“That’s me”, è la mostra di Marco Grassi, visibile fino al 22 febbraio, al Mulino Salacrist. Nasce nell’ambito delle Olimpiadi Culturali. Una produzione Made in Bormio, commissionata apposta per i Giochi olimpici dall’assessore alla Cultura Paola Romerio Bonazzi a Grassi, architetto milanese, classe 1966 attivo tra l’Italia e Svizzera, molto quotato anche a New York per i suoi intensi ritratti femminili che fondono iperrealismo e surrealismo; all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha sviluppato uno stile inconfondibile caratterizzato da dettagli meticolosi, texture floreali e volti simili a porcellana, esplorando la psiche umana e la fragilità.
Opere
Una trentina di opere stupiscono per la luce e i colori, prevalentemente verde, rosa, nero, oro. Le piccole produzioni sono cartoline vecchie di Bormio che ritraggono piazze, chiese, scorci, anche di paesi limitrofi come le dighe di Cancano, i Bagni Nuovi, Oga. Quelli grandi, molto più grandi, rappresentano volti di personaggi sulle piste da sci che emanano spirito olimpico. La tecnica? Olio spatola foglia d’oro, che disegna il soggetto. Grassi. “Volevo fare una mostra a Bormio. Quello che traspare e intendo trasmettere, è l’amore per questa città in cui vivo la maggior parte delle settimane e in cui ho aperto uno studio. Le emozioni che i miei lavori rivelano sono molto personali, questa è la magia, che l’arte può performare, ovvero mettere tutti allo stesso livello, perché ognuno dice e dà qualcosa in un modo unico e non replicabile”. Grazie allo chef Giancarlo Morelli, amico dell’artista, risotto per tutti.