Torna prepotentemente alla ribalta il tema dei rilasci nel Mera dalla diga A2A di Villa di Chiavenna. Nei giorni scorsi qualcosa non deve aver funzionato poiché, come dimostrano le immagini diffuse da UPS il limo nel fiume ha provocato una considerevole moria di pesci.
Le perplessità di UPS
“Le immagini raccolte in questi giorni lungo il fiume Mera – spiega Oscar Barilani, vicepresidente di UPS – documentano una significativa moria di pesci e un evidente deterioramento dell’ambiente fluviale. Le intense precipitazioni dei giorni scorsi hanno determinato un importante aumento delle portate e le conseguenti operazioni di gestione del bacino di Villa di Chiavenna. Il bacino di Villa, per la sua funzione di traversa fluviale, intercetta nel tempo una grande quantità di materiale solido e, in particolare, di sedimenti fini trasportati dalle acque provenienti dal bacino montano. Questo materiale tende progressivamente ad accumularsi. Il protocollo di gestione introdotto negli anni passati nasce proprio con l’obiettivo di regolamentare queste operazioni e, tra le altre cose, di evitare accumuli eccessivi di sedimenti nel bacino. Il problema che emerge dall’episodio di questi giorni è però evidente: quando tra un’apertura e la successiva trascorrono molti mesi, la quantità di materiale accumulato può diventare molto rilevante. Al momento dell’apertura delle paratie, questi sedimenti vengono rilasciati in modo concentrato e rapido, trasportati a valle e depositati sul fondo del fiume. L’effetto sul corso d’acqua può essere estremamente pesante: il materiale fine ricopre il substrato, riempie gli interstizi tra ghiaia e ciottoli e altera profondamente gli habitat utilizzati dalla fauna ittica e dagli organismi acquatici. Il Mera, negli ultimi anni, aveva dato segnali molto positivi. Grazie all’impegno costante delle associazioni, dei volontari e di tutti i soggetti che operano sul territorio, sono stati portati avanti interventi di tutela, ripopolamento e valorizzazione. In questo tratto di fiume sono state organizzate anche manifestazioni di pesca sportiva di livello nazionale e internazionale, a dimostrazione della qualità ambientale che era stata progressivamente recuperata. Ed è proprio questo il punto che oggi riteniamo necessario porre all’attenzione di tutti. Le esigenze di sicurezza e di corretta gestione delle opere idrauliche non sono in discussione. Allo stesso tempo, però, quanto accaduto impone una riflessione sull’impatto che determinate modalità operative possono avere sull’ecosistema fluviale. La domanda che poniamo è quindi semplice e, crediamo, costruttiva: l’attuale protocollo di gestione può essere ulteriormente migliorato? È possibile prevedere una gestione più frequente e graduale dei sedimenti, evitando che grandi quantità di materiale si accumulino per mesi per poi essere riversate a valle in occasione di eventi di piena? È possibile individuare, attraverso il confronto tra gestori, enti competenti, tecnici e realtà che conoscono e vivono quotidianamente il fiume, modalità capaci di coniugare ancora meglio sicurezza idraulica e tutela ambientale? Non si tratta di individuare colpe, ma di partire da quanto accaduto per capire se esistano margini concreti di miglioramento. Perché recuperare un fiume richiede anni di lavoro, risorse e impegno. Vedere questo patrimonio compromesso in poche ore deve diventare l’occasione per aprire un confronto serio, basato sui dati e sulla volontà comune di tutelare il Mera nel tempo”.
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