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Presidio a Sondrio contro il DDL Bongiorno: “Fermiamo la riforma, difendiamo il consenso”

Per le promotrici, il consenso deve essere una scelta libera, attiva e consapevole, non dedotta dall’assenza di resistenza.

Presidio a Sondrio contro il DDL Bongiorno: “Fermiamo la riforma, difendiamo il consenso”

Si è svolto questa mattina alle ore 11 in Piazzale Bertacchi il presidio promosso a livello nazionale dall’associazione D.I.Re – Donne in Rete contro la violenza, nell’ambito della mobilitazione contro la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del Codice penale, nota come DDL Bongiorno.

Anche la città di Sondrio ha risposto all’appello con una partecipazione composta ma determinata: attiviste, associazioni, sindacati e cittadine e cittadini si sono riuniti per ribadire un messaggio chiaro, sintetizzato nello slogan della campagna nazionale: “Fermiamo il DDL Bongiorno. Insieme.”

“Il consenso è scelta, è libertà”

Nel corso del presidio è stato letto il comunicato ufficiale diffuso dalla rete nazionale, che ricorda un passaggio storico fondamentale:

“Sono serviti 50 anni per essere considerate persone. Ne sono bastati 30 per tornare al punto di partenza”.

Dal 1946 al 1996, infatti, la violenza sessuale era qualificata come reato contro la pubblica morale. Solo con la legge 66 del 15 febbraio 1996 è stata riconosciuta come crimine contro la persona, frutto di decenni di battaglie del movimento delle donne. Una riforma che ha posto al centro la tutela dell’autodeterminazione e ha introdotto maggiore attenzione alla vittimizzazione secondaria, limitando domande sulla vita privata e la sessualità della persona offesa se non strettamente necessarie.

Secondo le promotrici della mobilitazione, la nuova proposta di modifica rischia di scardinare questo impianto. La critica principale riguarda l’introduzione di formulazioni che, a loro avviso, potrebbero indebolire il principio del consenso esplicito e consapevole.

“Contro la volontà e con il consenso non sono la stessa cosa” – è stato ribadito durante gli interventi – sottolineando il timore che si possa scivolare verso un modello implicito del “chi tace acconsente”.

I nodi contestati

Le associazioni evidenziano in particolare tre criticità:

  • Il rischio che la “considerazione della situazione e del contesto” possa trasformarsi in un terreno per giustificazioni come il “non avevo capito”.

  • La possibilità che anche un “no” esplicito diventi oggetto di interpretazione.

  • La mancata esplicita considerazione delle condizioni di vulnerabilità: paura, asimmetria di potere, dipendenza, soggezione, differenza di esperienza o incapacità di reagire.

Per le promotrici, il consenso deve essere una scelta libera, attiva e consapevole, non dedotta dall’assenza di resistenza.

Una mobilitazione ampia e trasversale

La giornata di mobilitazione è stata sostenuta, a livello nazionale, da numerose realtà del mondo associativo e sindacale, tra cui l’Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, la Casa Internazionale delle Donne, Fondazione Pangea, Fondazione Una Nessuna Centomila, la Rete REAMA UDI – Unione Donne in Italia, insieme a organizzazioni come ActionAid, Amnesty International Italia, CGIL, UIL, UISP e WeWorld.

Il presidio di Sondrio si è concluso con un appello a mantenere alta l’attenzione e a continuare il confronto pubblico e parlamentare sul tema, ribadendo che la libertà di autodeterminazione sessuale rappresenta un principio non negoziabile.