Economia
Formaggi Dop

Bitto, al via la produzione 2022 con il carico degli alpeggi

Insieme Bitto e Casera valgono quasi 15 milioni di euro di fatturato.

Bitto, al via la produzione 2022 con il carico degli alpeggi
Economia Sondrio, 22 Giugno 2022 ore 07:48

Tutto pronto per il carico degli alpeggi e l’avvio della stagione produttiva del Bitto Dop. Saranno 52 gli alpeggi (pari a 11531 ettari di superficie) con circa tremila bovine da latte e oltre 300 capre, e 10 gli stagionatori coinvolti nella produzione 2022 di uno dei formaggi a latte crudo intero tra i più antichi d’Italia, prodotto da giugno a fine settembre in piccoli caseifici tra i 1.400 e i 2.300 metri di altitudine nella provincia di Sondrio e di Lecco e in alcuni comuni limitrofi della Val Brembana.

Bitto, un formaggio antico e sempre più apprezzato

Una produzione, quella del Bitto, che affonda le sue radici al tempo dei Celti e che si affianca a quella del Valtellina Casera Dop, formaggio semigrasso di latteria la cui produzione si concentra per il 60% nei nove mesi invernali in cui le mandrie restano a fondo valle.

Due formaggi unici storicamente complementari, tutelati sotto l’egida del Consorzio di Tutela Valtellina Casera e Bitto che rappresentano un volano fondamentale per l’economia della Valle: con un valore alla produzione di 14,5 milioni di euro (+11,1% sul 2020), e circa 25,4 milioni di euro al consumo nel 2021 danno lavoro a 650 addetti. I dati sono stati diffusi martedì 21 giugno 2022 a Milano nel corso dell’open day «Tempo al tempo» organizzato dal Consorzio in occasione del primo giorno dell’estate presso Cascina Cuccagna.

Un’occasione per scoprire quanto il tempo influisce sui due formaggi e la capacità di invecchiamento del Bitto (fino a 10 anni) e per fare il punto sulla produzione 2021. Ma anche sulla stagione turistica di un territorio a forte vocazione Dop e Igp e per ribadire il ruolo chiave dei casari nel mantenimento dei territori e del paesaggio, soprattutto durante i tre mesi la mandria è condotta attraverso un percorso a tappe, e vanno spostandosi da quote intermedie a quote più elevate per poi ritornare a fine estate a valle.

Deghi: "Bitto e Casera hanno un valore inestimabile"

«Bitto e Casera - spiega presidente del Consorzio, Marco Deghi - hanno un valore inestimabile sia per l’indotto che portano in Valle ma anche sociale e ambientale per il ruolo che svolgono i casari nella custodia degli alpeggi, in linea con le richieste della Pac e del Green Deal».

Deghi ha approfittato anche per fornire un bilancio dell’annata 2021 che ha visto una produzione di 17.990 quintali (15827 quintali per il Valtellina Casera e 2163 quintali per il Bitto) grazie a una filiera che conta 133 allevamenti, 13 caseifici (di cui 6 acquirenti primari/cooperative) e 16 stagionatori per il Valtellina Casera, che si sommano agli alpeggi produttori e agli stagionatori del Bitto. Sono state 211.029 le forme di Valtellina Casera (-7,04% sul 2020) e 17.307 (+3,4%) quelle di Bitto marchiate a fuoco dal Consorzio e quindi commercializzate come Dop.

Insieme Bitto e Casera valgono quasi 15 milioni di euro

«Il risultato sul Bitto - aggiunge Deghi - è frutto di uno specifico percorso in atto di valorizzazione del formaggio che stiamo portando avanti dal 2019, con l’introduzione di misure più rigide sul controllo qualità richieste in autoregolamentazione dai produttori. Ora il prodotto è tornato a crescere in quantità e valore, raggiungendo un fatturato di 2,37 milioni di euro con un incremento del 10,4%. Discorso diverso per il Valtellina Casera, la cui contrazione quantitativa (-7%) è stata frutto del surplus produttivo (+20,5%) del 2020, anno in cui l’assenza del turismo, la mancata vendita diretta e l’azzeramento dell’Horeca hanno portato il Valtellina Casera a dover “assorbire” la quota latte destinata ai formaggi freschi. Ciò ha comportato una riprogrammazione della produzione 2021 ma senza intaccare il fatturato che oggi si attesta a 12,1 milioni di euro (+11,2%). L’export è per il momento limitato a Svizzera e Germania, con qualche contatto promettente negli Stati Uniti, ma assorbe solo il 2% della produzione. Il nostro obiettivo continua ad essere l’espansione sul mercato nazionale nelle grandi città d’Italia, confidando anche nell’ottimo volano che daranno le Olimpiadi sul territorio, anche dal punto di vista del turismo».

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