Valdidentro

Baumgarten ricorda il figlio

Una raccolta epistolare.

Baumgarten ricorda il figlio
Alta Valle, 16 Ottobre 2020 ore 07:00

Lettera.

Baumgarten ricorda il figlio

Diverranno un raccolta epistolare, le lettere che Giacomo Baumgarten, presidente dello Sci Club Bormio, scrive ogni anno al figlio Matteo, studente atleta che amava filosofeggiare, morto tragicamente negli Stati Uniti. Questa, l’ultima, scritta per il giorno dell’anniversario.

“Caro Matteo, ogni volta che ti scrivo, sento il cuore battere forte, anche se sono ormai trascorsi 25 anni da quando ci siamo visti per l’ultima volta. Ho appena letto la notizia dell’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Louise Gluck, americana, nata da genitori ungheresi immigrati negli Usa. In tempi difficili e bui come i nostri, la Gluck riafferma il ruolo della poesia e del linguaggio e perciò possiamo dire che si tratta di un Nobel che fa sperare. Ma lei è vissuta e ancora vive, almeno in parte, in Vermont, ambiente naturale e socio-culturale che le offre molteplici spunti e riferimenti: temi quotidiani, grandi questioni esistenziali, che sono all’origine del poetare. Ambiente che anche tu, Matteo, hai conosciuto molto bene, nel quale ti sei calato con entusiasmo e determinazione, profondamente impegnato ad elaborare e costruire i tuoi ideali. Ti penso seduto alla finestra della tua camera a Middlebury, assorto nelle tue letture mentre pensi a Bormio, le tue montagne, i tuoi amici, la tua famiglia, che hai sempre amato. Prendo a caso la conclusione di “Harvest”, una fra le sue poesie più note. “E poi viene il gelo; del raccolto è inutile parlare. Comincia la neve, finisce la finzione della vita. La terra adesso è bianca; i campi splendono al sorgere della luna. Io siedo alla finestra accanto al letto, guardo la neve cadere. La terra è come uno specchio: calma su calma, distacco su distacco. Ciò che vive, vive sottoterra. Ciò che muore, muore senza lotta”. Versi semplici, essenziali, capaci, come diresti sicuramente anche tu, di fissare un’atmosfera di ricordi ed affetti che avvolgono l’animo umano e lo plasmano, fino a renderlo immortale. In questo, probabilmente, sta il maggior merito della poetessa: la forza del sentimento per rinnovare da dentro il linguaggio. Una poetessa capace di tradurre l’animo umano coi suoi recessi più nascosti. Insomma, come tu già sostenevi tempo fa, la poesia continua a vivere e a lottare con noi; resiste tenacemente ad un’epoca per sua natura prosaica, non disponibile ad accogliere la bellezza sobria e straordinaria del verso che si scompone nella sua musicalità, anche quando ha perso la sua struttura in rima. E in tempi così difficili, converrai anche tu, sapere che la poesia ha un suo posto nel mondo, fa stare straordinariamente bene. Ciao Matteo, ti voglio sempre tanto bene. Il tuo papà”.

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