L'emergenza

Sì agli spostamenti per andare dal parrucchiere, soddisfatto Confartigianato

Accolta una richiesta presentata dall'associazione di categoria.

Sì agli spostamenti per andare dal parrucchiere, soddisfatto Confartigianato
Sondrio, 11 Novembre 2020 ore 11:11

Soddisfazione di Confartigianato per la notizia che rende possibile gli spostamenti per andare dal parrucchiere. Una richiesta che la categoria Benessere presieduta da Johnny Oregioni aveva avanzato nei giorni scorsi.

Sì all’uscita dal Comune per andare dal parrucchiere

“Nella tarda serata di ieri, martedì 10 novembre 2020, al termine della riunione del “Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza”, è stato diffuso l’atteso comunicato della Prefettura di Sondrio che ha chiarito diversi aspetti delle direttive ricomprese nel DPCM del 3 novembre 2020 per le zone rosse – si legge in una nota diffusa da Confartigianato – Con orgoglio e soddisfazione – grazie anche al lavoro incessante di Confartigianato Imprese Sondrio ed in particolare del Presidente della Categoria, Johnny Oregioni – è stata condivisa la richiesta di consentire lo spostamento da un comune ad un altro per potersi recare dal proprio acconciatore di fiducia. Fondamentale resta sempre il possesso dell’autocertificazione che deve giustificare ogni movimento sul territorio”.

“Nei saloni di bellezza non ci si infetta”

“Confartigianato Sondrio nella giornata di lunedì aveva messo nero su bianco in una lettera al Prefetto, tale richiesta ritenendo che tale chiarimento rispondesse al “buon senso” e alla “ragionevolezza” che deve sempre accompagnare l’applicazione delle norme – prosegue la nota – Una interpretazione che aveva un senso ancor più forte in un territorio come il nostro composto da molti Comuni e spesso molto vicini fra di loro. Gli sforzi dell’associazione nel costante confronto con i rappresentanti del Governo in Valtellina e Valchiavenna, si sono concentrati nel far valere alcuni principi riguardanti nello specifico i saloni di acconciatura ma che possono essere estesi ad altre realtà e cioè che i luoghi di lavoro non possono e non devono essere visti come insicuri o quelli in cui è più facile essere contagiati. Non è nei Saloni o nelle Botteghe che si prende il virus. Il virus circola dove c’è assembramento e dove non si rispettano le regole di igiene e di sicurezza. I luoghi di lavoro sono sicuri. Far passare un concetto diverso e cioè ad esempio che i Saloni delle imprese che operano nei Servizi alla Persona siano da chiudere perché sono dei potenziali focolai, è scorretto e sbagliato. Non solo ma si rischia di non indirizzare gli sforzi verso i comportamenti veramente rischiosi che vanno al contrario sanzionati. Nei saloni si accede uno alla volta e solo su appuntamento. Gli operatori sono scrupolosi e gli ambienti sono sanificati; i clienti che permangono all’interno degli esercizi lo fanno per poco tempo, sono distanziati e in totale sicurezza. L’aver compreso le ragioni della nostra richiesta da parte della Prefettura dimostra inoltre – ancora una volta – che i prodotti e i servizi forniti dagli artigiani non possono e non devono essere considerati prodotti standard”.

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