Il convegno “Olimpiadi 2026: quale legacy per il territorio?”, promosso dal PD provinciale giovedì 24 settembre alla Festa dell’Unità di Bianzone, al Centro Omar e Pietro, ha offerto l’occasione per tornare a discutere dell’eredità lasciata dai Giochi alla provincia di Sondrio: infrastrutture, mobilità, sviluppo economico, occupazione, turismo e qualità della vita nelle aree di montagna. Nelle intenzioni dei promotori, l’incontro doveva rappresentare un momento di confronto su ciò che resterà dopo l’evento olimpico. Il segretario provinciale del Partito Democratico Michele Iannotti aveva sottolineato come le Olimpiadi abbiano rappresentato “una grande occasione di visibilità e di investimento” per la provincia, ma anche la necessità di capire quali benefici concreti e duraturi rimarranno sul territorio. Secondo Iannotti, la legacy non può essere “una promessa continuamente rinviata”, ma deve tradursi in collegamenti migliori, servizi più efficienti, nuove opportunità e maggiore qualità della vita per chi vive in montagna. Sulla stessa linea anche Donato Valenti, coordinatore del Circolo Pd di Tirano, che aveva richiamato in particolare il ruolo del Tiranese e dell’Alta Valle, aree tra le più coinvolte dall’organizzazione dei Giochi e dai relativi disagi. Per Valenti, gli investimenti dovranno rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini: una ferrovia affidabile, una viabilità più sicura e il completamento delle opere sostitutive dei passaggi a livello.
Comitato
Proprio su questo punto si è inserita la presa di posizione del Comitato per la tutela e la valorizzazione del territorio agricolo del piano di Bianzone, che alla vigilia del convegno aveva inviato agli organizzatori un documento dal titolo “Quale legacy per Bianzone? Dieci domande che a Bianzone non si possono evitare”, chiedendo che fosse trasmesso ai relatori e che un rappresentante potesse illustrarlo brevemente nella prima parte dell’incontro. Al centro del documento c’è il futuro della Piana del Ranèe, area agricola che il Comitato definisce integra e produttiva, tutelata dal PGT e riconosciuta come area agricola strategica. Qui è previsto il progetto per la soppressione dei tre passaggi a livello di Bianzone, con un sottopasso carrabile, una rotatoria e circa 1.100 metri di nuova viabilità nel cuore della Piana. Il Comitato pone innanzitutto una questione di eredità territoriale. Nel documento spiegato da Edj Polinelli viene richiamato quanto riportato da RFI nel progetto esecutivo, secondo cui le aree interessate dall’opera, oggi agricole, potrebbero subire un cambio di destinazione d’uso ed essere ricondotte a utilizzi di tipo commerciale-industriale. Da qui l’interrogativo: se l’obiettivo è mantenere agricolo il Ranèe, perché creare oggi le condizioni infrastrutturali per una possibile trasformazione futura? Le altre domande riguardano l’utilità dell’opera, il danno al territorio e i presupposti dell’intervento. Il Comitato ricorda che i tre passaggi a livello si trovano su strade agricole, a circa 60 metri dalla Statale 38, mentre il progetto lascerebbe intatta l’intersezione con la statale. Viene inoltre contestato il rischio di frammentare un sistema agricolo unitario di circa cento ettari, coltivato a prato, mais e cereali.
Documento
Nel documento vengono richiamate anche le posizioni di Coldiretti Sondrio, Italia Nostra e Legambiente, indicate come favorevoli alle ragioni della tutela della Piana. Coldiretti, in particolare, ha definito il consumo irreversibile di aree agricole integre e produttive una perdita non recuperabile sotto il profilo economico, ambientale e sociale. Il Comitato mette poi in relazione il caso di Bianzone con quello della Piana dell’Alute di Bormio, altra opera nata nel contesto olimpico e oggetto di confronto in Regione. Nel documento si ricorda che sulla tangenzialina dell’Alute esponenti del Pd hanno chiesto di fermarsi, valutare gli impatti e ascoltare il territorio. La domanda posta è se gli stessi principi di tutela del suolo agricolo, ascolto e valutazione valgano anche per la Piana del Ranèe. Da qui anche la richiesta politica rivolta ai rappresentanti del Partito Democratico presenti al convegno: presentare una propria richiesta di audizione in Regione sul progetto di Bianzone, dopo quelle già avanzate da Sinistra Italiana e Movimento 5 Stelle. Il Comitato ha chiesto inoltre che all’incontro fosse formalmente invitata anche l’amministrazione comunale di Bianzone, che non c’era, con un proprio rappresentante istituzionale. Il Partito Democratico si è impegnato a discutere la questione, aprendo così uno spazio di approfondimento su un intervento che, finora, era stato richiamato soprattutto nel quadro più generale delle opere olimpiche e dei ritardi attribuiti alla Regione. Nel programma dell’incontro erano previsti, dopo i saluti di Iannotti e l’introduzione di Valenti, gli interventi di Gianmario Fragomeli, consigliere regionale e vicesegretario regionale del PD; Simone Negri, consigliere regionale e capogruppo PD nella Commissione Infrastrutture e mobilità; Benedetto Abbiati, della Società Economica Valtellinese; Giocondo Cerri, responsabile Lavoro del PD provinciale; e Sonia Bombardieri, consigliera comunale di Tirano. Il confronto sulla legacy olimpica si è così intrecciato con una domanda molto concreta e locale: quale futuro lasciare alla Piana del Ranèe. Per il Comitato, parlare proprio a Bianzone di eredità dei Giochi senza affrontare il destino dell’area agricola sarebbe stata una scelta incompleta.