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Sci fermo fino al 5 marzo, il PD valtellinese: "È necessaria una risposta immediata dal Governo"

Continua a far discutere la scelta dell'ultimo minuto presa dal Ministero della Salute all'indomani della data decia per la riapertura degli impianti.

Sci fermo fino al 5 marzo, il PD valtellinese: "È necessaria una risposta immediata dal Governo"
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«Grande preoccupazione per la tenuta del settore socio economico locale». La segreteria provinciale del Partito democratico interviene all’indomani della decisione assunta dal Governo Draghi di non procedere, così come era stato deciso, alla riapertura degli impianti sciistici per ragioni sanitarie.

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Scelta dell’ultimo minuto

«La scelta dell’ultimo minuto, a pochissime ore dalla prevista riapertura decisa una settimana fa, di rinviare nuovamente la stagione sciistica - dichiara il segretario provinciale Pd Michele Iannotti - presa dall’esecutivo nel suo complesso rende quanto mai urgente procedere da subito con ristori e risarcimenti adeguati alle imprese e a tutti i lavoratori che in montagna tengono in piedi un’economia fondamentale per territori come il nostro.

È necessaria una risposta immediata, forte, coesa e unitaria, così come è stata la scelta dello stop, da parte del Governo che ha raccolto intorno a sé tutte le forze politiche con la sola esclusione di Fratelli d’Italia per il bene del Paese».

«E’ chiaro - prosegue il segretario dem - che dentro questa emergenza sanitaria, che diventa sempre più ostica alla luce della diffusione delle nuovi varianti del virus, la priorità è rappresentata dalla tutela della salute dei cittadini, ma a distanza di più di un anno dall’inizio della pandemia, pur riconoscendo le difficoltà legate alla crisi di Governo che ha evidentemente rallentato l’attività, è più che mai necessario mettere in piedi un sistema di programmazione serio e credibile che eviti decisioni prese da un’ora all’altra».

Scelte intempestive che «danneggiano un settore che si era preparato da giorni, con impegno ed attenzione, con il coordinamento delle Regioni, per farsi trovare pronto alla riapertura che doveva avvenire oggi in tutta sicurezza, e mettendo ulteriormente in crisi un’economia già fortemente provata».

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