

Il 58,9% è poco o per niente soddisfatto del welfare aziendale. Le risposte mostrano soprattutto una scarsa diffusione degli strumenti: l’89,1% dichiara l’assenza di buoni spesa o acquisto, il 79,8% di benefit assicurativi, il 71,8% di premi di produzione, il 66,3% di contributi per il trasporto e il 64,1% di mensa o buoni pasto. Un quadro che richiama il tema dei costi sostenuti dai lavoratori per svolgere quotidianamente la propria attività.

Pendolarismo: un costo in tempo e reddito

Il 31,7% trascorre oltre 90 minuti al giorno negli spostamenti di andata e ritorno tra casa e lavoro. Il mezzo prevalente è l’auto privata, utilizzata dal 73,2%. Il peso economico è rilevante: il 47,7% destina agli spostamenti tra il 5 e il 10% del salario mensile, mentre per un ulteriore 21,6% l’incidenza raggiunge il 10-20%. Per molti frontalieri, dunque, il viaggio quotidiano assorbe una parte significativa sia del tempo personale sia della retribuzione.

Telelavoro: molto apprezzato, ancora poco accessibile

Soltanto il 37,4% dichiara che la propria azienda consente il lavoro da remoto ai frontalieri. E dove viene consentito, nel 92,5% dei casi la quota autorizzata si colloca tra il 10 e il 25% dell’attività lavorativa.

Tra gli utilizzatori il giudizio è nettamente favorevole: il 62,7% valuta l’impatto molto positivamente e il 32,5% positivamente, per un totale del 95,2%. Il 94,3% vorrebbe poter lavorare da casa più frequentemente, soprattutto per conciliare meglio vita e lavoro, ridurre tempi e costi degli spostamenti e migliorare la qualità della vita. Il 44,2% degli intervistati è insoddisfatto della conciliazione: la quota raggiunge il 48,2%
tra chi non utilizza il telelavoro, contro il 30,5% tra chi lo sperimenta.

Previdenza e sanità: informazione insufficiente e forte preoccupazione

Il 69,1% dichiara di conoscere poco o per niente il funzionamento della propria cassa pensione, uno strumento centrale per la sicurezza economica futura. Proprio per rispondere a questo bisogno di informazione e di tutela, dal 1° ottobre CISL Sondrio ha avviato, in collaborazione con il Patronato INAS Svizzera, uno sportello dedicato ai lavoratori frontalieri, con consulenza personalizzata presso le sedi di
Chiavenna, Tirano e Vicosoprano.

Sulla cosiddetta “tassa sulla salute”, il giudizio è particolarmente netto: tra chi ritiene di avere elementi sufficienti per esprimersi, il 94,4% la considera abbastanza o molto penalizzante.

Formazione: oltre metà non partecipa, i meno istruiti restano più ai margini

Oltre un lavoratore su due non ha partecipato ad attività formative negli ultimi due anni. Tra i non laureati la mancata partecipazione arriva a circa il 60%, segnalando il rischio che chi dispone di minori qualifiche formali incontri anche maggiori difficoltà nell’aggiornamento professionale.

Il 38,4% giudica insufficienti le opportunità di formazione e aggiornamento. Tra chi ha ricevuto formazione aziendale, il 26% la considera poco o per niente utile e coerente con i propri fabbisogni.

Trasferirsi in Svizzera non è la risposta per tre intervistati su quattro

Il 76,9% si dichiara poco o per niente disponibile a trasferirsi in Svizzera. Tra i principali ostacoli figurano il costo della vita, indicato dal 71,3%, e quello della cassa malati, dal 54%. Seguono la lontananza dalla famiglia e dagli affetti e il timore di perdere potere d’acquisto.

La qualità del lavoro va oltre lo stipendio

Un approfondimento statistico conferma che il salario è solo una delle dimensioni associate alla soddisfazione lavorativa. Contano anche formazione, welfare aziendale e riconoscimento professionale, mentre spostamenti più lunghi e mancanza di copertura contrattuale si accompagnano a una minore soddisfazione. Una buona retribuzione resta importante, ma non esaurisce i bisogni di chi lavora oltre confine.

Dai dati alle priorità sindacali

È da questa lettura che prende forma la seconda parte del volume, dedicata alle proposte sindacali: rafforzare la contrattazione e contrastare le disparità, ampliare il welfare, migliorare mobilità e conciliazione, rendere più accessibili formazione e tutele. Un’agenda che valorizza la collaborazione con i sindacati svizzeri per rappresentare i lavoratori su entrambi i versanti del confine.

«Questi numeri confermano ciò che ascoltiamo ogni giorno dai frontalieri della nostra provincia – dichiara Davide Fumagalli, Segretario generale della CISL Sondrio –. Chi lavora oltre confine non chiede soltanto un buon salario, ma tempo, tutele e riconoscimento professionale. In Valtellina e in Valchiavenna, dove il lavoro frontaliero è una componente strutturale dell’economia e della vita di tante famiglie, mobilità e conciliazione pesano ancora di più».

«Una ricerca come questa – prosegue Fumagalli – può diventare anche una base di conoscenza condivisa per il nostro territorio. In questa prospettiva guardiamo con fiducia alla collaborazione con la Provincia: l’istituzione di un Osservatorio provinciale sui frontalieri potrebbe offrire un luogo stabile di confronto tra istituzioni, parti sociali e mondo economico, capace di trasformare dati come questi in scelte concrete per chi vive in provincia di Sondrio e lavora in Svizzera».