Il ghiacciaio dei Forni, il secondo più grande d’Italia, è sempre più fragile. A confermarlo sono i dati presentati a Sondrio mercoledì da Carovana dei ghiacciai, la campagna internazionale di Legambiente realizzata con CIPRA Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, che dal 24 al 26 agosto ha fatto tappa in Alta Valtellina, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Il quadro emerso è preoccupante: dall’inizio del secolo il ghiacciaio è arretrato di circa 3 chilometri e nelle giornate più calde può perdere fino a 10 centimetri di spessore in un solo giorno. Secondo i dati dell’Università Statale di Milano, tra il 2014 e il 2022 la fronte si è ritirata di oltre 400 metri, mentre in alcuni punti la perdita di spessore ha raggiunto i 70 metri, pari all’altezza di un palazzo di venti piani. A preoccupare non è soltanto il ritmo della fusione, ma anche l’annerimento del ghiacciaio, l’aumento della copertura detritica e la disgregazione della fronte. Emblematica, secondo gli esperti, è la lingua inferiore del ghiacciaio, ormai tagliata da rocce che fino a pochi anni fa erano ancora coperte dal ghiaccio. A pesare non sono soltanto le alte temperature, ma anche gli eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti anche in quota. Le piogge intense dei giorni scorsi hanno interessato le Orobie valtellinesi e la Valfurva: in alcune zone sono caduti fino a 200 millimetri d’acqua in due giorni, mentre in Valfurva sono stati registrati 60 millimetri in 24 ore. Le precipitazioni hanno provocato anche la parziale esondazione del torrente Frodolfo e danneggiato un tratto del sentiero che dal Rifugio Forni conduce verso il ghiacciaio, come verificato durante l’escursione in quota della Carovana insieme agli esperti del Servizio Glaciologico Lombardo, dell’Università Statale di Milano e del Parco Nazionale dello Stelvio. Rifugi e ghiacciaio restano comunque raggiungibili. Durante la tappa lombarda, Carovana dei ghiacciai ha percorso il nuovo Sentiero glaciologico Stoppani-Desio, inaugurato a luglio nella Valle dei Forni. Lungo circa 4 chilometri, il percorso accompagna escursionisti e visitatori fino alla fronte del ghiacciaio attraverso 13 tappe informative, dedicate alla storia climatica, scientifica e ambientale del luogo.
Sentiero
Il sentiero è stato indicato come esempio di divulgazione e consapevolezza. Non un semplice itinerario escursionistico, ma uno strumento per leggere sul terreno la trasformazione del paesaggio e capire cosa sta accadendo ai ghiacciai alpini. Il ghiacciaio dei Forni, nel gruppo Ortles-Cevedale, è inoltre un luogo segnato dalla storia: durante la Prima guerra mondiale fu teatro di passaggi e presenze militari, le cui tracce stanno riemergendo anche a causa della fusione del ghiaccio. Dal Sentiero glaciologico Stoppani-Desio la Carovana ha lanciato anche un appello a frequentare la montagna con maggiore consapevolezza, accompagnato dal saluto al ghiacciaio in quota con il suono delle campane tibetane. Il messaggio è chiaro: montagne, ghiacciai e paesaggi stanno cambiando rapidamente e serve un nuovo modo di osservarli, attraversarli e proteggerli. Legambiente ha diffuso anche i dati dell’Osservatorio Città Clima: nei primi otto mesi del 2026, dal 1° gennaio al 23 agosto, sono stati registrati 72 eventi meteo estremi nelle regioni dell’arco alpino. La Lombardia, con 23 eventi, risulta la più colpita, seguita da Veneto e Piemonte. Tra i fenomeni più ricorrenti figurano danni da vento, allagamenti da piogge intense, siccità e temperature record. “Con questa tappa – ha spiegato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia – abbiamo portato in primo piano non solo la fragilità del ghiacciaio dei Forni, ma il modo concreto in cui il cambiamento climatico sta trasformando le montagne e il nostro rapporto con esse. Abbiamo camminato sotto una pioggia insistente, dopo settimane di siccità e pascoli ingialliti, attraversando, tra larici, prati e nuove morene, lo spazio lasciato libero dal ghiacciaio negli ultimi 150 anni”. Per Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente all’Università Milano Bicocca, il ritiro dei ghiacciai alpini è già oggi una realtà che le comunità di montagna vivono concretamente, con effetti sulla disponibilità d’acqua, sulla sicurezza del territorio e sull’economia locale. In questo senso, il ghiacciaio dei Forni rappresenta un esempio emblematico di una trasformazione che richiede conoscenza, monitoraggio e capacità di adattamento. Anche Riccardo Scotti, del Servizio Glaciologico Lombardo, ha sottolineato il valore del Sentiero Stoppani-Desio, pensato per creare consapevolezza attraverso le tappe informative lungo il percorso e aiutare visitatori ed escursionisti a comprendere le dinamiche glaciali, l’evoluzione del paesaggio e le cause dei cambiamenti in corso. Alla conferenza stampa di Sondrio sono intervenuti anche Guglielmina Diolaiuti dell’Università degli Studi di Milano e Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. Nel corso della mattinata è stato inoltre proiettato il video della tappa e premiato il vincitore del concorso fotografico Snap in Nature, promosso dal progetto Life NatConnect2030. Dopo Francia, Valle d’Aosta e Lombardia, la Carovana dei ghiacciai proseguirà il suo viaggio lungo l’arco alpino in Friuli-Venezia Giulia, sul ghiacciaio del Montasio, e poi in Piemonte, sul ghiacciaio di Coolidge-Monviso.