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Avvocato sondriese dilapida patrimonio dell’assistita

Indagine da parte della Guardia di Finanza.

Avvocato sondriese dilapida patrimonio dell’assistita
Sondrio, 19 Maggio 2020 ore 12:47

A seguito di segnalazione operata dal Tribunale, su delega della Procura della Repubblica di Sondrio, la Tenenza della Guardia di Finanza Chiavenna, unitamente alla sezione di polizia giudiziaria, aliquota GdiF, ha esperito un’attività di indagine volta a verificare l’operato di un avvocato (già autosospesosi) nell’adempimento dell’incarico di amministratore di sostegno.

Reato di peculato

Il legale, con spregiudicata consapevolezza, applicava le regole proprie dell’amministrazione di sostegno eludendone tuttavia le finalità di tutela dell’assistito allo scopo di frodare la donna affidata alle sue cure, nonché il giudice tutelare presso il Tribunale di Sondrio. L’indagato, che ben conosceva “le regole del gioco” considerata la professione esercitata, asserviva le sue conoscenze giuridiche ai suoi scopi illeciti così perpetrando gravi reati in danno della vittima.
L’avvocato, nella sua veste di pubblico ufficiale, mediante la circonvenzione di colei che avrebbe dovuto tutelare si è impossessato di ingenti somme di denaro di proprietà di quest’ultima, nell’ordine minimo di € 94.906,00, rendendosi così responsabile del reato di peculato. Illecito, in tal caso, doppiamente offensivo: sia del buon andamento della pubblica amministrazione sia degli interessi patrimoniali della persona offesa che si è vista spogliare di tutto il suo patrimonio.

Falsificazione

Al fine di celare la grave condotta criminosa e trattenere a sé ciò di cui si era appropriato senza destare sospetto, il legale ha proceduto a falsificare minuziosamente tutte le rendicontazioni fatte al GT di Sondrio, rendendosi così responsabile dell’ulteriore reato di truffa processuale. – Spiega il Comandante Generale della Guardia di Finanza di Sondrio, Antonello Reni – Sicuro delle sue azioni, l’avvocato ha utilizzato fino all’esaurimento le possibilità economiche della propria assistita. Con implacabile continuità criminale ha emesso svariati assegni, traendoli dal conto intestato alla donna, tra i quali uno dell’importo di ben € 34.000,00, che veniva emesso sebbene il conto fosse incapiente. L’incasso del cospicuo assegno aveva prosciugato il conto corrente della tutelata, tanto da obbligare la Banca a chiederne la copertura e a segnalare il nominativo della titolare, inibendola dall’emettere ulteriori assegni. Il legale, per far fronte alla situazione e non destare sospetti, ha reintegrato lo scoperto di conto attraverso le somme di denaro ottenute in prestito da un suo conoscente, recentemente coinvolto nella articolata indagine in materia di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche da parte di diverse aziende agricole. Una volta reintegrate le sostanze del conto della propria assistita, la condotta illecita dell’avvocato è continuata attraverso l’emissione di svariati vaglia postali anziché assegni.

Indagini

Il legale, quando già sapeva di essere stato scoperto, con freddezza, non dimostrandosi minimamente scosso dall’indagine in essere, ha operato delle cessioni patrimoniali che ora sono al vaglio di questi inquirenti per la loro revoca, in quanto probabilmente effettuati per sottrarre il patrimonio all’esecuzione cautelare.
Il Giudice per le indagini preliminari, ritenendo congrue le motivazioni addotte dal Pubblico Ministero in ordine al peculato, ha emesso decreto di sequestro preventivo del profitto del reato, costituito dalle somme fraudolentemente sottratte dall’indagato. Il risultato conseguito dalle Fiamme Gialle e dalla Procura della Repubblica di Sondrio testimonia come la soglia di attenzione nei confronti di fenomeni della specie sia altissima, e si inquadra nel dispositivo di polizia economico-finanziaria che vede costantemente impegnata la Guardia di Finanza nel contrasto di ogni forma di illegalità, a tutela dei cittadini onesti e delle imprese che rispettano le regole che trovano nel Corpo un sicuro punto di riferimento.

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