Il caso

I pescatori rivogliono la pesca a Cancano

Cresce il malcontento per il mancato ripopolamento ittico e le restrizioni dei laghi all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio.

I pescatori rivogliono la pesca a Cancano
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Cresce il malcontento tra i pescatori sportivi per il mancato ripopolamento ittico dei laghi di Cancano, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio. Le limitazioni alle immissioni di pesce, legate alle normative nazionali ed europee sulla tutela delle specie autoctone e degli ecosistemi acquatici, stanno creando difficoltà a chi frequenta abitualmente i bacini dell’Alta Valtellina per praticare la pesca amatoriale. La stretta riguarda in particolare l’introduzione di specie alloctone, come la trota fario di ceppo atlantico, la trota iridea e il coregone, tradizionalmente utilizzate nei ripopolamenti. Le disposizioni introdotte nel 2019 e le successive linee guida del 2020 hanno previsto condizioni più rigorose per le immissioni, con specifiche valutazioni dei rischi ambientali. A farsi portavoce del malcontento è Francis Bodognè, già presidente dell’Associazione Pesca Sportiva Alta Valle, che sottolinea le conseguenze delle restrizioni anche sul piano turistico. “È triste non vedere più a Cancano le famiglie con i bambini che arrivavano anche da lontano per trascorrere una giornata nella natura e praticare la pesca. C’è molto malcontento e diversi pescatori non hanno più rinnovato la licenza”, afferma Bodognè. Le limitazioni, ricorda, interessano anche altri corsi d’acqua del territorio, come il torrente Frodolfo e alcuni tratti dell’Adda a Cepina.

Ripercussioni

Secondo l’ex presidente, la diminuzione dei pescatori rischia di avere ripercussioni sulle attività economiche legate al turismo. “Cancano ha sempre rappresentato un richiamo per gli appassionati, che spesso si fermavano anche più giorni, contribuendo all’economia locale. Occorre trovare un accordo”, sostiene Bodognè, secondo il quale la particolare conformazione dei bacini consentirebbe di valutare soluzioni compatibili con la tutela ambientale. Segnalazioni e lamentele, aggiunge, sarebbero arrivate anche all’Unione Pesca Sportiva di Sondrio. Alle osservazioni dei pescatori risponde Franco Claretti, direttore del settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, che richiama le finalità di conservazione degli ambienti naturali protetti. “Comprendiamo il valore che la pesca riveste per molte persone e famiglie, anche come occasione di svago e contatto con la natura. Gli ambienti acquatici del Parco sono però tutelati da normative che mirano a conservarne gli equilibri ecologici e la biodiversità”, spiega il direttore. Claretti ricorda che la legge quadro sulle aree protette e le disposizioni sulle immissioni ittiche prevedono specifici divieti, condizioni e autorizzazioni, proprio per evitare che l’introduzione di specie estranee possa alterare gli ecosistemi e danneggiare la fauna autoctona. “Non si tratta di limitare la libertà delle persone fine a sé stessa, ma di riconoscere che la tutela del patrimonio naturale condiviso richiede anche scelte responsabili. Conservare questi ambienti significa preservarne la ricchezza biologica per le generazioni future”. Due esigenze, dunque, che si confrontano: da un lato la volontà dei pescatori di continuare a praticare un’attività legata anche alla frequentazione turistica di Cancano, dall’altro la necessità, ribadita dal Parco, di rispettare le norme a protezione degli ecosistemi acquatici.