L'attacco

Sci fermo fino al 15 febbraio, giovedì si discutono i ristori

Sertori strigla il Governo: "La montagna sta morendo"

Sci fermo fino al 15 febbraio, giovedì si discutono i ristori
Economia Alta Valle, 18 Gennaio 2021 ore 13:07

La chiusura degli impianti di risalita fino al 15 febbraio 2021, anche in Lombardia, continua a suscitare polemiche e reazioni da parte di esponenti delle istituzioni degli operatori del settore, preoccupati per le pesanti conseguenze sul piano economico. E giovedì si affronterà in Conferenza delle Regioni il tema dei ristori. Lo ha annunciato oggi l’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori.

Sci fermo, si tratta sui ristori come accade all’estero

“Basta prendere in giro la montagna. La decisione del Governo di prorogare la chiusura gli impianti di risalita – dice Sertori – avrà serie ripercussioni per l’intero comparto che incassa un altro duro colpo. Le regioni alpine hanno pronta una proposta di ristori che, grazie al nostro pressing, sarà oggetto di discussione nella Conferenza delle Regioni del prossimo giovedì 21 gennaio. Possibile  che in Austria, Francia, Svizzera e Germania queste attività siano indennizzate e quindi si fa in modo di scongiurare il loro fallimento, mentre in Italia rimane solo un enorme, incredibile e indicibile punto di domanda?”.

Sci fermo, la rabbia di Sertori e degli operatori

“Al Governo – continua l’assessore regionale – hanno capito che dietro questo comparto ci sono intere famiglie, le stesse che con la loro presenza concorrono a mantenere e preservare la montagna? A poco servono le timide politiche per la montagna messe in campo dal governo per scongiurare lo spopolamento se poi assistono inermi al fallimento delle attività. Un’assurda contraddizione tra le parole roboanti e i fatti. La situazione  è sempre più preoccupante: tutti sospesi senza poter programmare l’avvio delle attività, la riapertura di hotel, rifugi, ristoranti e la ripartenza di noleggiatori di attrezzature per gli sport alpini, dei maestri da sci. Ci sono migliaia di persone in attesa di poter tornare a lavorare. Ed è per questo che non passa giorno che le Regioni alpine e le province autonome non chiedano al Governo garanzie, oltreché tempestività, nell’erogazione di ristori per gli impianti di risalita e per tutte le attività correlate al turismo montano, costrette a chiudere”.

“Stagione turistica invernale azzerata”

La stagione turistica invernale – secondo Sertori – è pressoché azzerata e si corre il serio rischio di gettare l’industria della neve in una crisi senza precedenti quantificata in oltre 10 miliardi di euro di perdite di fatturato. “Ancora una volta la montagna è costretta a pagare un prezzo troppo alto a causa della poca conoscenza e sensibilità di un governo, che è sempre più distante dai problemi della gente – tuona l’assessore regionale – Il Governo ascolti una volta per tutte il grido di dolore della montagna, che ha bisogno di adeguati ristori per sopravvivere. In ballo non c’è la gestione di un parco divertimento ma il futuro di centinaia di piccole e medie imprese e di oltre 75.000 di posti di lavoro. Non c’è più tempo da perdere”.

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