referendum 2020

Taglio dei parlamentari: le ragioni del NO secondo l’ANPI

La posizione dell'Associzione Partigiani.

Taglio dei parlamentari: le ragioni del NO secondo l’ANPI
18 Settembre 2020 ore 04:02

Il 20 e 21 settembre si vota per il referendum confermativo della riforma costituzionale che riduce il numero di parlamentari; contemporaneamente si vota in sette Regioni, in più di mille Comuni per la tornata elettorale delle amministrative, per le elezioni suppletive nei collegi Sardegna 03 e Veneto 09 del Senato. Con la riforma costituzionale il parlamento passerà dagli attuali 630 deputati a 400 e dagli attuali 315 senatori a 200. E’ un taglio di più del 36%. L’ANPI, l’associazione nazionale partigiani, comunica che la propria posizione è quella del NO. Ecco le principali ragioi descritte in un vademecum (SCARICALO QUI).

Poca informazione

La scelta di accorpare il referendum e il voto in una unica data per di più così ravvici nata, immediatamente dopo il periodo festivo, renderà impossibile fornire ai cittadini in campagna elettorale una adeguata informazione sul tema referendario, che è molto importante perché comporta una rilevante modifica della Costituzione. Inevi tabilmente tanti elettori, portati alle urne dalle contemporanee elezioni amministra tive e regionali, saranno costretti a votare in modo frettoloso e superficiale, non avendo su cienti elementi di conoscenza per giudicare se il taglio dei parlamentari proposto sia una scelta giusta, opportuna e ponderata, o meno.

Rappresentanza

Fra i Paesi dell’Unione Europea l’Italia, rispetto al numero di abitanti, ha un numero di deputati molto basso, poco più di Francia, Olanda, Spagna e Germania, e meno, spesso molto meno di tutti gli altri Paesi. In parole povere, con la riforma un deputato non rappresenterebbe più come prima in media 96.006 elettori, ma ben 151.210. Perciò per il deputato sarà molto più difficile rappresentare con cretamente un numero così elevato di cittadini. Questo è il limite più grande della riforma, perché colpisce la funzione più importante che dovrebbe avere il parlamento: la rappresentanza. Sarà poi più di cile, ed in alcuni casi impossibile, rappresentare adeguatamente le minoranze lingui stiche e i partiti più piccoli. Inoltre tagliando così i parlamentari potrà essere che in questa o quella regione siano eletti solo i candidati della maggioranza. Per questo la riforma è l’ennesimo colpo ad un parlamento già duramente sminuito. Nel corso degli ultimi decenni ci hanno raccontano che andava migliorata la governabilità e per questo hanno umiliato la rappresentanza. Che vuol dire rappresentanza? Vuol dire agire su un mandato consapevole di altri, in loro nome. In questo caso, su mandato degli elettori. Che vuol dire governabilità? Vuol dire garantire che il governo possa fare il suo lavoro a lungo e senza intoppi. Il realtà per una presunta governabilità, hanno trascurato la rappresentanza. Infatti tanta gente non si sente rappresentata e non va più a votare. Con l’attuale legge elettorale di fatto l’elettore non decide chi eleggere, ma lo decide il capo partito o il capo corrente. E non è vero che è migliorata la governabilità. Basti pensare alla crisi dell’ultimo governo ad agosto dell’anno scorso, quando il ministro dell’Interno ha deciso di far cadere il suo stesso governo. Che c’entra il parlamento?

Non c’è risparmio

I tecnici a ermano che la cifra esatta è circa la metà, per l’esattezza 285 milioni di euro per legisla tura, pari a 57 milioni all’anno. Si tratta dello 0,007 per cento della spesa pubblica. Una cifra insigni ficante. Peraltro la riduzione dei costi come conseguenza della riduzione del numero di parlamen tari è un fatto del tutto marginale, perché i costi di Camera e Senato sono determinati da moltissi me voci e variano enormemente a parità di numero dei parlamentari. Per esempio la Camera del
Regno Unito costa molto meno di quella italiana a parità di numero, mentre quella degli Stati Uniti costa di più, nonostante il numero di rappresentanti (parlamentari) sia di 435, cioè molto inferiore al numero attuale di deputati nel parlamento italiano.
Risparmiare è giustissimo, e il primo a dare l’esempio dev’essere lo Stato. Ma un conto è risparmia re, un altro conto è tagliare a casaccio, senza criterio, solo per mettersi il fiore all’occhiello e dire “Abbiamo tagliato la casta!”. Tutti i Paesi hanno dei costi per far funzionare le istituzioni. Ma i costi per far funzionare la democrazia sono degli investimenti perché siano garantiti diritti e libertà.

Non ci sarà maggiore efficenza

Dove sta scritto che avere meno parlamentari aumenti l’e cienza? Ma in primo luogo che vuol dire e cienza del Parlamento? Vuol dire maggiore capacità di realizzare i suoi compiti. I com piti stabiliti con chiarezza dalla Costituzione sono tre: rappresentare i cittadini (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione”), legiferare (“La funzione legislativa è esercitata collet tivamente dalle due Camere”), controllare l’operato del governo in base a un rapporto fiducia rio (“Il governo deve avere la fiducia delle due Camere”). Abbiamo già visto che la funzione di rappresentanza sarà fortemente svuotata. La funzione legislativa è del tutto indipendente dal numero di parlamentari. Il controllo sull’operato del governo sarà presumibilmente meno e – cace, perché un gruppo di parlamentari molto più ridotto sarà meno pluralista e più facilmente prono alle indicazioni del capogruppo. Per di più diminuendo drasticamente il loro numero, in Aula e nelle Commissioni vi saranno meno parlamentari con competenze specifiche. Bisognerà comunque riscrivere i regolamenti delle Commissioni e dei gruppi parlamentari. In sostanza a ermare che con meno parlamentari aumenterà l’e cienza è un’a ermazione non dimostrata in alcun modo, e perciò puramente propagandistica.

Legge elettorale

La riduzione del numero di parlamentari comporta necessariamente la modifica della legge eletto rale. Per salvaguardare in qualche modo la rappresentanza, ci vorrebbe una legge elettorale pro porzionale che tuteli i piccoli partiti. Non c’è ancora nulla. Non solo: bisognerà cambiare ancora la Costituzione per l’elezione del Presidente della Repubblica. Infatti la Costituzione a erma che “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze”. Ma se diminuisce di più di un terzo il numero dei parlamentari e si mantiene lo stesso numero di delegati regionali, si dà a questi ultimi un soverchiante potere di elezione a discapito di quello dei parlamentari. D’altra parte diminuendo il numero dei rappresen
tanti regionali, come necessario, c’è il rischio di non assicurare la rappresentanza delle minoranze. Un vero pasticcio che richiede una riformulazione dell’articolo della Costituzione per salvaguardare il potere del Parlamento senza punire le minoranze regionali.

La vera casta

La polemica contro i rappresentanti delle istituzioni come “la casta” è inquietante. Ci sono i ricchissimi, che spesso le tasse non le pagano, o che hanno la sede fiscale all’estero. Ci sono grandi patrimoni che sembrano intoccabili. La vera casta. Ma su di loro, un muro di silenzio. Diciamoci la verità: oggi, proprio quando i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri – basti pensare al dramma del virus – si difende un sistema che mantiene e aumenta le diseguaglianze, si difende una casta, quella vera. E si o ende e si umilia il parlamento, cioè il cuore della rappresentanza politica, invece di restituirgli la sua funzione costituzionale.

Serve un parlamento forte e autorevole

Questa riduzione del numero di parlamentari è scritta male, senza alcuna seria motivazione e senza alcuna considerazione sulle conseguenze istituzionali. Non sembra progettata per miglio rare il lavoro del Parlamento, ma per ridurne ancora le funzioni trasformandolo in uno strumento marginale della democrazia. Tanto minore è il potere del Parlamento, tanto maggiore è il potere del governo, cioè dell’esecutivo. Ma oggi all’Italia serve proprio il contrario: una democrazia forte è una democrazia che rappresenta fortemente i cittadini attraverso organismi autorevoli e rico nosciuti a cui i cittadini rivolgono la loro fiducia. E’ invece sulla sfiducia e sul qualunquismo che punta questa riforma: i continui attacchi al Parlamento – la “casta”, le “poltrone” – rivelano un’avversione verso la democrazia rappresentativa molto pericolosa perché può portare al suc cesso dell’idea dell’uomo forte, idea che ha già portato una volta il Paese nel baratro. Addio diritti! Addio democrazia! Non sprechiamo le conquiste di libertà e democrazia donateci dalla Resistenza!

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