fase 2

Adesivi per pregare, la Comunione nelle mani e altre regole per tornare a Messa

La Diocesi di Como ha diffuso delle disposizioni pratiche per permettere ai fedeli di partecipare alla celebrazione della Messa.

Adesivi per pregare, la Comunione nelle mani e altre regole per tornare a Messa
14 Maggio 2020 ore 16:50

La firma del protocollo di sicurezza da parte della Cei e del Governo ha dato il via libera alle celebrazioni delle funzioni religione dal 18 maggio. Molte le condizioni, dal distanziamento alle mascherine, che servono ad evitare il diffondersi del contagio. Un lungo discorso del vescovo della Diocesi di Como Oscar Cantoni richiama i fedeli a rispettarle.

Nuove norme per le celebrazioni

In prossimità della Chiesa dovrà essere indicato il numero massimo di persone che potrà entrare per partecipare alla funzione, i posti da occupare saranno segnati da dei segnaposti e cambia anche la modalità per raccogliere le offerte.

Ecco le norme di accesso alla chiesa e di partecipazione alle celebrazioni diffuse dalla Diocesi di Como

– In ingresso ed in uscita dall’edificio le persone in movimento dovranno rispettare la distanza di sicurezza di 1,5 metri

– Divieto di accesso a chiunque abbia temperatura superiore a 37,5° e a chi è stato in contatto con persone positive a SRAS-CoV-2 si precisa che in tali casi vi è l’obbligo di rimanere al proprio domicilio e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria

– Obbligo dell’igiene delle mani e di indossare apposita mascherina accuratamente posizionata a coprire naso e bocca. Ci sarà la possibilità di utilizzare i prodotti posti all’interno della chiesa per igienizzare le mani

– All’interno dell’edificio rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro

– Sedersi, anche per la sola preghiera personale, in corrispondenza degli adesivi bianchi posti sulle sedute

– Divieto di assembramento all’esterno degli edifici e/o sul sagrato

– Durante la celebrazione i fedeli dovranno rimanere al proprio posto e la Comunione, per chi desiderasse riceverla, verrà distribuita direttamente nelle mani

– La raccolta delle offerte potrà essere svolta direttamente dai fedeli utilizzando le bussole predisposte

Le parole del vescovo di Como

L’emergenza sanitaria di questi mesi ci ha stimolati a individuare all’interno delle nostre parrocchie nuove modalità di incontro e di confronto e così si sono potute raggiungere le diverse componenti del popolo di Dio in famiglia, felicemente riscoperta come “Chiesa domestica”. Si può dire che “la fantasia della carità” abbia generato, con l’aiuto delle diverse tecnologie a distanza, come i vari collegamenti via streaming, nuovi sussidi adatti alle vari e età, favorendo in particolare i nostri ragazzi e le persone anziane o sole. Non sono mancate iniziative di preghiera e la trasmissione della Santa Messa con la partecipazione spirituale alla Santa Comunione.

Non possiamo nasconderci, tuttavia, che la maggiore privazione è stata l’impossibilità di celebrare l’Eucaristia nelle nostre Comunità parrocchiali. Abbiamo molto sofferto per non poterci ritrovare insieme a celebrare l’Eucarestia domenicale e così sentirci popolo di Dio. L’esperienza della celebrazione eucaristica a distanza ci ha esposto al rischio di fare del sacramento una sola espressione di fede  individuale, col pericolo di dimenticare che esso è l’incontro con Cristo di una comunità intera e mai un atto privato, riservato esclusivamente ai singoli.

Ora che ci sono note le disposizioni governative, che permettono una graduale e prudente ripresa delle celebrazioni feriali e festive nelle nostre chiese, dopo un confronto con le diocesi lombarde, siamo in grado di offrire alla nostra diocesi queste indicazioni per una celebrazione “protetta”, che affido alla sensibilità e al buon senso dei sacerdoti, ma anche dei laici.

Mi preme affermare con chiarezza che la testimonianza più grande, che come cristiani – e a maggior ragione come presbiteri – possiamo offrire in questo tempo, è la nostra unità e questa si manifesta anche nell’attenersi rigorosamente a queste scelte concrete qui presentate, che sembrano le più aderenti al contesto in cui viviamo. Si tratta di norme che tengono conto della attuale emergenza sanitaria, per cui le disposizioni vanno interpretate con responsabilità. Sarebbe un vero paradosso se, radunandoci per celebrare la pienezza della vita con l’Eucaristia, finissimo in effetti per comunicarci la morte, diffondendola pure nel contesto in cui abitiamo.

Le nostre comunità cristiane, almeno quelle che sono preparate, ritornano, a partire dal 18 maggio in giorno feriale e dal 24 maggio in giorno festivo, con rinnovata convinzione, per la celebrazione della Santa Messa domenicale, anche se, purtroppo, la partecipazione non può essere aperta a tutti, ma proporzionata alla capienza della chiesa.

Per poter giungere alla celebrazione occorre tuttavia che, oltre i ministri, altri fedeli laici siano generosamente coinvolti in un servizio volontario, così da predisporre adeguatamente l’ambiente della chiesa e soprattutto accogliere le persone che potranno prendere parte alla Santa Messa, secondo i criteri e le condizioni previsti.

Spiace molto che in questa fase non sarà ancora possibile a chiunque partecipare alle celebrazioni eucaristiche. Come viene detto nelle direttive sotto elencate sono dispensati dal precetto festivo i fedeli dai 70 anni compiuti, quanti non sono in salute o entrati in contatto con persone positive a Sars-CoV-2 nei giorni precedenti.

Raccomando ai fedeli che potranno partecipare alla celebrazione eucaristica, nel rispetto del distanziamento dovuto, di guardare l’altro non come una minaccia da cui difendersi, ma come un fratello da accogliere e con cui pregare il Padre comune. Si abbia cura di salvaguardare la celebrazione come tempo sacramentale di incontro con Dio, così che i fedeli non siano solo preoccupati di osservare le vigenti norme di tutela sanitaria, pur necessarie, ma di curare anzitutto le disposizioni interiori proprie del culto. Rimando alla costituzione “Sacrosantum Concilium” del Vaticano II, che invita i fedeli non ad assistere alla Santa Messa come muti ed estranei spettatori, ma a partecipare all’azione sacra «consapevolmente, piamente ed attivamente» (SC 48).

Rivolgo, infine, ai presbiteri, ai diaconi e agli animatori liturgici un caldo invito a riscoprire, anche in questo tempo, una vera e propria “arte del celebrare”, seppure con la necessaria sobrietà. Un grande ringraziamento a quanti hanno con sollecitudine collaborato nello stendere le direttive che ora presento alla intera diocesi.

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