intervista

Ance Lecco Sondrio, Fabi: «Il mercato tiene, ma manca la manodopera»

Dallo stato di salute delle imprese alle opportunità legate a Pnrr e Olimpiadi, dalla carenza di personale all’eccesso di burocrazia

Ance Lecco Sondrio, Fabi: «Il mercato tiene, ma manca la manodopera»

Il 2025 si è chiuso in un contesto economico complesso, segnato dal rallentamento della crescita nazionale e dalla fine della spinta straordinaria garantita dal Superbonus. Eppure, nel territorio di Lecco e Sondrio, il settore delle costruzioni ha dimostrato una tenuta significativa, confermandosi uno dei pilastri dell’economia locale. Luca Fabi, presidente di Ance Lecco Sondrio, traccia un bilancio dell’anno appena trascorso, analizza i dati sull’andamento degli investimenti e del mercato immobiliare, guarda alle prospettive per il 2026 e affronta i temi strategici per il comparto.

Presidente, come valuta il 2025? Che anno è stato per le aziende del settore edile e delle costruzioni che rappresentate?

A livello nazionale, l’economia italiana, dopo la sostenuta espansione del triennio 2021-23, è ritornata su un sentiero di crescita moderata. Attualmente gli investimenti costituiscono l’unico sostegno per l’economia italiana. E, in particolare, quelli in costruzioni si confermano uno dei principali pilastri della domanda interna, rappresentando ben il 12% del Pil. In questo contesto complessivo, il settore dell’edilizia, sempre a livello macro, vede ANCE stimare una lieve flessione del -1,1% in termini reali su base annua degli investimenti in costruzioni in Italia. Per avere dati certi occorre tuttavia attendere ancora qualche mese: come ci fa notare il nostro Ufficio studi, ci sono infatti una serie di indici (numero di occupati, ore lavorate, etc) che fanno presumere che la flessione possa ulteriormente ridursi.
A livello interprovinciale, quindi considerando i soli territori di Lecco e Sondrio, possiamo dire che il nostro settore ha tenuto, nonostante il venir meno della spinta del Superbonus in ambito residenziale. Sono giudizi che raccogliamo dall’attento ascolto dei nostri associati, innanzitutto, ma anche da una serie di dati oggettivi, a cominciare da quelli forniti dal sistema delle Casse Edili. In entrambi i casi i dati sono positivi, sia in termini di crescita del numero di imprese iscritte, che di numero dei lavoratori occupati. In provincia di Sondrio è cresciuto anche il numero di ore lavorate, mentre in quella di Lecco c’è stata una sostanziale tenuta.

Può fornirci alcuni dati sull’andamento dell’anno passato?

Se analizziamo la ricerca condotta dal nostro Ufficio Studi, emerge che, mentre in Italia gli investimenti in abitazioni registrano una contrazione del -15,6% in termini reali rispetto al 2024, con un calo del 5% sulla nuova edilizia abitativa e un vero e proprio crollo della riqualificazione abitativa (-18%), gli investimenti in costruzioni non residenziali pubbliche cresciuti del +21%, raggiungendo i 96,6 miliardi di Euro e confermando il ruolo decisivo del PNRR nel rilancio degli investimenti pubblici e nel rafforzamento del sistema infrastrutturale del Paese. Se poi guardiamo il mercato immobiliare residenziale, osserviamo come stia vivendo un momento di forte vivacità: le compravendite di abitazioni, nei primi nove mesi del 2025, sono cresciute in modo significativo del +9,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. mantenendosi stabile intorno a un solido +8%. E, stando ai dati di Nomisma, per l’intero 2025 sono stimate in 760mila le abitazioni compravendute, in crescita di circa il 6% sui livelli già elevati dell’anno precedente. Una ripresa che, avviatasi gradualmente dalla primavera del 2024, è stata favorita certamente dalla politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea, le cui decisioni hanno prodotto effetti positivi nel tempo, migliorando l’accesso al credito.
È una fotografia che rispecchia in grande misura anche le nostre due province. A fronte di un rallentamento significativo degli interventi di riqualificazione abitativa, registriamo una sostanziale tenuta delle nuove costruzioni e certamente un forte rilancio degli investimenti pubblici, nel nostro caso dovuti sia al PNRR che all’effetto Olimpiadi.

Riesce a tracciare delle prospettive per il 2026? Che aspettative avete?

Le aspettative sono buone. A livello nazionale è infatti atteso un aumento degli investimenti in costruzioni del +5,6% su base annua, risultato trainato in larga parte dal comparto delle opere pubbliche, che beneficia dell’accelerazione legata alla fase finale degli interventi del PNRR. In questo ambito, ANCE stima un’ulteriore crescita del +12% rispetto all’anno precedente. Accanto alla dinamica positiva delle opere pubbliche, per il 2026 è previsto anche un rimbalzo degli investimenti in riqualificazione abitativa (+3,5%), dopo la forte contrazione degli ultimi due anni. A sostenere questa ripresa contribuiscono sia la proroga delle aliquote degli incentivi fiscali prevista dalla legge di bilancio 2026 (50/36%), sia una maggiore attenzione ormai consolidata delle famiglie ai temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità, anche come strumento di contenimento delle spese legate all’abitazione. Maggiore incertezza riguarda invece gli investimenti in nuove abitazioni e quelli nel non residenziale nuovo, il cui sviluppo dipende dalla concessione dei permessi di costruire, in calo lo scorso anno. Si tratta di considerazioni che possono trovare conferma anche nei nostri territori.

Tema Olimpiadi: si può già fare un primo bilancio sull’impatto? Gli eventuali effetti continueranno anche nei prossimi mesi/anni?

Il bilancio, come a suo tempo avevamo previsto, è certamente positivo. Sono stati attivati e in molti casi conclusi nuovi cantieri, come nel caso del Quarto Ponte a Lecco, altri sono ormai in stato avanzato (pensiamo alla variante di Tirano), sono state riattivate o rifinanziate opere a lungo rimaste ferme (come la Lecco-Bergamo) e, più in generale, sono state realizzate infrastrutture di cui i nostri territori erano carenti e che finalmente potremo avere. Le Olimpiadi passano, le opere restano.

L’attualità fa notare che la casa, con la crisi abitativa, è al centro del dibattito politico ed istituzionale: qual è la posizione di Ance Lecco Sondrio?

Finalmente il tema dell’accesso alla casa è tornato al centro del dibattito politico ed istituzionale, in Europa come in Italia. E parlando di crisi abitativa dobbiamo riferirci sia alle abitazioni in proprietà che a quelle in affitto. Anche in questo caso dobbiamo dare uno sguardo ad alcuni dati. Parliamo innanzitutto del nostro Paese: il progressivo disimpegno dello Stato nell’ambito dell’edilizia popolare e di quella sociale, accanto alla dismissione del patrimonio abitativo degli enti previdenziali/assicurativi hanno creato una tensione abitativa che diventa sempre più forte, soprattutto nei grandi centri urbani. Inoltre, tale disagio non riguarda solo le famiglie più povere, ma anche i nuclei il cui reddito, pur eccedendo i limiti per l’accesso agli alloggi popolari, risulta insufficiente per soddisfare le richieste economiche del mercato libero. I risultati dell’indice di accessibilità per l’acquisto di un’abitazione sviluppato dall’ANCE restituiscono un quadro decisamente preoccupante, soprattutto nella grande città. Lo sforzo economico è infatti insostenibile non solo per le famiglie più povere (primo quintile di reddito), per le quali si riscontrano valori dell’indice che superano l’80% nel caso di Milano e sfiorano il 70% a Bologna, ma anche per le famiglie ricadenti nella fascia grigia, soprattutto nei capoluoghi metropolitani e poli attrattivi nel nord del Paese. I dati migliorano se si considerano le aree meno popolose e le province minori.
Anche se si guarda al mercato dell’affitto, potenziale alternativa per i soggetti che non possono permettersi l’acquisto di un’abitazione, emergono criticità significative. Per farvi fronte occorre ripensare complessivamente la normativa sugli affitti: se non vengono date maggiori certezze ai proprietari di immobili, il mercato delle locazioni residenziali non decollerà e quello degli affitti brevi resterà la soluzione più praticata.

Se questi sono i dati, quali sono i segnali che provengono da Bruxelles e da Roma?

Di fronte a questa situazione il 16 dicembre 2025 la Commissione Europea ha pubblicato lo “European Affordable Housing Plan”, un piano che definisce le linee guida economico-finanziarie per garantire una casa accessibile e conforme agli standard di sostenibilità ambientale. Sebbene siano stati individuati i pilastri su cui poggia questo piano – aumento dell’offerta abitativa, mobilitazione degli investimenti pubblici e privati, semplificazione delle norme, protezione dei gruppi più vulnerabili – i pacchetti normativi e gli strumenti finanziari per attuarlo necessitano ancora di una chiara definizione in capo alla stessa Commissione.
Va quindi sottolineato con soddisfazione come il Governo italiano abbia compreso l’importanza di intervenire in tale ambito. Lo dimostra la scelta di destinare parte delle risorse dell’ultima legge di bilancio al rafforzamento del Piano Casa Italia, incrementando il Fondo per il contrasto al disagio abitativo di 310 milioni nel triennio 2026-2028, che vanno a sommarsi ai 660 milioni già disponibili. Nella stessa direzione va la decisione di mettere a sistema anche le risorse riprogrammate nell’ambito della revisione di medio termine dei fondi strutturali europei 2021-2027. Sulla base dell’Accordo Stato-Regioni del 29 dicembre 2025, i programmi regionali destineranno, infatti, all’emergenza abitativa più di un miliardo di euro aggiuntivi ai quali si sommano ulteriori 460 milioni riprogrammati nell’ambito dei Programmi Nazionali. Alla casa, infine, sono state indirizzate parte delle risorse del Fondo Sociale per il Clima, destinando 3,2 miliardi di euro alla riqualificazione energetica degli edifici di proprietà pubblica (ERP). Complessivamente i fondi disponibili per sostenere l’avvio di un piano pluriennale nazionale ammontano a circa 7 miliardi nel periodo 2026-2032, più del triplo di quanto disponibile solo un anno fa. La manovra, inoltre, interviene sulla governance del Piano Casa Italia prevedendo un maggiore coordinamento istituzionale, sotto la guida della Presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta di un primo passo rilevante per superare la frammentazione delle competenze che da tempo caratterizza la gestione delle politiche e dei programmi per la casa.
Ci sono dunque tutte le premesse perché si possa avviare in tempi brevi un grande intervento pubblico di social housing.

Quali sono le principali difficoltà che emergono dagli associati? E quali esigenze mostrano?

Sostanzialmente sono due. La prima è la difficoltà a reperire manodopera formata da inserire nelle aziende. Ci sono pregiudizi sul lavoro in cantiere che vanno assolutamente rimossi: e sono pregiudizi che nascono dalla non conoscenza delle condizioni di cui godono attualmente i lavoratori edili: salari mediamente più alti che altrove, copertura sanitaria integrativa e, soprattutto, la possibilità di eseguire un lavoro creativo, che consente di realizzarsi professionalmente. È un impegno anche di comunicazione che richiede il coinvolgimento di tutto il sistema bilaterale. Da parte nostra come Associazione stiamo operando sia sulla prima formazione attraverso i corsi gestiti dalla Fondazione Clerici, sia sulla formazione superiore, attraverso lo strumento degli ITS che possono certamente risolvere almeno un pezzo del nostro bisogno.
Il secondo aspetto è quello dell’eccesso di burocrazia: da tempo se ne parla ma senza trovare una soluzione. Eppure abbiamo davanti a noi il caso virtuoso dei cantieri del PNRR, dove si è dimostrato che i tempi decisionali possono essere ridotti e resi più certi, con vantaggi in termini di efficienza per tutti. Dunque la sfida principale sarà quella di replicare, anche nella fase post-PNRR, il metodo, l’efficienza e la responsabilità che hanno caratterizzato l’attuazione del Piano, così da attenuare il rischio di una brusca contrazione degli investimenti in opere pubbliche.