Il nostro viaggio all’interno delle associazioni di categoria prosegue con Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio: con lui abbiamo parlato di quello che è stato e di quello che sarà, delle Olimpiadi, dei nuovi progetti in corso e dall’imminente fusione con Como.
Iniziamo con un bilancio sull’andamento economico 2025 e con le previsioni per il 2026. Quali prospettive si aprono con il nuovo anno?
«Innanzitutto una premessa tanto necessaria quanto evidente: l’elevata complessità dello scenario geopolitico incide sulla stabilità del quadro economico. Nonostante ciò, ci sono elementi significativi per affermare che il nostro territorio non solo dimostra capacità di tenuta, ma continua a salvaguardare la propria competitività. I risultati dell’ultimo osservatorio elaborato dal Centro Studi dell’Associazione a fine 2025 hanno restituito un contesto in cui gli indicatori sono di orientamento complessivamente stabile, anche se permangono alcune criticità sul fronte dei mercati esteri, con effetti significativi o moderati sui volumi di export. A ulteriore conferma di questo scenario anche la prevalente stabilità degli organici, affiancata da un fabbisogno costante di nuove professionalità, in particolare di profili tecnici e altamente specializzati, troppo spesso introvabili».
Parliamo dell’intesa Ue-Mercosur: come la giudica?
«Il mancato risultato di questi giorni dimostra ancora una volta l’inadeguatezza dell’Unione Europea, mal costruita e strutturalmente incapace di svolgere un compito peraltro complesso se non impossibile, ovvero di fare realmente ed efficacemente gli interessi degli stati membri. Entrando nel merito, osservo come il report del “Directorate General for External Policies” stimi come vantaggio per questo accordo un impatto dello 0,1% sul Gdp medio dei 27 Paesi Ue, con riferimento all’Italia, un analogo 0,1% sul Gdp, un aumento dello 0,2% nell’export, e dello 0,3% nell’import. Se questi numeri fossero corretti, se, da un lato, costruire questa grande area di scambio costituirebbe una indiscutibile positiva suggestione, dall’altro occorrerebbe verificarne gli impatti effettivi. Investire, non “invece” ma “anche”, nella strutturazione e in un miglior funzionamento del mercato interno europeo, produrrebbe risultati – quelli sì – molto solidi e numericamente di grande valore».
Le Olimpiadi sono imminenti: è vero che alcune opere non sono ancora state terminate, ma senza l’evento olimpico non sarebbero neppure iniziate. Che eredità lasciano al territorio?
«Un evento importante come le Olimpiadi, che in termini di immagine sarà un potente booster per i nostri territori, è anche un acceleratore per opere infrastrutturali fondamentali e di grande utilità, risultati che rimangono sul territorio. Guardiamo a quanto è stato fatto, ma anche a quanto è già in programma e si realizzerà: la Lombardia, ci è stato confermato in occasione dell’inaugurazione del “Quarto ponte” fra Pescate e Lecco, ha in essere decine di miliardi di euro di valore nella cantieristica. Un dato molto significativo poiché la Lombardia è la locomotiva del Paese e migliori infrastrutture contribuiscono a dare slancio a tutta l’economia italiana».
Come valuta il fatto che alcune aziende stanno passando la mano, spesso a gruppi stranieri? E come giudica la presenza di così tanti fondi e investitori che vogliono acquisire aziende lecchesi?
«Tutto può essere discutibile, ma non si può essere favorevoli a corrente alternata ai temi del liberalismo e dell’economia di mercato. Evidentemente nelle nostre province insistono realtà particolarmente performanti, competitive, con caratteristiche di eccellenza che le rendono “appetibili” agli investitori, anche stranieri. Detto questo, è a maggior ragione fondamentale creare un ecosistema favorevole al fare impresa, affinché, da un lato, queste realtà possano continuare a prosperare sul territorio e, dall’altro, si crei un terreno fertile per la nascita di nuove imprese».
Spostiamoci sui nuovi progetti di Confindustria Lecco Sondrio: che cosa bolle in pentola?
«Il 2026 sarà particolarmente ricco di iniziative: ci aspetta un anno tanto impegnativo quanto stimolante. Diversi progetti lanciati ed avviati con il mio mandato alla presidenza sono entrati nel vivo, aggiungendosi a quelli già in essere, ed altri sono in fase di lancio. Stiamo lavorando molto sui temi della coesione e del confronto, sul dialogo fra scuola e sistema produttivo, sulla cultura di impresa e il fare cultura, oltre che – moltissimo – sull’innovazione e sul tema delle start-up».
Menzione speciale per il progetto recentemente presentato al Viganò di Merate: quanto è importante per Confindustria e per il territorio?
«Le difficoltà delle imprese nel reperire giovani con competenze tecniche e industriali adeguate non sono più un segnale episodico, ma un fattore strutturale che incide direttamente sulla capacità di crescere, innovare e competere. Da sempre, l’Associazione è fortemente impegnata nel promuovere la cultura d’impresa e avvicinare i giovani al mondo produttivo, ma oggi è necessario spingersi oltre: è responsabilità anche delle imprese trasformare il cambiamento in una leva di sviluppo. Occorreva passare dalle parole, ormai troppe, ai fatti. Dall’ultima volta – mi si passi la semplificazione – che gli imprenditori hanno “fatto una scuola” sono passati settant’anni. Noi, ora, insieme alla capofila Provincia di Lecco e con tutti i partner che hanno scelto di credere in questo progetto, con grande orgoglio ed investendo un milione di euro come Sistema Confindustria, abbiamo fatto questo: si realizzerà una scuola moderna, con nuove aule e laboratori all’avanguardia, fortemente collegata al mondo delle imprese».
Infine la fusione con Confindustria Como: quali sono i prossimi step?
«Come già noto, sono previsti una timeline molto serrata e passaggi di verifica che ci porteranno, se tutto andrà come deve, ad approvare entro la fine del 2026 il progetto di aggregazione, dando poi luogo nella primavera del 2027 ad una nuova, unica, Associazione. Dopo tanti anni di collaborazione, abbiamo l’opportunità di creare un nuovo soggetto del sistema confindustriale, molto importante per dimensione, solido ed estremamente innovativo, che potrà produrre un volume ancor più importante di servizi, iniziative, progetti, e – soprattutto – un’Associazione ancora più moderna, dinamica e vicina alle esigenze delle imprese».