La vittima

Ecco chi era Silvester, morto lavorando nella Monte Piazzo

Il ricordo e la riflessione di chi l'ha accolto

Ecco chi era Silvester, morto lavorando nella Monte Piazzo

E’ un migrante originario del Camerun Silvester, il 27enne morto nella notte tra martedì e mercoledì mentre stava lavorando nella galleria Monte Piazzo sulla Statale 36 a Colico.

Ecco chi era Silvester, morto lavorando nella Monte Piazzo

A raccontare la vittima è il Cas, il centro di accoglienza straordinaria, della, comunità Il Gabbiano dove era stato ospitato.

Questo il testo integrale diffuso nel pomeriggio di oggi, mercoledì 22 luglio 2026,  dal Cas:

“Si chiamava Silvester, aveva 27 anni ed era arrivato dal Camerun.
Aveva fatto quello che da anni sentiamo ripetere come condizione per essere accettati: lavorare, integrarsi, non dare fastidio. Lo faceva davvero. Ogni giorno. Nelle gallerie, in uno di quei lavori pesanti, invisibili e pericolosi che troppo spesso vengono lasciati a chi ha meno possibilità di scegliere.

Oggi i giornali parlano dell’incidente, ma quasi nessuno scrive che era un immigrato. Ed è impossibile non notare il paradosso: quando un migrante viene arrestato, la sua nazionalità finisce nel titolo. Quando muore lavorando, diventa irrilevante. Sparisce. Come se il suo essere immigrato fosse utile solo a costruire paura, mai a raccontare chi tiene in piedi questo Paese.

L’Italia vive anche grazie alle braccia degli stranieri. Li vuole indispensabili, ma raramente li riconosce come parte della comunità. Invisibili quando lavorano, visibili soltanto quando fanno notizia nel modo “sbagliato”.
Ma prima di tutto questo, Silvester era una persona con una storia, degli affetti, dei sogni. Ha attraversato il mondo per costruirsi una vita e l’ha persa mentre faceva un lavoro che molti rifiutano. Se crediamo che il lavoro dia dignità, quella dignità va riconosciuta a tutti.

Alla sua famiglia in Camerun va il nostro abbraccio più sincero.
Vogliamo che sappiano che qui qualcuno ricorda Silvester per la persona che è stata.

Che il suo nome non resti soltanto una riga di cronaca. Perché ogni volta che scegliamo quali dettagli cancellare, stiamo già facendo politica”.