Il caso

Stop a scialpinismo, bob e ciaspole sulle piste. Il prefetto: “Garantisce la sicurezza”

Si aspettano ancora i chiarimenti da Ministero e Regione Lombardia.

Stop a scialpinismo, bob e ciaspole sulle piste. Il prefetto: “Garantisce la sicurezza”
Cronaca Alta Valle, 18 Febbraio 2021 ore 13:55

Lo stop allo sci alpinismo, alle ciaspolate e alle discese in bob sulle piste da sci chiuse serve a garantire la sicurezza. Lo spiega il prefetto di Sondrio, Salvatore Pasquariello, che nei giorni scorsi aveva diffuso una nota nella quale veniva richiamato il divieto di utilizzare le piste da sci alpino per la pratica di altre discipline. E ribadisce:

“Non ho assunto alcun provvedimento diretto, ma ho reso noto di aver chiesto chiarimenti al Ministero e alla Regione sull’interpretazione corretta anche alla luce di un regolamento regionale vigente che prevede la chiusura delle piste quando sono chiusi gli impianti”.

Scialpinismo vietato: ecco come è cominciato il “caso”

Il prefetto spiega la genesi di quello che è divenuto un vero e proprio caso, anche a livello nazionale.

“Tutto è nato dalla pubblicazione di articoli sulla stampa nazionale, con servizi anche sulla Rai, dedicati a quanto stava avvenendo a Livigno, dove numerosi sciatori salivano in vetta alla pista in auto, con il taxi o anche in autobus, per poi ridiscendere con gli sci nonostante la chiusura. Da lì sono scaturite alcune riunioni con il sindaco di Livigno e poi con quello di Aprica e i rappresentanti delle forze dell’ordine. Volevamo approfondire e capire, al di là del fatto specifico, quali fossero le reali problematiche anche da un punto di vista normativo”. 

Le regole

La situazione è complessa. L’ultimo Dpcm ha prorogato la chiusura degli impianti fino al 5 marzo 2021. Esiste poi un regolamento regionale che stabilisce la chiusura delle piste da sci 15 minuti dopo quella degli impianti di risalita. Un regolamento scritto diversi anni fa, quando la situazione era “ordinaria”. In questa stagione invernale, però, di ordinario c’è ben poco a causa dell’emergenza Covid-19 e delle restrizioni assunte per evitare assembramenti. Quali, appunto, la chiusura degli impianti di risalita. Da lì la necessità di capire se il Dpcm che prevede la chiusura di funivie e seggiovie valesse anche per le piste. E anche come “leggere” il regolamento regionale in un periodo come quello che stiamo vivendo.

Il prefetto aggiunge:

“Abbiamo quindi posto il quesito al Ministero e alla Regione, che hanno emanato rispettivamente il Dpcm e il regolamento. Io non ho preso alcun provvedimento, anche perché non mi compete. Esiste un regolamento regionale che si applica in tutta la Lombardia e ci sono organi che lo fanno applicare. Il mio è stato un avviso, una premura se vogliamo. Ho avvisato gli sciatori spiegando che rischiano sanzioni anche al di là dei possibili assembramenti che si possono creare come accaduto a Livigno. Ho anche chiesto ai sindaci dei Comuni in cui si trovano le piste da sci di farmi avere le loro osservazioni da girare appunto a Governo e Regione. Quello di Livigno e quello di Aprica lo hanno già fatto. Ora attendiamo che il Ministero e Regione chiariscano la situazione. Il caso nasce dal fatto che è occorre capire se con “impianti” nel Dpcm si intendano solo seggiovie e funivie o anche le piste, come invece si evince dal regolamento regionale”.

L’obiettivo è la sicurezza

Secondo Salvatore Pasquariello l’obiettivo è uno: garantire la sicurezza a tutti i frequentatori della montagna.

“Se osserviamo le piste, quando i comprensori sono aperti esiste una struttura che è preposta a vigilare e organizzare ogni tipo di pratica sportiva. Ci sono addetti agli impianti, alle piste, al soccorso… Quando gli impianti sono invece chiusi, questa predisposizione di elementi legati alla sicurezza dello sciatore non c’è. Se uno cade e si fa male chi lo soccorre? E’ come se si trovasse in zone diverse dalle piste, quelle che abitualmente frequentano gli scialpinisti nelle loro escursioni. Inoltre, senza la quotidiana manutenzione che viene svolta quando gli impianti sono aperti, le stesse piste possono essere pericolose come il fuoripista. Tanto che anche il gestore degli impianti, quando non sono in funzione, posiziona i cartelli per segnalare che la pista è chiusa”.

Un tema, questo, che riguarda molti appassionati. E non soltanto quelli che hanno trovato “scorciatoie” a Livigno e in altre località per aggirare il divieto alla pratica dello sci alpino. Ma anche tanti che si sono avvicinati allo scialpinismo proprio in questa stagione, caratterizzata dalla chiusura degli impianti.

Lo sci e il Covid-19

Il prefetto conclude:

“Sono dispiaciuto che non si possa beneficiare di quello che lo sport mette a disposizione. Ma dobbiamo ricordarci che siamo in una situazione particolare. Il presidente della Regione che ha disposto la Zona rossa in quatto comuni lombardi e abbiamo registrato una maggiore capacità del virus di contagiare per la diffusione delle varianti. Serve la massima cautela e occorre evitare ogni tipo di assembramento. Quindi la montagna si può frequentare, ma facendo attenzione”.

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