A quindici anni dalle prime battaglie per la tutela della Piana del Ranèe, il Comitato torna a interrogarsi sul futuro dell’area agricola di Bianzone. Lo fa ripartendo da “La rugia di ranèe”, scritto da Maurizio Pini nel 2011, quando la preoccupazione riguardava l’ipotesi di una cava di inerti nei prati della Piana. Allora, ricordano dal Comitato, cittadini e amministrazione comunale si trovarono dalla stessa parte nella difesa del Ranèe. Nel 2013 il consiglio comunale di Bianzone dichiarò la volontà di conservare il piano nelle sue condizioni di “straordinaria bellezza e integrità”. Quel percorso portò poi, nel 2016, allo stralcio dell’ambito estrattivo dal Piano Cave da parte del Consiglio provinciale. Oggi, sottolinea il Comitato, “il progetto è diverso: non si parla più di cava, ma della soppressione di tre passaggi a livello attraverso un sottopasso carrabile e nuova viabilità nella Piana”. A essere cambiato, secondo i promotori della protesta, sarebbe però soprattutto l’atteggiamento dell’amministrazione comunale, che ha espresso parere favorevole all’intervento. Da qui la domanda che attraversa il documento: che cosa è cambiato nel modo di guardare al Ranèe? È cambiato il suo valore agricolo? È cambiato il valore paesaggistico? O è cambiato il modo in cui l’amministrazione immagina il futuro della Piana?
Posizioni
Il Comitato richiama anche la posizione di Coldiretti Sondrio, che ha evidenziato il valore della capacità produttiva, della continuità delle imprese agricole e del paesaggio rurale, considerando il consumo irreversibile di aree agricole integre una perdita non recuperabile sotto il profilo economico, ambientale e sociale. Un passaggio centrale riguarda poi il convegno del 24 settembre a Bianzone, dedicato al tema “Olimpiadi 2026: quale legacy per il territorio?”. Il Comitato aveva chiesto che nel confronto entrasse anche il progetto del Ranèe e aveva cercato la presenza dell’amministrazione comunale. Presenti cittadini e rappresentanti politici provinciali e regionali, ma nessun rappresentante istituzionale del Comune. Per il Comitato, proprio il tema della legacy, cioè dell’eredità da lasciare al territorio, avrebbe potuto offrire l’occasione per un confronto pubblico sulle scelte destinate a incidere sul futuro della Piana. “Unità non significa uniformità – viene ribadito -. Il confronto non richiede di pensarla allo stesso modo. Richiede, prima di tutto, di esserci”. Il Ranèe, secondo il Comitato, non può essere liquidato come una questione locale o marginale. In quella vicenda si intrecciano consumo di suolo, agricoltura, paesaggio, mobilità, partecipazione dei cittadini e rapporto fra amministrazione e territorio. A distanza di quindici anni dalle parole di Pini, resta quindi aperto l’interrogativo di fondo: quale Ranèe si vuole lasciare alle generazioni future? Perché, concludono dal Comitato, prima ancora di decidere quale opera realizzare, sarebbe necessario chiarire quale idea di territorio si intende consegnare a chi verrà dopo. Il Comitato ha incassato in settimana anche l’appoggio di Rifondazione Comunista Sondrio.