La cooperativa Melavì ha avviato nel mese di aprile 2025 una procedura di Concordato Semplificato per la liquidazione del patrimonio, sotto la vigilanza del Tribunale di Sondrio. Una decisione definita dalla stessa società come “drammaticamente obbligata”, arrivata dopo l’esito negativo del percorso di composizione negoziata della crisi, intrapreso nel marzo 2024 con l’obiettivo di risanare l’impresa in continuità.
Difficoltà
Come spiegato nel comunicato diffuso dalla cooperativa, il tentativo di rilancio si fondava sulla consapevolezza che “la soluzione più efficiente fosse quella di adeguare le dimensioni della propria struttura logistica ai sempre minori conferimenti provenienti dai soci e dal territorio”. Tuttavia, nonostante “gli sforzi e il dialogo costante intrattenuto in particolare con i creditori, i fornitori ed il mondo finanziario”, le difficoltà nel dismettere gli asset eccedenti e nel ripristinare la sostenibilità economica non hanno consentito di raggiungere i risultati sperati.
Da qui la scelta del concordato semplificato, che prevede la liquidazione dell’intero patrimonio sociale e la destinazione dei ricavi alla soddisfazione dei creditori, anche per evitare che azioni individuali potessero compromettere ulteriormente il patrimonio aziendale e “quanto la cooperativa ha rappresentato per il territorio anche in termini di strutture ed investimenti effettuati sul comparto melicolo valtellinese”.
Nonostante la cessazione dell’attività, Melavì sottolinea di non aver mai smesso di operare nell’interesse della procedura, promuovendo iniziative volte a preservare il valore dei beni e a contenere i costi. In particolare, già dal mese di luglio la società aveva individuato la possibilità di concedere in gestione la struttura di Tovo di Sant’Agata e parte dell’immobile di Ponte in Valtellina. Soluzioni che, nelle intenzioni della cooperativa, avrebbero permesso di generare canoni da destinare ai creditori, mantenendo al contempo sul territorio strutture strategiche e trasferendo a terzi gli oneri di manutenzione e gestione.
Tali proposte, però, “non hanno trovato accoglimento anche a seguito dei pareri sfavorevoli espressi dall’ausiliario nominato dal Tribunale”, con il risultato – evidenzia Melavì – di un aggravio di costi che ha inciso sulle già limitate risorse disponibili e sulla capacità di soddisfare il ceto creditorio, oltre a compromettere le possibilità di valorizzazione di impianti specifici come celle di conservazione e linee di calibratura e packaging.
Criticità analoghe sono emerse nella dismissione di beni minori, in particolare i bins di stoccaggio. Nell’estate 2025, alla vigilia della raccolta delle mele, la cooperativa aveva ricevuto numerose offerte di acquisto a valori superiori a quelli previsti dal Piano. La scelta di procedere con una gara pubblica, celebrata il 26 settembre 2025, ha però comportato un allungamento dei tempi che ha indotto molti potenziali acquirenti a rinunciare. Il risultato è stata la vendita di un numero di bins “più che dimezzato rispetto alle richieste”, con un ricavato nettamente inferiore alle aspettative.
Incomprensioni
Ulteriori incomprensioni si sono registrate nel dicembre scorso, quando un’offerta per gli immobili di Villa di Tirano e Bianzone – ritenuta dalla società coerente con i valori del Piano e superiore a quelli stimati dall’ausiliario – è stata respinta a seguito di un ulteriore parere negativo. Un’occasione mancata che, secondo Melavì, avrebbe potuto incrementare significativamente le risorse per i creditori e ridurre da subito i costi di mantenimento degli immobili.
Pur ribadendo la fiducia nell’operato degli organi della procedura, la cooperativa non nasconde la propria amarezza per quella che definisce una “totale preclusione al dialogo”, che in più occasioni avrebbe impedito di cogliere opportunità utili ad aumentare la liquidità, ridurre costi inevitabili e offrire un supporto concreto al comparto ortofrutticolo locale. Un comparto che, come evidenziato nel comunicato, ha già subito ricadute significative: “ben oltre 50.000 quintali di mele valtellinesi sono state trasportate altrove per essere lavorate”.
L’obiettivo dichiarato di Melavì “era e resta quello di garantire la massima tutela al ceto creditorio e contenere le ricadute sociali ed economiche sul tessuto locale che per anni l’ha supportata”. Convinta che queste due esigenze non siano in contrasto, la cooperativa auspica che gli organi della procedura possano “assumere consapevolezza delle reali possibilità di valorizzazione dell’eredità di Melavì” e pronunciarsi nell’interesse non solo dei creditori, ma dell’intero comparto ortofrutticolo valtellinese.