L’ex sindaco Franco Spada critica le nuove scritte poste in ingresso in città a Madonna.
“Rappresentare una città come Tirano non è un semplice esercizio grafico: significa restituirne la storia, l’identità, il carattere. Tirano è una città rinascimentale, fortificata, con un patrimonio culturale e religioso di grande valore. Per questo, forse, una sua sintesi visiva dovrebbe evitare richiami che rischiano di risultare semplificazioni poco aderenti alla sua complessità.
La T a forma di palma è uno stereotipo per il turista svizzero come lo sono il legame a un chicco di neve e credo ad un vagone della ferrovia. Tirano ha molto di più da raccontare. Ma soprattutto la scelta della collocazione lascia perplessi. La rotonda, insieme al filare alberato, costruiva un asse visivo chiaro verso la Basilica della Madonna di Tirano, un elemento urbano e paesaggistico di grande forza. Inserire proprio lì un segno così presente significa inevitabilmente sovrapporsi a quella prospettiva, modificandone il senso.
Tirano con il suo nuovo logo turistico e stereotipato si “mangia” la Basilica. Se proprio una scritta andava messa, anche se spesso è meglio il silenzio, era Qui Bene Avrai che richiama l’assoluto valore spirituale e simbolico del luogo che si sta raggiungendo”.
Sicurezza
C’è poi un tema più concreto, ma non secondario: la sicurezza.
“Elementi metallici rigidi e sagomati, taglienti, posti al centro della carreggiata, possono rappresentare un rischio reale in caso di perdita di controllo del veicolo, soprattutto per chi viaggia su due ruote. Immaginiamo cosa può succedere ad un motociclista che scivola. I segni passati già visibili sulla struttura suggeriscono che non si tratti solo di un’ipotesi. Mi chiedo come mai Anas non abbia valutato questo aspetto evidente di pericolosità o come mai la soprintendenza per i beni architettonici non abbia posto delle osservazioni su questa installazione in area vincolata. Lo spazio pubblico è delicato: ogni intervento dovrebbe aggiungere valore, non competere con ciò che già esiste o creare dei rischi. Forse, prima di introdurre nuovi simboli, vale la pena chiedersi se il luogo ne abbia davvero bisogno”.